Dalla Commedia di Dante alla cronaca per l’autunnale Primavera dei Teatri 2022

Saverio La Ruina nel V canto dell'Inferno (ph: Angelo Maggio)
Saverio La Ruina nel V canto dell'Inferno (ph: Angelo Maggio)

Scena Verticale ha proposto il festival nella “rodata” Castrovillari, ma inserendo anche tappe a Catanzaro e un nuovo Focus Calabria

Fuori stagione ancora una volta. Ma fertile, necessaria, vitalissima. Primavera dei Teatri 2022, festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea, quest’anno è sbocciata non nel tradizionale periodo di fine maggio inizio giugno, ma fra settembre ed ottobre, offrendo un articolato e stimolante programma con l’accurata e attenta direzione di Dario De Luca, Saverio La Ruina e Settimio Pisano.

Questa XXII edizione è stata dedicata a Maria Grazia Gregori e Renato Palazzi, amici del festival, recentemente scomparsi, e ad Antonello Antonante e Franco Dionesalvi, protagonisti della scena culturale calabrese. Un’edizione a cui con interesse abbiamo partecipato, arrivata dopo un anno di stop e dopo un’altra primavera ottobrina sbocciata nel 2020.
Quest’anno in programma, sempre a settembre, un Focus Calabria, fra programmazione e riflessione sul teatro calabrese, vetrina per le compagnie del territorio e spazio di confronto con operatori arrivati da tutta Italia, per un tempo necessario dedicato ad inquadrare lo stato dell’arte e mettere in campo idee per il futuro. Poi un festival lungo dieci giorni, che per la prima volta è approdato a Catanzaro (dal 27 al 29 settembre) con un programma dedicato alla danza contemporanea italiana e a proposte internazionali (Collettivo Mine, El Conde de Torrefiel, Marina Otero, Renata Carvalho, Alessandro Sciarroni, Silvia Gribaudi e Matteo Maffesanti), alcune delle quali per la prima volta arrivate al sud.

A Castrovillari poi, Primavera dei Teatri si è svolto dal 30 settembre al 6 ottobre con una densa selezione di spettacoli e ancora incontri, laboratori, eventi, presentazioni di libri e di studi, riflessioni attivando ancora una volta un fecondo confronto e dialogo fra artisti, operatori, critici e quel pubblico attento alle proposte di un festival che, al sud, fra difficoltà e complessità, è riuscito a rigenerarsi, percorrendo nuove strade.


Fra i fili rossi che hanno attraversato le molte proposte che hanno animato i dieci giorni di festival, la presenza dei “classici” da rileggere attraverso nuove vesti, per intessere un racconto che unisca passato e presente.
Due esempi guardano alla “Commedia” di Dante, per proporne visioni rinnovate, nei tempi e nei modi della fruizione, calate in contesti che, talvolta, si legano ai territori di appartenenza. Fra voce e canto, immersi in immagini che guardano alla natura fertile del Pollino, si muove “V Canto, Inferno, Dante”, il breve e suggestivo studio di Scena Verticale con la voce narrante di Saverio La Ruina, le incursioni canore di Cecilia Foti e l’occhio esterno di Dario De Luca.
Nella torre del Castello Aragonese, ogni giorno, a partire dalle suggestioni di uno dei Canti più belli della “Divina Commedia”, La Ruina ha accompagnato il pubblico in un ascolto dal tratto lieve e intimo, intervallato dal canto, ora intenso, ora struggente, ora quasi sussurrato di Cecilia Foti.
Così, parole, voce e le immagini sullo sfondo hanno offerto una preziosa occasione per immergersi con i sensi dentro le mille intense sfumature del Canto di Dante.

Forte e vitale, vibrante e intensa invece l’immagine proposta da “La Divina Calabria, Sottoterra – Allenamento – Occhi Nella Luce. Opera in divenire”, un progetto di Giancarlo Cauteruccio per Teatro Studio Krypton, con Massimo Bevilacqua, Laura Marchianò e Anna Giusi Lufrano.
Un’opera in divenire, quella proposta da Cauteruccio, che ha vestito di suoni e versi in dialetto calabrese la commedia dantesca: una immersione poetica ed estetica, che ha aperto le porte di una bottega nel centrale corso Garibaldi di Castrovillari per accogliere il pubblico e condurlo in un mix di voci e suoni a delineare i mille volti di una terra aspra, di una società sempre in transito, della bellezza sempre inattesa e spiazzante che abitano la Calabria. Una terra complessa in cui Inferno, Purgatorio e Paradiso sono facilmente riscontrabili nelle pieghe della società.

