Alcina e Orlando: il tributo a Händel del Ravenna Festival

Orlando (ph: Luca Concas)
Orlando (ph: Luca Concas)

A dirigere le opere due maestri come Ottavio Dantone, direttore dell’Accademia Bizantina, e il regista 95enne Pier Luigi Pizzi

Difficilmente ci è capitato (e forse ci ricapiterà) di assistere, una dopo l’altra, a due opere di un compositore che amiamo molto, Georg Friedrich Händel. L’appetitosa occasione si è presentata al Ravenna Festival, dove abbiamo assistito, in due serate memorabili, ad altrettanti suoi capolavori, “Alcina” e “Orlando”, entrambi tratti dall’Ariosto, e non a caso accompagnati dalla frase: “Quel che l’uom vede, Amor gli fa invisibile, e l’invisibil fa vedere Amore”.

Altra caratteristica che fa di questa due giorni a Ravenna un evento unico è il fatto che le opere siano state dirette dal maestro Ottavio Dantone, alla guida dell’Accademia Bizantina, e dal regista novantacinquenne Pier Luigi Pizzi, due colonne imprescindibili per l’opera barocca. Un genere musicale, se così possiamo definirlo, per molti anni – almeno in Italia e soprattutto nell’Ottocento – quasi dimenticato, anche a causa, come nelle due opere in questione, delle numerose scene di magia in cui si richiedevano grandi macchinari ed immaginifici impianti scenici, oltre che cantanti nello stile richiesto; ma che, dalla seconda metà del secolo scorso, ha avuto una rinascita davvero entusiasmante, oggi sempre più affinata anche nella sua rappresentazione, con interpreti più specializzati e adeguati. E come già è successo due anni fa, sempre a Ravenna per la trilogia mozartiana, oltre che regia, orchestra e direttore, vedremo ci saranno anche interpreti in comune.

Sono state quindi queste due meraviglie musicali, insieme all’oratorio “Il Messiah”, a formare la consueta “Trilogia d’autunno” del festival ravennate. Come detto, sia “Alcina” che “Orlando” sono principalmente tratti da Ludovico Ariosto e ci conducono, attraverso un’atmosfera fiabesca colma di prodigi, in vicende in cui l’amore, spesso contrastato, alla fine risulta vincente, sconfiggendo in alcuni casi la follia.

“Orlando” fu composta da Händel nel 1733, “Alcina” due anni dopo.
Quest’ultima nasce da un libretto anonimo, ispirato da “L’isola di Alcina” di Riccardo Broschi. L’opera, divisa in tre atti, debuttò il 16 aprile 1735 per la John Rich Opera Company al Royal Opera House, a Covent Garden a Londra.
Qui, a perdere la testa per una donna, la maga Alcina, è il valoroso guerriero Ruggiero. Ma ecco che giungono sull’isola della maga, per riportarlo alla ragione, la sua antica fiamma Bradamante, che si presenta in abiti maschili fingendosi il fratello Ricciardo, e Melisso, istitutore e consigliere personale di Bradamante.
Qua incontrano la sorella di Alcina, Morgana, che li accompagna alla reggia e che si infatua subito del presunto Ricciardo. Alla reggia si trovano anche il giovane Oberto che cerca il padre, e il vile guerriero Oronte, sempre pronto a rimestare nel torbido, disdegnato come amante da Morgana.
Su tutto veglia, si fa per dire, Amore (Giacomo Decol), che ritroveremo anche in “Orlando”.

Alcina (ph: Zani Casadio)
Alcina (ph: Zani Casadio)

La storia, governata da amori che sembravano eterni e subitanei abbandoni, tra inganni e disvelamenti ci conduce al finale, quando la maga verrà condannata ad essere una semplice donna, sola e senza nessun potere magico, mentre Bradamante potrà infine riabbracciare l’amore che credeva perduto e il padre Oberto.
L’opera si conclude, musicalmente, con un terzetto tra Alcina, Bradamante e Ruggiero: “Non è amor, né gelosia” e con due cori “Dall’orror di cieca notte” e “Dopo tante amare pene”.

Händel ancora una volta riesce a condurci, con la sua musica, all’interno di ogni sentimento che l’essere umano possiede, dall’amore alla melanconia, dal furore alla gioia e all’incanto.
Con semplicità disarmante Pizzi, con un utilizzo veramente encomiabile delle videoproiezioni che si irradiano sulla scena, ci conduce nel mezzo dell’azione: il regno di Alcina punteggiato da una selva di tronchi d’albero rossi che appaiono e scompaiono, i luoghi marmorei degli incantesimi, la nebbia che invade metaforicamente la mente dei personaggi, e quell’amore sempre in agguato con le sue frecce, o ancora la sfera magica con il potere della maga che si disintegra.
La medesima accortezza avviene con i costumi, dove il nero viene agghindato da semplici drappi per dare significato ai personaggi.

Tra i cantanti abbiamo apprezzato molto il Ruggiero del controtenore Elmar Hauser, che interpreta con grande proprietà di accenti i due ariosi (“Col celarvi a chi v’ama” e “Qual portento mi richiama”), un cantante che ritornerà anche in “Orlando”, la Bradamante di Delphine Galou, che in ogni ruolo in cui l’abbiamo frequentemente ammirata ci prende il cuore nella parte della donna che cerca con tutte le forze di ritrovare l’amore (“Vorrei vendicarmi del perfido cor” “All’alma fedel”), e la giovane Martina Licari, bravissima nella parte di Morgana, con le difficili variazioni delle sue arie (“Tornami a vagheggiar” “Ama, sospira”), anche lei impegnata poi in “Orlando”, dove interpreta ancora con grande abilità il personaggio di Dorinda.
Giuseppina Bridelli, pur non avendo secondo noi l’allure e le phisique du rol di Alcina, si difende bene nelle sue difficili arie (“Ah! Ruggiero crudel – Ombre pallide” “Ma quando tornerai” “Mi restano le lagrime”).

Orlando (ph: Luca Concas)
Orlando (ph: Luca Concas)

Eccoci quindi ad “Orlando”, opera di Carlo Sigismondo divisa anch’essa in tre atti e scritta per il King’s Theatre di Londra nel 1733.
Ne abbiamo ancora un bellissimo ricordo di quando la vedemmo la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia nel 1985, diretta da Charles Mackerras con Lella Cuberli, la divina Marilyn Horne nella parte di Orlando e Giorgio Surian.

Protagonista della storia è Orlando, soldato al seguito dell’esercito di Carlo Magno, che si innamora di Angelica, principessa del Catai, che però è innamorata del giovane saraceno Medoro. Orlando non riesce proprio ad accettare la situazione, uscendo letteralmente di senno. Vaga per terre e montagne uccidendo chi gli sta intorno; ma per sua fortuna gli viene incontro il mago Zoroastro, simbolo della razionalità, che riesce a riconsegnargli il cervello che aveva perso, facendogli comprendere ancor di più la vera essenza di chi gli sta intorno.

Della partita sono anche la pastorella Dorinda, amante infelice di Orlando, che rappresenta in certo modo il pensiero popolare e, ancora, in modo pieno di suggestioni, Amore.
Il ruolo di Orlando, originariamente scritto per Senesino, il grande contraltista castrato, a Ravenna è stato affidato ad un artista che già abbiamo molto apprezzato in “Tamerlano” e “Giulio Cesare”, il controtenore Filippo Mineccia.

Anche qua le videoproiezioni abitano la messa in scena, animando di immagini la stessa struttura di Alcina, dominata questa volta da un albero. E infatti protagonista è la natura con le sue fronde e i rami, richiamati molte volte nel testo, posti in un’atmosfera che cambia ogni volta a seconda dei sentimenti evocati. L’ambiente è anche solcato da una sorta di piscina colma d’acqua.

Quest’autentico capolavoro musicale si esprime ai suoi vertici soprattutto nelle scene di follia di Orlando, di una modernità davvero sconcertante, tra improvvisi scoppi d’ira e melanconici languori (“Fammi combattere”, “Già lo stringo, Già per la man”, “Cielo! Se tu il consenti” e il meraviglioso e lancinante Arioso “Già l’ebro mio ciglio”).
Con fervida immaginazione Pizzi accompagna in questi momenti l’eroe guerriero, confortato da Amore, che lo tiene tra le sue braccia. Insieme a Mineccia, eccellente l’Angelica di Francesca Pia Vitale, Elmar Hauser che, dopo Ruggiero, si confronta sempre con proprietà e finezza con il personaggio di Medoro, ma anche la giovanissima e davvero brava Martina Licari e infine Christian Senn, che in “Alcina” aveva interpretato Melisso, mentre qui è un ottimo Zoroastro, che si esprime con proprietà nell’aria che porta Orlando alla saggezza: “Sorge infausta una procella”.

Non possiamo che terminare con un applauso di ringraziamento al direttore Ottavio Dantone che, alla guida dell’Accademia Bizantina, è stato capace di ridonarci tutte le atmosfere cangianti delle due opere, rendendo indimenticabile questo soggiorno a Ravenna.

Alcina
musica di Georg Friedrich Händel (1685-1759)
dramma musicale in tre atti
libretto anonimo derivato da L’isola d’Alcina di Antonio Fanzaglia
(prima rappresentazione Londra, Covent Garden, 16 aprile 1735)
Edizione Bärenreiter

Alcina Giuseppina Bridelli
Ruggiero Elmar Hauser
Bradamante Delphine Galou
Morgana Martina Licari
Oronte Žiga Čopi
Melisso Christian Senn

Amore Giacomo Decol

Accademia Bizantina
direttore Ottavio Dantone
regia, scene, costumi Pier Luigi Pizzi
luci Oscar Frosio

assistente alla regia Marco Berriel
assistente alle scene Serena Rocco
assistente ai costumi Lorena Marin
video editing Matteo Letizi

produzione Teatro Alighieri in collaborazione con Ravenna Festival
nuovo allestimento

Orlando
musica di Georg Friedrich Händel (1685-1759)
dramma musicale in tre atti
libretto di Carlo Sigismondo Capece da Ludovico Ariosto
(prima rappresentazione Londra, King’s Theatre, 27 gennaio 1733)
Edizione Bärenreiter

Orlando Filippo Mineccia
Angelica Francesca Pia Vitale
Medoro Elmar Hauser
Dorinda Martina Licari
Zoroastro Christian Senn

Amore Giacomo Decol
Isabella, principessa Diletta Filippetto
due soldati Nicolò Matricardi, Luca Montresor

Accademia Bizantina
direttore Ottavio Dantone
regia, scene, costumi Pier Luigi Pizzi
luci Oscar Frosio

assistente alla regia Marco Berriel
assistente alle scene Serena Rocco
assistente ai costumi Lorena Marin
video editing Matteo Letizi

produzione Teatro Alighieri in collaborazione con Ravenna Festival
nuovo allestimento

Visti a Ravenna, Teatro Alighieri, il 13-15 novembre 2025

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