Le Architetture del presente di Danza in Rete 2026

In questa edizione Accrorap con Prelude (ph: Carlos Fernandes)
In questa edizione Accrorap con Prelude (ph: Carlos Fernandes)

Alessandro Bevilacqua ci racconta alcune delle scelte della nona edizione, in corso fino al 24 maggio a Vicenza

Da anni ci piace seguire Danza in Rete, il festival dedicato alla danza contemporanea che invade la città di Vicenza.
La IX edizione ha aperto i battenti il 13 febbraio e proseguirà fino al 24 maggio 2026, con il tema “Architetture del presente”, distribuendosi fra spazi teatrali, luoghi non convenzionali e ambienti urbani. Il titolo esprime l’intenzione di costruire un futuro per la danza contemporanea italiana attraverso solide fondamenta e una forte vocazione all’internazionalizzazione, come dimostrano le numerose collaborazioni e gli artisti stranieri presenti in cartellone. “Architetture del presente” esalta la danza come costruzione di corpi e movimenti che modellano lo spazio, creano reti di significato e, in quanto vivi e plurali, raccontano il nostro tempo.

La direzione artistica del festival è curata da Pier Giacomo Cirella in collaborazione con Loredana Bernardi per la stagione di danza, e da Alessandro Bevilacqua per la sezione Off, i progetti di scouting, le masterclass. Da quest’anno, ad essi si è aggiunta Dominique Martin, consulente artistica per i progetti internazionali, già operativa nella NID Platform.

La curatela di squadra rende ogni anno possibile un cartellone davvero ricco e vario, sia per provenienza che per linguaggi, e anche per generazioni di appartenenza degli interpreti, spaziando dal classico rivisitato al contemporaneo più audace. E quest’anno la fisarmonica espressiva si estende ulteriormente: dalle creazioni ludiche e raffinate dei Momix all’iper-performativo concettuale, sconfinando con la teatralità e persino con la stand up comedy. Tante prime regionali o creazioni site specific, qualche prima nazionale oppure opere di repertorio che non invecchiano mai.
Il festival non è solo una rassegna di spettacoli, ma anche masterclass, laboratori, residenze, approfondimenti, incontri.

Per focalizzare meglio le specificità dell’edizione in corso, abbiamo chiesto ad Alessandro Bevilacqua di metterne in rilievo le impronte più peculiari dato che, come ci ha anticipato, “Il 2026 segna un salto di qualità per Danza in Rete”.

Ciò è risultato evidente sin dall’apertura, per la quale si è voluto puntare in alto affidandola alla Compagnie Marie Chouinard, per la prima volta a Vicenza. Che ha replicato la performance del 2012, “In Museum”, a Palazzo Chiericati: il pubblico si è trovato coinvolto nell’invito a formulare un desiderio, a cui i performer hanno risposto con un’improvvisazione esclusiva. In questa scelta, non solo si è ribadita la vocazione site-specific del festival e la sua volontà di far dialogare danza e patrimonio culturale, ma si è dimostrato sin dall’inizio un cambio di passo nel ripensare il rapporto con la città e la sua comunità.

Ne è stata una conferma potente “Swan”, creazione di Gaetano Palermo messa a punto per la Biennale College Teatro del 2023. Eseguita in piazza dei Signori, la performance vede una ragazza sui pattini allenarsi riprendendosi in diretta. Il pubblico è rimasto esterrefatto al suono di spari e alla vista della caduta del corpo. La ragazza, apparentemente ferita, ha tentato più volte di rialzarsi, nell’immobilismo attonito degli astanti.
Senz’altro si è trattato di un «lavoro poco rassicurante in ambito urbano – ha commentato Bevilacqua – una sorta di spartiacque nella storia del festival» che, attraverso questo evento, ha iniziato la comunità urbana dei passanti a «linguaggi più complessi e più scomodi, aprendo questioni più conturbanti», accentuati dal preciso momento storico che stiamo attraversando.

Swan di Gaetano Palermo (ph: Andrea Avezzù)
Swan di Gaetano Palermo (ph: Andrea Avezzù)

Finora gli interventi di danza urbana si erano mossi in armonia con il tessuto architettonico e sociale, come forme di ammiccamento ad una platea più ampia e spesso estranea alla danza, nell’intenzione di incuriosirla e avvicinarla a questo linguaggio.
Questa sezione del festival sta assumendo una direzione ad un primo sguardo opposta, meno immediatamente leggibile e più provocatoria. Su questa linea, infatti, si inserirà il 25 aprile anche Parini Secondo con “Hit Out”, un progetto coreografico e musicale incentrato semplicemente sul salto della corda, ma capace di parlare di protesta e ribellione.

