Come fanno i Pathosformel a tirare fuori così chiara l’anima delle cose senza vita? Dopo “La timidezza delle ossa” (il debutto della giovane compagnia, premio Ubu 2008), ecco la solitudine dei corpi svuotati di Carlo Uno, Carlo Due e Carlo Tre, manichini senza volto, carne e anima, fatti di ferro e vuoti di senso, in scena alla Fabbrica del Vapore, in prima assoluta per l’edizione 2010 di Uovo Perfoming Arts Festival.
Tre giovani uomini fanno muovere i manichini meccanici eseguendo semplici gesti, all’interno di uno spazio bianco. Un’esplorazione anatomica precisa, dettagliata, quasi maniacale attraverso lo svolgersi intenso e delicato di ogni singola giuntura.
Questo tipo di ricerca racconta un campionario prossemico svuotato del significato scontato che siamo abituati ad attribuire alla gestualità quotidiana. E finalmente succede qualcosa: il disvelamento clinico della solitudine dei corpi quando manca l’intenzione comunicativa, il bisogno di toccarsi e l’impossibilità di farlo. Il non umano ci suggerisce ciò che umano è terribilmente: la debolezza, la fragilità, la dipendenza dal tempo, dallo spazio di un corpo, soprattutto quando è solo.
Con “La prima periferia” i Pathosformel aggiungono un tassello alla loro ricerca sugli oggetti inanimati, per parlarci della delicatezza e della cura che è propria della natura dell’essere umano.
Tutt’altro approccio quello degli, ancor più giovani (e “figli d’arte” della Stoa di Cesena), Dewey Dell, ora nella scuderia della Fies Factory come i Pathosformel.
Tre Pulcinella neri molto spaventosi soffiano e danzano i cinquanta urlanti, i quaranta ruggenti e i sessanta stridenti (i forti venti provenienti da ovest che s’incontrano tra il 40° e il 50° parallelo dell’emisfero meridionale e oltre i 60° di latitudine sud) in faccia ad un pubblico stranito e un po’ impaurito fatto sedere a terra. Sette minuti di tempesta nell’atrio del palazzo della Triennale, a luci spente. Happy end con un saluto energico e prolungato fanno passare la paura e uscire un sorriso, come dopo il temporale.
LA PRIMA PERIFERIA
di: Daniel Blanga Gubbay, Paola Villani
con: Simone Basani, Giovanni Marocco
produzione: Pathosformel / Fies Factory One
coproduzione: Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto, Uovo performing arts festival
con il contributo di Ufficio Promozione Giovani Artisti-Comune di Bologna
con il sostegno di Teatro di Fondamenta Nuove (Venezia)
in collaborazione con: Teatro Franco Parenti – Progetto Residenze e TEATRI DEL TEMPO PRESENTE, l’ETI Ente Teatrale Italiano per le nuove creatività
durata: 40′
applausi del pubblico: 3′
prima assoluta
Visto a Milano, Fabbrica del Vapore, il 20 marzo 2010
Uovo Performing Arts Festival
CINQUANTA URLANTI QUARANTA RUGGENTI SESSANTA STRIDENTI
con: Sara Angelini, Agata Castellucci, Teodora Castellucci
coreografia: Teodora Castellucci
musiche originali: Demetrio Castellucci
set e luci: Eugenio Resta
scene: Rinaldo Rinaldi
prosthesis: Istvan Zimmermamm e Giovanna Amoroso
fonica: Marco Canali
organizzazione: Simona Barducci, Alba Pedrini
produzione: Dewey Dell / Fies Factory One 2009
coproduzione Centrale Fies, Rencontres Choréographiques Internationales de Siene-Saint-Denis, Romaeuropa Festival, Uovo Performing Arts Festival
con il sostegno di NEXT/Regione Lombardia, Programma Cultura della Commissione Europea progetto Focus on Arts and Science in the Performing Arts
si ringrazia: Paride Piccinini, Anagoor, Carmen Castellucci
durata: 7′
applausi del pubblico: 1′
Visto a Milano, Palazzo della Triennale, il 21 marzo 2010
Uovo Performing Arts Festival