Giancarlo Cauteruccio (ph: Angelo Maggio)
Giancarlo Cauteruccio (ph: Angelo Maggio)

Affonda invece le radici nella cronaca recente “Animali domestici” di Caroline Baglioni, con Christian La Rosa e Alice Raffaelli, arrivato a Primavera in anteprima nazionale, e ancora in scena stasera, 19 novembre, a Torino al Teatro Vanchiglia (Casa Fools), e dopo a Teatri Di Vita a Bologna, dal 21 al 23 novembre.
Il progetto è curato e diretto da Antonio Mingarelli che pone in una scena vuota, quasi opprimente, due vite marginali, due storie di solitudini che corrono come parallele in una qualsiasi mattinata di una qualsiasi giornata di questo nostro complesso Paese.
Un giovane – se guardiamo alla cronaca si tratta di Luca Traini che il 3 febbraio 2018, a Macerata, ferisce sei persone con una pistola, tutti immigrati – razzista e collerico, confronta il suo personale percorso verso gli inferi con quello di una studentessa che, nel vuoto assordante di una scuola dei nostri giorni, si prepara alla lezione di informatica, con i suoi abiti scuri e le mille insicurezze adolescenziali. Due facce, forse, di una uguale medaglia, fatta di rancori, paure, emarginazioni.
In un garage il giovane estremista si prepara a una strage che colpisce non solo le sei persone ferite ma il mondo attorno, che guarda attonito.
L’atto conclusivo, quasi atteso inesorabilmente, arriva al termine di un racconto che si muove denso, nutrito da una parola affilata portata con misurata tensione ed equilibrio dai due protagonisti sulla scena. Traini scende dall’auto, il tricolore legato al collo, il saluto romano e il grido “Viva l’Italia” prima della resa alle Forze dell’Ordine.

Animali domestici (ph: Angelo Maggio)
Animali domestici (ph: Angelo Maggio)

Tra gli spettacoli più interessanti, sia in termini di novità che per la forza drammaturgica espressa, “Real Heroes” di Mauro Lamanna e Aguilera Justiniano, produzione Oscenica, performance itinerante ed immersiva approdata in Calabria, a Castrovillari, dopo diverse tappe internazionali.
Il centro storico di Castrovillari diviene palcoscenico a cielo aperto dove costruire, passo dopo passo, parola dopo parola, un racconto che affonda le radici in storie di padri costretti, in luoghi (America Latina, Sud Italia) e tempi diversi, a fare i conti con l’assenza dei propri figli.
Una riflessione sui rapporti padri e figli e sull’assenza degli uni e degli altri ma, al contempo, un’occasione per guardare, in senso generale, al tema della paternità e ai rapporti sociali spesso conflittuali anche a causa di degrado, corruzione, malaffare.
Allora non resta che camminare, muovere corpo e mente verso una ribellione, diventare protagonisti della storia, perché «camminare è un atto rivoluzionario», sia se lo si faccia fra le strade di Castrovillari, per scoprirne spazi nascosti e suggestivi, sia che ci si trovi in America Latina, in uno dei tanti luoghi attraversati da palpiti rivoluzionari.
Lamanna, con la sua bandiera rossa in mano, guida attraverso questi temi e lungo un itinerario accuratamente studiato un gruppo di spettatori rapito e coinvolto dalla parola, per un lavoro dove la tecnologia è totalmente al servizio della storia, che resta fortemente impressa nella mente e nel cuore: cuffie alle orecchie per ascoltare e “vivere” il racconto porto da Lamanna, quasi conduttore del gruppo, e con lui, nella narrazione, anche le voci di Martina Badiluzzi e Gianmarco Saurino. Sul finire del racconto, dei visori per un ulteriore immersione nel mondo dei protagonisti, per scorgerne ancora di più dinamiche familiari, emozioni e desideri.

Primavera dei Teatri ha accolto anche l’anteprima nazionale di “Danzando con il mostro”, spettacolo che ha debuttato al Teatro Piccinni di Bari e sarà in replica fino al 20 novembre al Teatro Arena del Sole di Bologna.
Una prima volta, in una comunione di percorsi artistici, gesti e riflessioni fra la Piccola Compagnia Dammacco (Serena Balivo e Mariano Dammacco, che dello spettacolo è autore della drammaturgia) e Roberto Latini.
Per i tre un incontro di poetiche fra i chiaroscuri dell’animo umano, per far mergere miserie e desideri, per un racconto ricco di sfumature da cui emergono, pur senza sovrastarsi, le peculiarità dei protagonisti sulla scena, abitata da sedie e microfoni e, sullo sfondo, una finestra dove Dammacco, nei panni della maschera di Pulcinella, fa capolino fra i due mostri danzanti.

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