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Intenti stupidi quanto mai umani. VicoQuartoMazzini nel romanzo di Bernardo Zannoni

Ph: Masiar Pasquali

Ph: Masiar Pasquali

Michele Altamura e Gabriele Paolocà firmano regia e drammaturgia (insieme a Linda Dalisi) dell’allestimento tratto dal vincitore del Premio Campiello 2022

Il mondo animale, nella letteratura e nell’arte, è servito sovente come metafora della natura umana, rappresentando da sempre una fonte di grande ispirazione per scrittori e pittori. Basta tornare ai nostri ricordi scolastici, a Fedro o Esopo, oppure, solo per fare un altro paio di esempi, citare l’”Allegoria della Prudenza” di Tiziano o Il “Bestiario” di Dino Buzzati.

Dopo i quattro premi Ubu del 2024 vinti con “La ferocia”, VicoQuartoMazzini nel nuovo spettacolo, “I miei stupidi intenti”, decide di confrontarsi con una storia di animali molto umani. Lo spettacolo è tratto dal romanzo omonimo di Bernardo Zannoni, vincitore del premio Campiello 2022.

L’azione scenica prende il via dentro la tana di un istrice, dove una vecchia faina zoppa – Giuseppe Cederna -, salvata da un grosso incendio boschivo, ripercorre la propria storia. L’imponente scena di Daniele Spanò si contraddistingue per pochi potenti elementi. I due antri sullo sfondo rendono bene l’idea di un mondo sotterraneo sconosciuto e non visibile, dove imperano forza bruta e violenza, leggi assolute contro le quali opporsi è impossibile. Qui è il più forte a comandare nel lungo cammino che tutti conduce alla morte.

Giuseppe Cederna (ph: Masiar Pasquali)

La faina, rimasta storpia in giovane età dopo la caduta da un albero, viene venduta dalla madre a una volpe al prezzo di una gallina e mezzo. Si trova così nelle grinfie di un essere duro e spietato, un usuraio che ha capito da subito quali sono le forze che regnano in Natura, e che si fa aiutare da un feroce cane nel governo dei suoi loschi affari. Ma in un ambiente così ostile, la protagonista riceve tuttavia in dono dalla volpe un grande segreto: un libro che contiene la parola di Dio.
Così si sviluppano le intricate vicende che attraversano sentimenti, rapporti di forza e di amicizia, abbandoni ed epifanie.

Siamo di fronte a tematiche profonde e a riflessioni che aprono squarci sull’umano: la presenza ineluttabile della morte e il trovarsi al suo cospetto, i rapporti di potere che dominano da sempre i nostri giorni, il ruolo giocato dall’amore e dalla memoria, la forza delle parole e della scrittura di fronte al tempo, alle cose che perdurano e a quelle che invece vengono dimenticate.
La drammaturgia funziona, soprattutto se consideriamo la durata di un lavoro senza intervallo che supera l’ora e quaranta.
Oltre alle atmosfere – plasmate dalle luci di Giulia Pastore e dalle musiche originali di Demetrio Castellucci -, concorrono alla riuscita dello spettacolo gli attori, che offrono una prova degna di nota. Volendo fare un nome, citiamo Leonardo Capuano. Questi, nei panni della vecchia volpe, risulta davvero convincente e a suo agio.

Gabriele Paolocà e Arianna Scommegna (ph: Masiar Pasquali)

Ma “I miei stupidi intenti” è soprattutto la storia di un viaggio verso la conoscenza e tutte le conseguenze che da essa derivano. E, a tale proposito, non pare di secondo piano la riflessione dei registi Michele Altamura e Gabriele Paolocà – entrambi in scena -, su quale sia in fondo, come scrivono nelle note di regia, il loro stupido intento: «Raccontare storie su un palcoscenico per evocare immaginari più grandi di noi, o tentare di fermare il tempo attraverso l’atto creativo, nella speranza di diventare, a nostra volta, memoria?».

Chiudiamo mettendo in evidenza un piccolo neo. Nonostante il finale presenti un’idea registica molto interessante, non ha tuttavia la stessa forza delle scene precedenti, dimostrandosi a tratti tanto verboso.
In fondo, non è così grave. “I miei stupidi intenti” resta un lavoro interessante, senz’altro da vedere, considerando il fatto che non è affatto facile mettere in scena un romanzo così strutturato e far sì che la linea narrativa tenga. La sfida, sicuramente impegnativa, è superata.

I MIEI STUPIDI INTENTI
dal romanzo di Bernardo Zannoni
Ideazione VicoQuartoMazzini
Drammaturgia Linda Dalisi, Gabriele Paolocà, Michele Altamura
Regia Michele Altamura, Gabriele Paolocà
con Michele Altamura, Leonardo Capuano, Giuseppe Cederna, Jonathan Lazzini, Gabriele Paolocà, Arianna Scommegna
scene Daniele Spanò
costumi Aurora Damanti
luci Giulia Pastore
musica originale Demetrio Castellucci
sound designer e fonico Niccolò Menegazzo
realizzazione scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti
aiuto regia Giulia Odetto
cura della produzione Francesca D’Ippolito
Produzione LAC Lugano Arte Cultura, Scarti Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, TSU – Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Nazionale di Genova

durata: 1 h 45’
applausi: 4’ 30’’

Visto a Sarzana (SP), Teatro degli Impavidi, il 19 aprile 2026

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