Dalla giovane danza d’autore libanese al ricordo di Giuliano Scabia, i linguaggi scelti da Margine Operativo per il festival che prosegue a Roma fino al 28 settembre
Conferma la sua vocazione internazionale e multidisciplinare fin dalla prima giornata Attraversamenti Multipli, che il 18 settembre ha aperto la XXV edizione al Parco di Torre del Fiscale di Roma, come sempre guidato da Margine Operativo. Un dialogo costante tra danza, musica e il paesaggio unico contrassegnato dai resti dell’Acquedotto Felice, che domina il parco e fa da sfondo alle tre performance della serata inaugurale.
I primi due appuntamenti guardano oltre le sponde del Mediterraneo, portando sul palco la giovane danza d’autore libanese con due assoli brevi. Si inizia con “Ancestral Echoes” di Samer Zaher, che partecipa al festival nell’ambito della collaborazione con la rete Solidarity in Motion, programma di sostegno ad artistǝ provenienti da Paesi coinvolti in emergenze sociali e in stato di guerra, per costruire reti di solidarietà e scambio culturale. La performance fonde voguing e gestualità selvaggia, interrotta da momenti di silenzio meditativo, in una ricerca delle radici che diventa domanda aperta allo spettatore: quali sono le nostre radici? I corpi sembrano esplorare una memoria collettiva, sospesa tra Beirut e Roma, fra tradizione e contemporaneità.
A seguire “Fragmentation” di Christopher Al Haber, anch’egli parte della collaborazione con la rete Solidarity in Motion. La performance prende vita attorno a una domanda intensa: cosa c’è di sbagliato in me? Attraverso il movimento, il corpo esplora la disconnessione e la riconnessione con sé stesso e con lo spazio circostante. La danza rimanda, nella precisione del gesto e nell’immobilità alternata al dinamismo, all’estetica della danza butoh, giocando con le tensioni muscolari e gli spostamenti repentini, mostrando come il corpo possa rompersi e ricomporsi. Al Haber sperimenta il movimento tra controllo e instabilità, alternando azioni semplici e ripetute a gesti improvvisi e imprevedibili. La sua danza diventa così un continuum tra immobilità e dinamismo animale.
Due proposte radicali, coraggiose, esotiche, che ci allontanano dall’immaginario occidentale della danza contemporanea e creano quel brivido, quello spaesamento, che eventi come Attraversamenti Multipli continuano a instillare nello spettatore.
La serata si chiude con un altro manifesto del festival, che è la contaminazione dei linguaggi. “Sconfinamenti” è l’incontro tra il compositore e violinista Rodrigo D’Erasmo (Afterhours) e il danzatore Nicola Galli. In questo pezzo, la pulizia del gesto e il virtuosismo musicale dialogano perfettamente con la location, incorniciata al tramonto dall’illuminazione dell’acquedotto che valorizza ogni movimento. Violino e corpo si rincorrono e si interrompono, generando un gioco istantaneo tra linguaggi artistici. Fra momenti di sincronia e scorci di libertà, si sviluppa un percorso in cui suono e movimento si intrecciano, invitando a superare i confini dei propri linguaggi e a creare uno spazio condiviso, permeabile all’ascolto e alla reciprocità. L’incontro tra i due artisti, nella sua perfetta combinazione di spontaneità e rigore, mette in luce una qualità tecnica straordinaria e un’intensità artistica che rendono questo dialogo un’esperienza memorabile per il pubblico.
E prima di quest’ultima performance, Alessandra Ferraro (codirettrice artistica insieme a Pako Graziani), salutando gli spettatori nomina i recenti tagli ministeriali, diretti soprattutto a realtà che operano nell’ambito della danza e della programmazione multidisciplinare, sottolineando inoltre l’adesione di Margine Operativo allo sciopero generale per Gaza e la Palestina di qualche giorno fa.
“Il teatro è contenitore di fantasia e relazione. Il teatro è assemblea. E’ lavorare con i ragazzi. Il teatro è tutte queste cose, secondo Giuliano Scabia”. Termina così, a distanza di due giorni, l’intervento di Massimo Marino durante la presentazione del libro di Giuliano Scabia “Teatro. Nello spazio degli scontri. 1964-1971” di cui è curatore (acquistalo scontato su IBS), aprendo molteplici chiavi di interpretazione.
Siamo alla terza giornata di Attraversamenti Multipli e assistiamo ad una presentazione editoriale sui generis, in cui il racconto dettagliato della vita e della poetica del drammaturgo, sviluppata da Marino affiancato dalla docente Valentina Valentini, si alterna a momenti recitativi, con l’evocativo reading tratto dai testi dell’autore padovano, padre del noto Marco Cavallo, simbolo dell’impegno sociale.
