Your girl. Quando il nudo assume un significato

Your girl - Alessandro Sciarroni
Your girl - Alessandro Sciarroni

Your girl – Alessandro Sciarroni (photo: HUGO MU¨NOZ)

« […] Se piace, / è come un ragazzaccio aspro e vorace, / con gli occhi azzurri e mani troppo grandi / per regalare un fiore; / come un amore / con gelosia».

Così i versi celebri di Umberto Saba descrivevano Trieste, con la loro semplicità profonda e coraggiosa.
Dopo aver visto “Your girl”, performance di Alessandro Sciarroni presentata recentemente a Roma nell’ambito di Short Theatre, allo spettatore rimane addosso la stessa sensazione che può avere un lettore di poesia quando, dopo essere stato sommerso dalle contorsioni sgarrupate di tanto postmodernismo, si ritrovi davanti agli occhi proprio quel «come un amore / con gelosia»: un verso tanto chiaro, tanto aperto, che quasi non si crederebbe più alla sua esistenza, alla sua verità.

E invece è possibile. È possibile che Sciarroni ci racconti, in meno di mezz’ora, nell’essenziale e nell’intensità, la storia unica e uguale a tante altre di un incontro. Che lo faccia con il corpo piccolo ed esposto di Chiara Bersani, con cui collabora da anni, e con quello antipode di Matteo Ramponi, stentoreo, scolpito.

Se il vero incontro è svuotarsi, spogliarsi di sé, aprirsi radicalmente, allora non esiste più la geometria delle distanze e dei confini tra normale e anormale. Si tratta dello stesso percorso che i due seguono sulla scena, cominciando dai due punti opposti del diametro del palco e finendo uno accanto all’altro, in uno stringersi la mano che non ha nulla di banale, proprio per l’asciuttezza e l’intensità emotiva con cui viene preparato.

Chiara è il centro d’azione della performance: si alza dalla carrozzina (e anche il suo alzarsi ha qualcosa di segreto e significativo, come una sfida ai pregiudizi del pubblico) e si avvicina per prima a un bidone aspiratutto al centro del palco.
Immersa nel colore latteo della scena, è bianco anche il suo vestito: dagli stretch del busto comincia a staccare delle rose di velluto, lasciando che una a una si accartoccino e vengano ingoiate dal tubo dell’aspiratore. Chiara si spoglia, e mentre lo fa il suo volto è come un magnete per lo sguardo, perché è tanto ricca di sfumature la sua espressione, tanto forte di emozioni opposte in coesistenza, che da un momento all’altro ci si aspetterebbe una frase detta a voce alta; una frase che invece non arriva mai, se non in forma sdrucita e bofonchiata, mozziconi d’inglese.

D’altronde la performance di Sciarroni attinge la sua forza proprio da questo stare nel limite del non codificabile, nel legame strettissimo che Chiara e Matteo tessono guardandosi, ma che sembrano vivere con intimità domestica, quasi timidi del loro mettersi in scena, presenze oniriche di un mondo proprio e intangibile se non all’interno di quella precisa e reciproca relazione: non a caso, quando la performance finisce, le luci si spengono e riaccendono, i due scompaiono e non tornano sul palco per gli applausi, rimanendo nella mente del pubblico un po’ come gli scampoli di sogno che si ricordano appena svegliati, quando si vorrebbe ricominciare a dormire per saperne il seguito, e invece non succede mai.

Matteo si avvicina a Chiara e comincia a passarle i propri vestiti; Chiara a sua volta li infila nell’aspiratutto. La chiarezza della metafora, la spoliazione degli orpelli sociali e delle tante sovrastrutture come propedeutica all’amore e all’incontro, non toglie – come dicevamo di Saba – nulla alla sua forza.
Quando il pantaloncino di Matteo si incastra e Chiara deve aprire la cassa metallica per smuoverlo, la metafora diventa ancora più forte, perché scarta ulteriormente dalla retorica, non ignorando le difficoltà. E quando entrambi rimangono finalmente nudi, esposti, imbarazzati eppure pieni di energia, il vero di quella semplicità illumina quasi più delle luci del proscenio. Finalmente capita di vedere un nudo teatrale che abbia senso, che sia giustificato.

Alessandro Sciarroni continua il suo percorso di crescita: di lavoro in lavoro la sua maturazione fa un passo in più verso l’essenzialità, affinando il racconto di universi interiori attraverso l’intensità delle piccole cose. Si libera poco a poco dalle grammatiche preconfezionate del ‘teatralese’, scegliendo con acutezza solo gli elementi indispensabili alla sua ricerca umana, prima ancor che drammaturgica.

Your girl
performance di Alessandro Sciarroni
performer Chiara Bersani, Matteo Ramponi
produzione Corpoceleste
cura e promozione Lisa Gilardino
durata: 25′
applausi del pubblico: 1′ 30”

Visto a Roma, La Pelanda, il 12 settembre 2012
Short Theatre

 

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