Il Farnace di Vivaldi. Il repertorio barocco rivive con Sardelli e Bellussi

Farnace (photo: Cravedi)
Farnace (photo: Cravedi)

Nuovo allestimento per lo spettacolo prodotto dai teatri comunali di Ferrara e Piacenza

Per fortuna non è più così raro oggi ascoltare, dal vivo, il repertorio dell’opera barocca per troppo tempo dimenticato sia per la mancanza di interpreti adeguati, almeno nel nostro Paese, sia perché il pubblico italiano, davanti ai titoli che ne fanno parte, tende a disertare i teatri, essendo poco incline a uscire dai meandri dei soliti titoli ottocenteschi, che ahinoi si ripetono all’infinito.

Il nostro grande amore per questo periodo del Melodramma ci ha spinto sino al Teatro Municipale di Piacenza per assistere al nuovo allestimento de “Il Farnace” di Antonio Vivaldi, dramma per musica in tre atti, su libretto di Antonio Maria Lucchini.
L’opera andò in scena per la prima volta al Teatro Sant’Angelo di Venezia il 10 febbraio 1727, con grande successo, che si ripeté negli anni successivi, anche se il suo autore, mai soddisfatto della propria opera, ne apportava ogni volta correzioni e aggiunte. Finalmente nel 1738 “il prete rosso” si decise a completarla anche con il terzo atto, rappresentandola a Ferrara fin quando le repliche vennero annullate per ordine del cardinale Tommaso Ruffo, che ai tempi governava la città e che non vedeva di buon occhio un prete come musicista affarista, circondato anche da cantanti a suo dire tentatrici.

A Piacenza il direttore Federico Maria Sardelli, curatore del catalogo vivaldiano, ha scelto per l’occasione di portare in scena l’edizione del 1738 che però sopravvive priva del terzo atto.
Il titolo dell’opera è dedicato a Farnace, figlio del più celebre Mitridate, già messo in scena da Mozart, legittimo erede del regno del Ponto.

Farnace è stato sconfitto dai Romani di Pompeo, e per evitare che i suoi congiunti possano cadere prigionieri del nemico, ordina alla moglie, Tamiri, di uccidere il loro figlio e quindi sé stessa.
La madre di Tamiri, Berenice, regina di Cappadocia, a cui Mitridate ha ucciso il marito, odia per questo il re del Ponto e trama con Pompeo di ucciderlo. Per fortuna di Farnace, la sorella Selinda, fatta prigioniera dall’esercito romano, utilizza il suo fascino per irretire sia il romano Aquilio, sia il Capitano delle guardie di Berenice, Gilade, mettendoli l’uno contro l’altro nel tentativo di salvare il fratello.
Non avendo assistito al terzo atto non conosciamo del libretto tutti gli ulteriori sviluppi, ma sappiamo che la trama porterà, dopo nuovi accadimenti, ad una conclusione positiva per tutti i protagonisti.

Sono due atti, quelli de “Il Farnace”, di musica felice e variegata, composti da recitativi di grande espressività, legati ad arie che in modo sempre consono contraddistinguono i diversi sentimenti dei personaggi in gioco, dove il re del Ponto non ne è l’assoluto protagonista ma vive in rapporto agli altri che lo circondano.
Solo alla fine compare un duetto, “Io sento nel petto”, che esprime il rapporto di tenerezza, come abbiamo visto, non certo veritiero, tra Selinda ed Aquilio, mentre il Coro è protagonista di pochi marziali efficaci interventi.

La regia di Marco Bellussi nella sua semplicità è sempre in sintonia con gli stati d’animo dei personaggi; e anche le luci di Marco Cazzola hanno funzione significante.
I vari affetti espressi nelle arie sono spesso contrassegnati anche da fugaci apparizioni o controscene che ne approfondiscono i significati. Vi è inoltre una figura muliebre che accompagna i personaggi nei momenti più difficoltosi delle loro vicende. I protagonisti si muovono tra le scene di lineare espressività firmate da Matteo Paoletti Franzato, impreziositi dagli eleganti costumi di Carlos Tieppo, anche questi in linea con l’essenza dei personaggi che li vestono.

Tra gli interpreti troviamo ancora una volta il giovane controtenore Raffaele Pe come Farnace, di cui abbiamo già tessuto le lodi diverse altre volte in altri contesti, qui meraviglioso interprete di due arie assolutamente diverse, la malinconica e struggente “Perdona o figlio amato”, rivolta al figlio che crede morto, e l’imperiosa “Ricordati che sei regina e sposa e madre”, questa volta proposta alla moglie.
Molto brava ci è parsa il contralto Chiara Brunello, a cui Vivaldi concede forse le arie più difficili, da “Combattono quest’alma la gloria e la pietà” a “Dividete o giusti dei” sino a “non trova mai riposo l’anima sconsolata”. Il soprano Francesca Lombardi Mazzulli è Gilade, unico personaggio en travesti nel ruolo di giovane presunto amante di Selinda, che si esprime molto bene nell’aria più virtuosistica dell’opera, “Quell’usignolo”, imitando il cinguettio degli uccelli.
Il ruolo di Berenice è affidato al mezzosoprano Elena Biscuola, mentre il tenore Leonardo Cortellazzi è Pompeo. Selinda e Aquilio sono interpretati rispettivamente da Silvia Alice Gianolla e dal baritono Mauro Borgioni, che esegue con giusto accento la bellissima aria “Mi sento nel petto un certo diletto”.

Ottima la direzione di Federico Maria Sardelli, alla guida dell’Orchestra Accademica dello Spirito Santo, che riesce ad infondere ad ogni aria il suo giusto accento, coadiuvato dal Coro diretto da Francesco Pinamonti.

Il Farnace
Antonio Vivaldi
dramma per musica su libretto di Antonio Maria Lucchini
edizione critica Bernardo Ticci

interpreti:
Farnace Raffaele Pe
Gilade Francesca Lombardi Mazzulli
Tamiri Chiara Brunello
Berenice Elena Biscuola
Pompeo Leonardo Cortellazzi
Selinda Silvia Alice Gianolla
Aquilio Mauro Borgioni

direttore Federico Maria Sardelli
regia Marco Bellussi
scene Matteo Paoletti Franzato
costumi Carlos Tieppo
luci Marco Cazzola
video CREATIVITE
ORCHESTRA E CORO ACCADEMIA DELLO SPIRITO SANTO
maestro del coro Francesco Pinamonti

NUOVO ALLESTIMENTO

coproduzione
Teatro Comunale di Ferrara
Teatro Municipale di Piacenza

Visto a Piacenza, Teatro Municipale, il 10 aprile 2022

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