La Solitudine di Fenoglio, a 50 anni dalla morte

Beppe Rosso in Solitudine

Beppe Rosso in Solitudine (photo: Giorgio Sottile)

Il 10 febbraio del 1963, otto giorni prima della sua morte, veniva pubblicato sulla Gazzetta del Popolo di Torino “Solitudine”, atto unico di Beppe Fenoglio. Insieme ad altri scritti brevi in forma drammaturgica, avrebbe dovuto formare un’opera compiuta di teatro partigiano.

Fenoglio raccoglie e racconta storie di uomini ambientate tra il novembre del ‘44 e il gennaio del ‘45, quando i partigiani delle Langhe, sollecitati dal generale statunitense delle truppe alleate nel Mediterraneo Alexander a sospendere la guerriglia, non vollero tornare a casa ma si stanziarono “uno per collina”.
Ciò che questi uomini condivisero fu l’estrema solitudine cui la loro missione li costrinse: il valore assoluto della scelta si mostrò in un profondo disagio esistenziale.

L’attore e regista Beppe Rosso coglie il respiro corale di questi frammenti e li riadatta con l’aiuto di Filippo Taricco.
Alla vicenda originaria di Sceriffo che, vinto dalla solitudine, decide di andare a trovare una sartina e nella sua casa cade ucciso per mano fascista, si intrecciano le storie di altri uomini che, come lui, non vollero abbandonare la propria missione, anche quando aveva ormai il sapore di un sacrificio. Troviamo allora Perez il comandante, Nick, Johnny, e quel mugnaio che cerca inutilmente di convincerli ad attendere al sicuro l’arrivo degli alleati…

Beppe Rosso dà vita ad ognuno di questi personaggi con leggerezza e sobrietà insieme. Li fa dialogare tra loro e ne caratterizza ciascuno in modo essenziale e convincente. Nei loro modi si leggono le tracce delle colline torinesi e l’amara freddezza della solitudine.

La scenografia è un gioco di corde e sedie che vengono calate dall’alto, di sacchi che perdono sabbia quando nevica, di una lampada sulla quale lo scrosciare dei sassi ricorda le fucilate fasciste. Battendo e strisciando sullo strumento tuono, appeso in fondo alla scena, le mani di Beppe Rosso scandiscono la guerra. Mentre le suggestioni musicali di Cristian Zucaro ben accompagnano quest’intreccio di voci.

Lo spettacolo, coprodotto da Acti Teatri indipendenti, Sistema Torino e Fondazione Ferrero di Alba, ha debuttato il 16 aprile nella stagione dello Stabile di Torino per poi essere ospitato dal Teatro Borgonuovo di Rivoli, che lo accoglie in un clima adatto alla rappresentazione: le piccole dimensioni della sala rendono il racconto di Beppe Rosso ancora più intimo, con quel rumore di automobili che, sfrecciando lungo la strada, diventano sottofondo del dramma dello sbandamento dei protagonisti.

SOLITUDINE
uno spettacolo dal teatro partigiano di Beppe Fenoglio
adattamento: Filippo Taricco e Beppe Rosso
con: Beppe Rosso
regia: Beppe Rosso
scene: Lucio Diana
luci: Cristian Zucaro
movimento: Ornella Balestra
produzione: Acti Teatrindipendenti
con il sostegno del Sistema Teatro Torino e Provincia
in collaborazione con la Fondazione Ferrero di Alba
durata: 1h 30′
applausi del pubblico: 1′ 37”

Visto a Rivoli, CineTeatro Borgonuovo, il 23 aprile 2013


 

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