La lettura performativa di estratti da “Beautiful Creatures” a cura di Lacasadargilla, omaggio a Scabia, prodotto dal Teatro Metastasio, è formata da variazioni, citazioni e frammenti ricomposti tratti da “Fantastica visione”, “All’improvviso”, “Zip”, “Teatro con bosco e animali”. Tania Garribba e Fortunato Leccese danno voce e immagine alle parole visionarie e profondamente attuali di Scabia, creando, grazie all’adattamento di Roberto Scarpetti e la regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, un universo di similitudini, volti, immagini e riflessioni difficili da abbandonare quando il reading s’interrompe per tornare alla presentazione del libro.
Valentina Valentini presenta la nuova collana curata da Marsilio Editore dedicata alla drammaturgia contemporanea (oltre a Scabia, Marco Martinelli, Roberto Latini, per citarne alcuni). “L’intenzione è quella di mettere in moto una scrittura per il teatro che tratti quegli autori i cui testi sono nati sulla scena”. Una drammaturgia “vivente”, generata con gli attori stessi: “Ne emerge una drammaturgia italiana di considerevole valore e abbondante di testi, ma il problema è che non ha uno spazio frequente nella messinscena. La pubblicazione di questi testi, quindi, vuole dare nuova linfa alla drammaturgia italiana”. L’obiettivo è divulgare il più possibile questi testi, affinché compagnie e registi possano utilizzarli.
Segue una lunga descrizione delle tappe artistiche ed ideologiche di Scabia, fino ad imbatterci nuovamente nelle sue parole vive: “Si è più felici con la memoria o senza?” chiede Lei, “Se va via la memoria si diventa un mare di ghiaccio”, risponde Lui.
I due attori portano in vita parole apparentemente astratte, visionarie, rendendole intellegibili ed estremamente familiari. I testi, selezionati, montati e spezzati, creano in pochi istanti un mondo di guerre, paure, solitudini e diversità. Una bomba cade a terra, poi un’altra più grande. Poi una ancora più grande. Ma l’umanità sfugge e “ballando inciampa nel corpo di un uomo”.
Proprio l’immagine della danza e dell’abbraccio ci riconduce alle performance che precedono il reading.
La danza riesce spesso a parlare con immediatezza al pubblico, laddove la parola a volte stenta e fatica, cercando associazioni visive, sonore o metafore. La danza riesce invece nell’immediatezza emotiva e visiva.
Il danzatore Michele Scappa presenta “There is the planet”, performance site-specific in cui il corpo entra in completa armonia con lo spazio circostante. Il ritmo sembra essere il respiro stesso del parco di Torre del Fiscale, con le grida di giubilo dei bambini in lontananza, i cani che abbaiano, il respiro del pubblico in ascolto. Un’unione totale non solo con il contesto naturale, ma soprattutto con quello umano. Il danzatore trasforma il proprio corpo in sintonia con il disegno sonoro, fatto di ritmi elettronici e noise, prende il volo spiegando le ali, per poi atterrare e diventare predatore, preda, cercatore, animale, uomo. Una danza delicata che evoca la coesistenza dell’umano con la natura.
A seguire la danza urbana di Arnau Pérez con “Vibra”: in scena Nico Martínez insieme al pluripremiato coreografo spagnolo. Una performance contaminata di hip hop, street dance, contemporanea e teatro, in cui due personaggi, vestiti di bianco coi volti coperti da copricapi a forma di coniglietto, con microfoni e apparecchi sonori nascosti sotto le magliette, dichiarano – provenendo dal futuro – che le relazioni umane, per il loro popolo, passano attraverso il sentire comune della vibrazione e del ritmo, attraverso la danza. I corpi in movimento sono l’unico mezzo di comunicazione.
Immediatamente coinvolgenti per il pubblico, i due danzatori riescono a creare un legame raro con la platea. Una voce off accompagna alla lettura ironica della performance; la vibrazione è interazione e “Vibra” diviene un motto e un accordo giocoso tra danzatori e pubblico. I bambini sono i primi ad interagire. Le emozioni diventano legame tra umani. I corpi i veicoli, fino al ribaltamento della quarta parete: il pubblico viene chiamato in scena, a coppie, per ballare. E i performer si trasformano in osservatori di questo abbraccio collettivo.
Ancora una volta la danza, i corpi nello spazio, la scelta minuziosa di poche parole vibranti, dimostrano di essere la forma comunicativa forse più potente in questo periodo. Ciò che tante frasi cercano di esprimere, i corpi lo comunicano direttamente seguendo le vie dell’emozione.
Il festival prosegue a Roma fino al 28 settembre con Francesco Leineri, Roberto Latini, Tir Danza, Carlo Massari, Ultimi Fuochi e molti altri, per poi spostarsi e chiudere questa 25^ edizione a Toffia (Rieti) il 4 e 5 ottobre.
