Between me and P. Il diario intimo di Filippo M. Ceredi

Between me and P (photo: Michela Di Savino)
Between me and P (photo: Michela Di Savino)

È una sorta di caos calmo “Between me and P”, spettacolo di performing art che Filippo Michelangelo Ceredi ha messo in scena a LachesiLAB nell’ambito di Danae Festival 2016.

Ceredi aveva cinque anni quando suo fratello Pietro scomparve. Nel luglio del 1987, a 22 anni, Pietro lasciò la casa di Milano dove abitava con la famiglia, e non vi fece più ritorno.
Dileguarsi senza un perché. E lo smarrimento di chi rimane. Cinque lustri di silenzi e omissioni. Fino a quattro anni fa, quando Filippo ritrova casualmente, nella casa materna sul lago Ceresio, una gran quantità di materiali appartenuti al fratello: scritti, lettere, ritagli di giornali, musicassette, registrazioni audio, fotografie. E tantissimi libri, testimonianze di una sete indomita di conoscenza.
È la scoperchiatura di un vaso di Pandora.

In “Between me and P.”, c’è un nucleo familiare sbriciolato. Un giovane uomo prova a ricomporlo, e non riconosce il bambino che era.
La penombra di un uomo alla tastiera del computer ci accoglie in scena. Lo schermo del computer è proiettato sulla seconda parete. Ne nascono parole che si aggrumano nel silenzio. Sono gocce nostalgiche dentro un’atmosfera livida. Pensieri e immagini disegnano la personalità ombrosa di Pietro in una Milano grigia, in cui fanno capolino echi di lotta armata e cronaca nera.

Il pavimento della sala si riempie di foto e libri. Galleggia nell’aria l’attrazione di Pietro per vicende umane ai limiti della perdizione.
La videoscrittura si alterna a immagini e suoni remoti: lo spensierato pop di “Born to be alive” di Patrick Hernandez cede al visionario rock progressivo di “Shine On You Crazy Diamond” dei Pink Floyd. L’epilogo è una solitaria danza da fine del mondo di Ceredi sulle note di “Vivere una favola” di Vasco Rossi.

“Between me and P.” è viatico verso le zone sopite dell’immaginario e del ricordo. È attraversamento di luoghi impervi della mente, con la fatica di ricostruire, con le ambiguità e le complicazioni dei rapporti umani. Ogni videointervista a parenti e amici è un graffio. Ogni reminiscenza è frammento emozionale. Il segno scenico causa lacerazioni.

Traspaiono, in questo spettacolo, la delicatezza dei sentimenti domestici, il rispetto per le memorie intime. C’è la cura del dettaglio, la custodia di tracce e reperti, il senso della famiglia e dell’identità. Conoscere P., per Filippo, è rivelarsi e ridefinire soprattutto sé stesso.
L’esistenza è trappola di ricordi. Il legame con Pietro supera lo scarto d’età di allora. Non è più un bambino, ma un trentenne quello che si misura con Pietro, adolescente inquieto, ragazzo insonne e contraddittorio, cui stanno strette Milano e le sue convenzioni borghesi. Affiora una prigione di solitudini. Nasce un nuovo rapporto familiare. Il “lutto” è elaborato in maniera originale, cercando di dare un ordine esteriore alla propria vita, e un nuovo ordine all’importanza delle cose.

In una penombra interiore e solitaria la memoria cerca fili umani e culturali. Ceredi trova il faticoso equilibrio tra emozione e sobrietà. La parola scritta proiettata sullo schermo è più pudica della parola orale pronunciata ad alta voce. Ceredi fornisce pochi spiragli per rendere permeabile la propria vicenda familiare. Nel testo rarefatto, si intravede la filigrana dei vari incontri (Marco Bechis, Danio Manfredini, Daria Deflorian e le Moire) che hanno segnato la formazione artistica del performer.
Questo spettacolo è tante voci insieme: gesti custoditi in quel tesoro che è il corpo, che qui si arricchisce di sfumature psicologiche. I paesaggi dell’anima accomunano in uno sguardo empatico spettatore e artista, nella speranza che il bisogno di verità trovi soddisfazione.

BETWEEN ME AND P
di e con Filippo Michelangelo Ceredi
assistenti al progetto: Clara F. Crescini, Sara Gambini Rosano, Francesca Perilli
tutor: Daria Deflorian, nell’ambito della residenza artistica Officina LachesiLAB
produzione: Filippo Michelangelo Ceredi, Teatro delle Moire

durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 2’40”

Visto a, Milano, LachesiLAB, il 6 novembre 2016

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