Accanto a Marie Chouinard, un’altra leggenda è stata ospitata per la prima volta a Vicenza e con un’opera in repertorio da tempo: la Compagnia Virgilio Sieni ha riproposto “Sonate Bach – di fronte al dolore degli altri”. «Non andiamo per forza in cerca del nuovo – ha dichiarato Bevilacqua – ci sono lavori che parlano ancora al presente, progetti che riescono a dire sempre tanto». E in particolare la scelta di Sieni ha voluto valorizzare il suo ruolo chiave nella definizione di una grammatica della danza contemporanea.
Nell’azione di educazione del pubblico ai linguaggi della danza si inserisce quindi non solo l’esposizione ad esiti iper-contemporanei, ma anche ai maestri di quella che si sta profilando come tradizione del contemporaneo. E senz’altro questo tipo di visione risulta formativa per il numeroso giovane pubblico che frequenta il festival.

Di storico quest’anno non ci sono solo Maestri e opere di repertorio ma anche luoghi: per la prima volta Danza In Rete sbarca al Teatro Olimpico di Andrea Palladio. Accadrà il 21 aprile con la prima regionale di “Gran Bolero”, reinterpretato dalla compagnia En-Knap Productions & Zagreb Dance Company. La celebre composizione di Ravel sarà rielaborata attraverso una lente contemporanea da 12 danzatori.

Numerose sono poi le collaborazioni del festival con soggetti e network internazionali. Attraverso questi canali sono stati segnalati, ad esempio, gli artisti taiwanesi Shi-Hao Huang e Chih-Chia Huang o lo sloveno Jan Rozman.

Accanto ai grandi nomi, si continua a investire sulle nuove generazioni. Uno degli artisti su cui Danza in Rete ha investito di più nel tempo, fino a nominarlo Artista in Rete dall’anno scorso, è Adriano Bolognino, che quest’inverno ha firmato alcune coreografie della cerimonia inaugurale dei giochi olimpici invernali. Per tutto lo staff vicentino si è trattato di un momento commovente, che corona un percorso di sostegno e accompagnamento degli artisti protagonisti soprattutto della sezione Off.
In questa edizione il coreografo partenopeo, appena trentenne, porterà il 18 aprile due nuove produzioni: “Organi”, il secondo capitolo di “Last movement of hope”, in prima nazionale ed in anteprima nazionale “Nella neve”.
Il rapporto con Bolognino si nutre di scambi reciproci: «Lui ci porta la sua visione, noi cerchiamo di sostenerlo e di dargli lo spazio che si merita», conferma Bevilacqua.
Oltre a spazi di residenza, lo staff lo sostiene nell’esplorare altri livelli di creazione, ad esempio in spazi non teatrali o a contatto con piccole comunità avviate o meno alla danza.

Last Movement of hope - Organi di Bolognino
Last Movement of hope – Organi di Bolognino

Nell’edizione in corso, risultano ospiti talenti emersi dal Network Anticorpi, come Vittorio Pagani, che in “Records” ha analizzato le dinamiche sociali del perfezionismo in un mondo dominato da algoritmi infallibili; Teodora Grano, che nella lecture-performance “Grindhouse” ha esplorato l’horror nel cinema; Davide Tagliavini, che in “That’s all” all’interno di un ring forma e sfalda una serie di figure oscillando tra la resa e l’ironia; Francesco Marilungo, che in “Cani lunari” ha dato un saggio della sua poetica profondamente legata al folklore magico e sciamanico. Altri talenti sono emersi dalla piattaforma NID: come Paola Bianchi, il cui tratto distintivo è l’indagine sulla compresenza di corpi con abilità e percezioni differenti e che il 10 aprile presenterà “Brave” insieme a Valentina Bravetti; e Virginia Spallarossa, che ha diretto la Compagnia Déjà Donné in “Rave.L” rivisitando il concetto di rave come rito danzato in forme raffinate che suggeriscono l’infrazione di strutture convenzionali.
Nell’insieme si tratta di una generazione che ibrida le discipline e i codici espressivi con risultati costruttivi rispetti al piano comunicativo. In questa lista si sarà percepita l’ampia presenza femminile, che risponde ad un’intenzione chiara di valorizzare questa componente spesso sottorappresentata.

Un’impronta femminile ha marcato anche il più interessante progetto di arte per la comunità presentato quest’anno. Una delle prime date è stata occupata dal collettivo Jennifer Rosa, che da anni collabora con il festival conducendo i percorsi creativi degli Spettatori Danzanti, in virtù di una presenza storica a Vicenza come faro di ricerca e formazione nel contemporaneo. In quest’edizione ha avuto uno spazio esclusivo nel cartellone portando l’esito di un laboratorio con non professionisti e ha condotto sul palco 20 partecipanti (di cui 19 donne), diretti da Chiara Bortoli e Francesca Raineri.
“Per prima cosa attenzione al luogo” ha materializzato l’investimento del festival e del Collettivo nella promozione della partecipazione attiva all’esperienza e alla creazione artistiche e nella costituzione di comunità ispirate dalla tensione alla ricerca espressiva. Il risultato ha superato le aspettative per qualità performativa e impatto emotivo, stagliandosi come gesto politico con cui rivendicare la potenza dei legami collettivi, la presenza distintiva delle donne, la forza contrastiva di ciò che genera bellezza.

Con l’arrivo della primavera, si potrà partecipare ancora a 13 eventi. Qui il programma completo.

Scarica il Daily K di questo articolo

0 replies on “Le Architetture del presente di Danza in Rete 2026”
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *