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“Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti” di Pleuteri e Lidi. Amore, attesa, dipendenza

Le protagoniste (ph: Luigi De Palma)

Le protagoniste (ph: Luigi De Palma)

Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti e Teresa Castello sono le tre brave protagoniste dello spettacolo, al suo debutto assoluto al Teatro Stabile di Torino

“Ma un animale non ha occhi; non ha organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un essere umano?”.

Parafrasando in altro modo il famoso monologo dell’ebreo Shylock nel “Mercante di Venezia” di Shakespeare possiamo ben dire che “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti” di Diego Pleuteri con la regia di Leonardo Lidi, visto al suo debutto a Torino, al Teatro Gobetti, ci invita alle stesse suggestioni, ai medesimi intenti.

Perché protagonisti dello spettacolo non sono esseri umani ma proprio degli animali: Briciola, Luna e Wanda (Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti e Maria Teresa Castello) rispettivamente un cane, un gatto e un pesce rosso, tutte e tre di sesso femminile, a cui il testo di Pleuteri ha la capacità di infondere le stesse emozioni, i medesimi sentimenti appartenenti alle persone.

Briciola, Luna e Wanda sono rimaste sole in casa; il loro padrone come ogni sera è uscito, ma stavolta tarda a rientrare, e a un certo punto tarda davvero troppo, così l’attesa, per i tre animali abituati alla sua presenza e cura, si fa sempre più spasmodica e carica d’ansia.
All’inizio gli animali passano il tempo bisbocciando tra loro, ballando e guardando la televisione accesa, alla stregua del loro padrone, di cui appare sullo sfondo, in modo ironicamente nostalgico (il riferimento è ad un precedente spettacolo di Pleuteri, “Come nei giorni migliori“), una enorme gigantografia che lo ritrae insieme al suo compagno.

E’ così che, tra un litigio e l’altro, scopriamo l’indole che caratterizza ognuno dei tre animali. Briciola, il cane, piange in continuazione, è l’animale che sente di più la sua lontananza, come del resto capita alla maggior parte dei cani: dipende da lui, si identifica in lui conoscendone ogni aspetto.
Luna, da gatto qual è, è la più autonoma, e furbescamente nella solitudine della casa può fare cose che non avrebbe osato fare quando il padrone era presente; mentre Wanda, il pesce, nel suo girovagare monotono nell’acqua, sembra disinteressarsi a tutto, non ha memoria di niente, sta bene dove sta e le manca solo il solito cibo.
Tutte e tre, in modo diverso, aspettano comunque il padrone di casa. Ogni rumore le fa trasalire, ogni fruscio alimenta la speranza che finalmente l’uscio di casa si possa riaprire.

Solo con il protrarsi del tempo e la prolungata assenza, il quieto vivere di ognuna si farà più labile, e gli animali si renderanno conto poco alla volta di essere sempre più impotenti a questa situazione d’abbandono. Peraltro mentre fuori casa tutto il mondo appare fermo e dalla tv arrivano preoccupanti notizie che raccontano l’allarme per una malattia, il Covid 19, che sta mietendo vittime.

Così, dalla melanconia di una costante presenza che ora manca, si passa al dolore e poi alla certezza che mai più l’amato “custode” si paleserà, rendendo sempre più urgente il bisogno di cibo per la loro stessa sussistenza, che prima da lui derivava.
Attraverso l’assenza, il desiderio costante di un arrivo, un po’ come accadeva per Estragone e Vladimiro nel beckettiano “Aspettando Godot”, di cui Pleuteri ammette l’omaggio, “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti”, concepito proprio ai tempi infelici del Covid, si tramuta in un denso apologo ramificato sul tema dell’abbandono, sulle radici dell’amore e i suoi confini, toccando anche la consistenza della morte, su cui i tre animali ragionano, non avendoci mai pensato prima, nella precedente e totale certezza di vivere un presente rassicurante.
Attraverso quel senso di mancanza che piano piano si tramuterà in dolore, seppur inizialmente stemperato anche da momenti di ballo sfrenato e sorrisi, lo spettacolo, assecondato con giusta, divertente e divertita misura dalle tre brave interpreti in scena, porta lo spettatore ad inoltrarsi verso nuovi orizzonti, carichi di senso inaspettato.

Dopo l’arrivo della vicina di casa (Hana Daneri, che sin dall’inizio ci porta dentro quella casa, narrandocene i contorni), venuta finalmente a portare un po’ di cibo e a riordinare perché “lui” non potrà più farlo, la vita prenderà una tragica e definitiva piega: il pesce senz’acqua verrà mangiato dal gatto, che potrà finalmente filarsela da quella che era diventata una prigione, mentre il cane, attonito, rimarrà forse ancora a chiedersi dove mai sarà andato a finire quel padrone così tanto premuroso.

RESTEREMO PER SEMPRE QUI BUONE AD ASPETTARTI
di Diego Pleuteri
con Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti, Teresa Castello, Hana Daneri
regia Leonardo Lidi
scene Fabio Carpene
cura dei movimenti scenici Riccardo Micheletti
assistente alla regia Nicolò Tomassini
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

Visto a Torino, Teatro Gobetti, il 18 aprile 2026
Prima assoluta

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