“Wunderkammer soap # Didone” di Ricci/Forte. Visto a Roma, Opificio Telecom Italia, il 2 novembre 2011 nell’ambito di Romaeuropa Festival
Stefano Ricci e Gianni Forte non sono più due rivelazioni.
Il progetto “Wunderkammer soap”, di cui già avevamo parlato in passato e ora messo in scena per intero a Romaeuropa Festival, è sicuramente uno tra i loro punti di forza.
Didone diventa in quest’occasione un travestito che, dalla sua vasca da bagno, ricorda la storia d’amore con un cliente che lo vorrebbe come Nicole Kidman.
Rispettando fedelmente il significato di “Wunderkammer”, nella “stanza delle meraviglie” di Didone c’è tutto un trovarobato pop: la scatoletta di latta che contiene le foto di quand’era bambino, ancora felice, insieme a saponi e musicassette che si confondono a pezzi di vita e ritagli di giornale.
La stanza di Didone contiene tutti i suoi sogni, è colorata, ai limiti del kitsch, ma è un accumulo di cose da consumare e possedere solo per riempire un vuoto. E mentre lei, nella vasca da bagno, s’insapona, riemergono dal tepore dell’acqua impreziosita di oli i beat ossessivi della musica e dei pensieri, facendosi via via più violenti, lancinanti, strazianti. Fino a mettere a disagio.
Il pubblico, ancora una volta, non rientra nemmeno più nel rango di spettatore ma diventa voyeur, che ama entrare nelle vite spezzate altrui, nel quotidiano feroce di un’individualità sospesa e violentata ripetutamente nei sentimenti.
Il teatro glam-pop di Ricci/Forte vuole essere un lampo, è una scheggia veloce che arriva dritto sul volto dello spettatore, dirompente, liquido e, al tempo stesso, magmatico. Questi corto-circuiti rappresentano, nel migliore dei modi, un esperimento di scrittura personalissimo, inaugurato ormai da anni dal duo, che prende l’essenza della tragicità dei classici shakespeariani e la degenerazione della società contemporanea per offrire una performance malata, terroristica, che arriva a far perdere i sensi. E non solo in senso metaforico, visto che una ragazza è addirittura svenuta.
Ci troviamo di fronte a un teatro post-moderno, interdisciplinare, perforante, eccessivo, che non lascia spazio a raffinatezze o troppe elucubrazioni, ma spara a mille, senza mirare. Non aderisce a nessun modello, e questo può far paura, producendo visioni residue. Didone, ad esempio, è un essere plasmato a uso e consumo – si scusi il gioco di parole – del consumismo e del mercato.
Così come i suoi punti di riferimento e la solitudine (leit motiv delle descrizioni del presente di Ricci/Forte). E quel momento in cui indossa una pelliccia sdrucita, guardandosi allo specchio, è l’unico attimo autentico di una vita consegnata allo sbando.
Quegli oggetti, sparsi disordinatamente per la stanza, non appartengono certo solo a Didone, rivelandosi piccoli totem che finiscono per inghiottire sistematicamente anche il nostro quotidiano.
WUNDERKAMMER SOAP #1 DIDONE
di ricci/forte
con: Giuseppe Sartori
regia: Stefano Ricci
durata : 23’
Visto a Roma, Opificio Telecom Italia, il 2 novembre 2011
