Arturo Cirillo firma la regia dello spettacolo che vede protagonisti Milvia Marigliano, Linda Gennari e Raffaele Barca. Da stasera a Parma
Al Teatro Gobetti di Torino, “Il raggio bianco” debutta con una messinscena che trova nella regia di Arturo Cirillo il suo equilibrio più convincente.
L’appartamento in cui si svolge la vicenda, dall’aria démodé e leggermente consumata, rimanda a una periferia milanese sospesa nel tempo: un interno che sembra trattenere le esistenze di chi lo abita, una madre e una figlia, quasi fosse un luogo mentale prima ancora che fisico. Gli oggetti, le luci, le distanze tra i corpi costruiscono un ambiente in cui ogni dettaglio contribuisce a raccontare una storia di immobilità e desiderio di fuga.
Milvia Marigliano, la madre, offre una prova di straordinaria maturità nei panni di una ladra prossima alla pensione, figura disillusa e al tempo stesso ostinatamente vitale. La sua presenza scenica diventa così il perno emotivo dello spettacolo. Accanto a lei, Linda Gennari costruisce con rigore una figlia imprigionata in una vita che non ha scelto, restituendo con precisione il senso di costrizione e inquietudine che la attraversa. Il suo lavoro è tutto giocato su una tensione trattenuta, su un corpo che sembra non trovare mai una posizione realmente propria.
L’arrivo del cugino romano, interpretato da Raffaele Barca, introduce una variazione improvvisa nel sistema chiuso delle relazioni: il suo ingresso agisce come detonatore, incrinando rapidamente un equilibrio già precario e portando in superficie conflitti, desideri e verità rimaste troppo a lungo sommerse.
La regia di Cirillo è “pulita”, “classica”, essenziale ma mai povera, capace di costruire ritmo e tensione attraverso una precisa orchestrazione dei movimenti scenici. Nulla è lasciato al caso: ogni gesto, ogni attraversamento dello spazio contribuisce a definire relazioni e stati d’animo. I passaggi tra le scene non sono semplici transizioni, ma veri e propri momenti drammaturgici, scanditi dalle azioni quotidiane degli attori che abitano uno spazio domestico credibile e vivido, trasformando la routine in materia teatrale.
A sostenere e nutrire questo impianto è un testo di grande intelligenza drammaturgica, capace di muoversi con naturalezza tra registri diversi senza mai perdere coerenza.
La scrittura di Sergio Pierattini si distingue per dialoghi asciutti, precisi, mai ridondanti, in cui ogni battuta sembra portare con sé un sottotesto pulsante. L’ironia affiora spesso in modo laterale, quasi difensivo, per poi lasciare spazio a fenditure emotive più profonde. È proprio questa alternanza tra leggerezza e dolore a rendere il tessuto drammatico vivo e stratificato, evitando ogni compiacimento e restituendo una dimensione autentica dei rapporti.
Il testo lavora molto sui non detti, sulle pause, sugli scarti improvvisi: elementi che chiedono agli attori un ascolto costante e che trovano nella regia una cassa di risonanza attenta e mai invasiva.
L’interpretazione di Milvia Marigliano si muove costantemente su una linea di confine instabile tra comicità e tragedia, senza mai cadere nell’una o nell’altra in modo definitivo. Marigliano lavora per sottrazione, affidandosi a minimi scarti espressivi: uno sguardo che si spegne, una battuta lasciata sospesa, un gesto appena accennato bastano a rivelare la complessità del personaggio. Il suo tempo comico è preciso ma mai esibito, sempre incrinato da una malinconia di fondo che affiora nei momenti più inattesi.
Ne emerge una figura profondamente umana, attraversata da contraddizioni e fragilità, capace di suscitare empatia senza indulgere in facili sentimentalismi.
“Il raggio bianco” si configura così come uno spettacolo che sceglie con decisione la via della sottrazione, evitando ogni eccesso per concentrarsi sulla precisione del dettaglio e sulla qualità dell’ascolto tra gli interpreti. Ne esce un lavoro compatto, coerente, capace di accompagnare lo spettatore dentro un microcosmo familiare in cui le crepe, più che esplodere, si rivelano lentamente. Un teatro che non cerca l’effetto, ma la verità dei rapporti: ed è proprio in questa misura, in questa discrezione consapevole, che trova la sua forza più duratura.
Da stasera al 29 marzo a Parma e poi a Milano, all’Elfo Puccini, dal 7 al 12 aprile.
Il Raggio Bianco
di Sergio Pierattini
con Milvia Marigliano, Linda Gennari, Raffaele Barca
regia Arturo Cirillo
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi, Anna Missaglia
musiche Paolo Coletta
luci Aldo Mantovani
Teatro Nazionale di Genova
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Durata: 1h 45′
Applausidel pubblico: 3′ circa
Visto a Torino, Teatro Gobetti, il 17 marzo 2026
