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Fantasmi da Shakespeare… in attesa di giorni migliori

Alcuni giorni sono migliori di altri
Alcuni giorni sono migliori di altri
Alcuni giorni sono migliori di altri

Scrivere di uno spettacolo di Kinkaleri è sempre un impegno arduo e rischioso; ipotizzarne un’analisi è letteralmente un affronto al buon senso.
Nel caso di “Alcuni giorni sono migliori di altri”, in particolare, il malcapitato redattore correrebbe il rischio di sconfinare nel ridicolo inseguendo il miraggio di una critica convenzionale.

“Kinkaleri affronta un classico shakespeariano – si legge dal programma di sala – Ha sentito l’esigenza di intraprendere una nuova fase creativa in relazione con una struttura drammaturgica complessa…”.

Nebbione da novembre padano (d’altronde siamo a Verona, no?); vento sui corpi sudati dei due performer fantasmi. Fantasmi? Due simpatici figuri, tutt’altro che terrificanti se non per se stessi, corrono e saltellano disordinati, giocosi e schizofrenici da una parte all’altra di uno spazio scenico bianco diviso in diagonale da una tenda. Una lunga sequenza di dissacrante non-sense messa in atto da una coppia di imbecilli coperti (e scoperti) da un lenzuolo: oggetti, movimenti, suoni, corpi, respiri vengono vomitati sul palco per un volere irrefrenabile.
Loro, i due fantasmi, devastano la storia d’amore, devastano ciò che trovano a portata di mano, devastano le aspettative del pubblico.

Quanti ignari spettatori si saranno recati a teatro nella convinzione di assistere all’ennesima reinterpretazione – di ricerca, certo, di ricerca ma non troppo – del dramma shakespeariano? Attesa inattesa. Qualcuno che si diverte c’è, ma non pensando a Shakespeare.

Cito da un nostro vecchio articolo: “Il lavoro di Kinkaleri è un’aggressione in piena regola (anzi, al di fuori di ogni regola) ai canoni della rappresentazione scenica”. Nel caso di questa specifica “aggressione”, se il rifiuto del concetto di bellezza può essere considerato elemento essenziale, indispensabile all’estetica dello spettacolo, allo stesso tempo non può rivelarsi sufficiente a garantirne l’autonomia. Manca proprio ciò che esso stesso nega, ma su altro livello: la bellezza di questa scelta estetica; e una buona parte del pubblico se ne esce scontenta, offesa addirittura.

A distanza di una settimana, la mia personalissima rielaborazione della performance subisce degli urti, presentimenti che mi convincono per pochi istanti del contrario, del fatto di aver assistito invece ad un capolavoro. E’ solo un attimo e poi passa, ma è sufficiente a farmi pensare che di Kinkaleri non possiamo fare a meno. Soprattutto in un contesto teatrale in cui parlarsi addosso, prendersi troppo sul serio e autoincensarsi sono pratiche così comuni. E allora viva la dissacrazione.

Kinkaleri rientra nei circuiti ufficiali del teatro (lo abbiamo visto nell’ambito di Prospettiva2, organizzato dallo Stabile di Torino e terminato proprio ieri sera). E più di qualcuno si chiede come sia possibile. Forse perché concepisce deliri a cui è difficile credere. Ogni loro comparsa mina il teatro alle sue fondamenta. Strazianti nel senso letterale del termine “strazio”. Qualunque critica venisse loro mossa si infrangerebbe su un muro di gomma pronto a sputare in faccia, in piena attitudine punk, l’infondatezza stessa del pensiero.

Ad un certo punto qualcuno, tra il pubblico, urla ai due fantasmi, alle prese con un gioco d’ombre su una Giulietta di compensato: “Non si capisce!”. Fatica sprecata. Tanto non capiremmo comunque.
La chiusa è un’apoteosi di demenza sulla barzelletta del fantasma formaggino.

E’ un miracolo come qualcosa di così brutto possa raggiungere i vertici del teatro contemporaneo. In questo, geniali.

ALCUNI GIORNI SONO MIGLIORI DI ALTRI. Fantasmi da Romeo e Giulietta
progetto e realizzazione: Kinkaleri
con: Giulio Nesi, Filippo Serra
produzione: Kinkaleri in coproduzione con Contemporanea08 Festival
Santarcangelo Festival 38° / in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana / Teatro Comunale di Ferrara / Xing
durata: 57’
applausi del pubblico 2’ 04”

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, il 6 novembre 2010

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