5 cose da fare nel 2014 di cui non vi ho detto nel 2013

Berta è scappata|La regina di Cuori di Alice secondo i Cantieri Teatrali Koreja
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La regina di Cuori di Alice secondo i Cantieri Teatrali Koreja
La Regina di Cuori di Alice secondo i Cantieri Teatrali Koreja
E’ tutta colpa della mancanza di tempo. Perché a volte ci sono cose che andrebbero segnalate ma poi, sommersi dal quotidiano, dalle innumerevoli ore davanti al pc che passano veloci e mangiano giornate e serate… non si riesce a dar spazio a cose che lo meriterebbero.

Allora, per espiare colpe passate e visto che ogni inizio d’anno è pieno di buoni propositi, quello di oggi sarà un breve elenco di suggerimenti & co. non segnalati nell’anno che fu: un invito a seguire/leggere/sperimentarli per un migliore 2014. E dato che, lo sappiamo, gennaio è il mese dei buoni propositi che poi iniziano ad infrangersi già a febbraio, non voglio esagerare: un decalogo sarebbe troppo. Fermiamoci a cinque inviti per i mesi che verranno.

1.    Iniziamo con un lavoro che val la pena di scoprire. A seconda di chi voi siate (spettatori o direttori artistici piuttosto che teatranti) scegliete di andare a vedere (o di programmare nella vostra stagione/festival) “Alice” dei Cantieri Teatrali Koreja, uno spettacolo di teatro ragazzi da non perdere, che conferma la bravura della compagnia leccese e merita una visibilità maggiore, come hanno già trovato i loro “Giardini di plastica” e “Paladini di Francia”.
“Alice”, che rivisita la celebre storia di Alice nel Paese delle Meraviglie, mostra come il teatro rivolto a bambini e ragazzi non si debba “adagiare” limitandosi a seguire filoni e cliché in “formato bambino”, ma debba continuare a sperimentare linguaggi ed estetiche da proporre appunto alle nuove generazioni.
Prossima data utile: 18 febbraio a Trani, al Teatro Impero.

2.    Se pensate che la danza contemporanea sia troppo distante da voi, criptica, noiosa, difficile… mettetevi alla prova! Il mio personale consiglio per un neofita sarà di abbandonarsi a ciò che sentirà emergere dentro di sé, senza pensare troppo. Per tale operazione (ossia per agevolare questa sorta di “affioramento”) lo spettacolo consigliato è “¿Hasta dònde…?” di Sharon Fridman, in cui una grande esecuzione tecnica si fonde alla perfezione con un’altrettanto notevole comunicazione emotiva. Cercare di “capire” sarà l’ultimo dei vostri pensieri.
Sharon Fridman torna fra l’altro a Civitanova Marche il 23 gennaio prossimo, insieme a Silvia Gribaudi, per presentare la prima fase di lavoro del loro “Inner”.

Berta è scappata
Lo spettacolo del Cta di Gorizia, Berta è scappata (photo: ctagorizia.it)
3.    Acquistate o regalate il volumetto (in formato quadrato) “Berta è scappata“, edito da Titivillus nella nuova collana “I Diavoletti” curata da Anna Dimaggio.
Il libro (40 pgg., 10 euro), scritto da Ferdinando Marchiori con le splendide illustrazioni di Franco Hüller, racconta di una Gorizia ancora divisa dalla frontiera tra Europa dell’Est e dell’Ovest, in cui una scimmietta sfugge al controllo dei ragazzini con cui vive e salta oltre il confine. Un’avventura in cui riemergono giochi d’altri tempi, confini geografici e linguistici, sentimenti trasversali…
E se volete fare un regalo più “completo” potrete accompagnare i vostri figli a teatro a vedere lo spettacolo omonimo, allestito dal Cta di Gorizia in un percorso parallelo al libro; in scena una brava Serena Di Blasio e gli stessi disegni di Hüller.

4.    Questo è invece un consiglio che potrebbe sembrare orientato ad una categoria ristretta di persone: i critici. Dato comunque l’attuale rinvigorimento della categoria, potrebbero essere in molti a trovare qui un ricoscimento professionale altrove impalpabile.
Nel 1891, nel suo periodo di massimo successo mondano, Oscar Wilde pubblicò il volumetto “Il critico come artista“, considerato uno dei manifesti del decadentismo, dove individuò nella critica creativa il presupposto dell’arte: non c’è arte senza critica perché è la critica a inventare il proprio oggetto, ossia l’arte.
Lo scritto (ripubblicato nel 2005 da Feltrinelli) si inseriva nell’ambito di una ‘querelle’ fra critici ed artisti assolutamente attualizzabile: gli artisti rivendicavano per sé la funzione di critici, affermando che la critica era finita, non essendo altro che storia dell’arte; gli intellettuali decandenti, dal canto loro, sostenevano che non era la critica ad esser morta, bensì tutto il resto.
Da leggere per passare una serata a discutere con chi sostenga una posizione opposta alla propria.

5.     Con la quinta ed ultima riflessione potrò essere accusata (a ragione) di aver messo troppa carne al fuoco. Ma anche qui si tratta di qualcosa che non ho trovato il tempo di sviscerare nell’anno passato e che scaturisce da un incontro piacevole e stimolante avvenuto qualche mese fa, in occasione del Festival Incanti, all’interno di una giuria che doveva valutare spettacoli di teatro di figura con una tematica cinematografica. La giuria, quindi, era composta non solo di addetti ai lavori d’ambito teatrale ma anche cinematografico. Ebbene, sono state proprio le riflessioni poste dal confronto con professionisti del cinema (“costretti” a vedere diversi spettacoli di teatro uno dietro l’altro), a evidenziare come queste due arti abbiano un approccio (anche critico) differente. Giro ora a voi queste riflessioni poste dal mondo del cinema sul teatro odierno. A ognuno, teatrante o meno, cercare delle risposte.

– Il teatro di figura in Italia è fermo a trent’anni fa. Tranne in rare eccezioni, non si fa più ricerca. Perché?

– In Italia c’è un substrato molto ampio di giovani che fanno teatro posizionandosi nel limbo tra amatorialità e professionismo. Una caratteristica estremamente diffusa, che il cinema invece non conosce o conosce in maniera decisamente minore, nonostante anche lì si sperimentino ad esempio cortometraggi realizzati con lo smartphone, e non sia più necessario avere una strumentazione professionistica per cimentarsi. Esclusa allora la componente economica, da cosa è dettata tutta questa voglia di ‘fare teatro’, anche nel suo senso più positivo, che quindi evidenzia una vivacità non riscontrabile in altre discipline? Perchè sembra così semplice… salire su un palco?

– E infine, perché tanti spettacoli di teatro (magari neppure di così alto livello) sono pieni di citazioni semi-incomprensibili al pubblico? Se lo spettatore non le capisce, che senso ha farle?
Questa domanda, buttata lì da un esperto di cinema non certo alle prime armi, evidenzia forse meglio di tante parole la difficoltà che il teatro ancora soffre ad avvicinare un pubblico maggiore. Una questione che rimane assolutamente vitale e che certo non si risolverà in questo neonato 2014.
 

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