Bugimirò. Con Alessandro Pintus spiando il sogno segreto di un tarlo

Alessandro Pintus
Alessandro Pintus
Bugimirò (photo: teatridivetro.it)

Palco sgombro, solo un armadio da vecchia casa anni Cinquanta, che promette di diventare forno di musica e luci. Invece, più che musica, sono simpatici rumori: finiamo per diventare tutti ciechi – come tarli, appunto – ad ascoltare il padrone di casa (umano) che reagisce alla sveglia, scende dal letto, prepara il caffè, si veste, fischietta ed esce. Lasciando al tarlo tutto il silenzio, il tempo e lo spazio a disposizione: può divorare quello che vuole. Il sogno di ogni tarlo.

In agguato può sempre esserci l’uomo che torna, armato di paletta ammazza-insetti, nel tentativo di liberarsi. E questo ritorno, interpretato sempre da Alessandro Pintus, riesce divertente: è un piccolo sommario sul mimo e sulla danza libera, arabesco slegato sulle forme dell’insofferenza.

Poi la scatola magica dell’armadio diventa schermo per ombre digitali e videoproiezioni e sterziamo finalmente verso il teatro visuale puro. Semplice no, ma puro senza dubbio. Le idee sono tante, prendono forma dalla segatura, immaginata – e utilizzata – come residuo grezzo di una trasformazione, si sviluppano in forma agile tra trame di passi di danza e si abbandonano a disegni spaziali che occupano tutto il palco. Superiamo presto il bisogno di un filo logico, più interessante sfocare la vista in uno sguardo periferico e stare a vedere strane forme che mandano insoliti messaggi, mentre si staccano dal fondo i contorni dell’essere umano e, insieme al sudore che scende veloce, cala sugli occhi una danza della penombra.


Non fosse che, a questo lavoro prodotto da Ztl_pro, manca una mano severa nella regia e nel montaggio dei quadri: si sente, a volte, la supremazia dittatoriale di un danzatore innamorato di sé che è anche autore del proprio stesso racconto, sintesi del proprio stesso epilogo. Nella danza, specialmente se mescolata al teatro, è senza dubbio essenziale il gioco narcisista dell’esibizione totale, ma la regia (o coreografia che sia) necessita sempre di un polso rigido e pronto alla sterzata, alla sottrazione, in definitiva all’umiltà, qui spesso assente. Quando si affida tutto a un unico autore-performer è sempre in agguato il rischio di un’eccessiva indulgenza. Peccato, in fondo, vedere ottime idee che perdono forza soltanto a causa di una durata esagerata.

Poi il tarlo diventa crisalide, presto farfalla, in una mutazione realizzata in digitale (da Simone Palma), mentre grande – anche se non sempre rigoroso – è l’aiuto dei black men (Raffaele Zanobi e Donato Simone), che dovrebbero far volare oggetti come nel teatro nero praghese. Di certo stupisce, comunque, l’interesse per un teatro solo visuale, per un certo gusto verso la semplice illusione ottica, tutto sommato raro nel teatro indipendente di oggi.

BUGIMIRÒ – SOGNO SEGRETO DI UN TARLO
ideazione e direzione di Alessandro Pintus
produzione: Ztl_pro
interpreti: Alessandro Pintus, Raffaele Zanobi, Donato Simone
scene: Donato Simone
costumi: Valentina Pintus
musiche: Gabriele Quirici
video art: Simone Palma
durata spettacolo: 1 h 25’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Roma, Teatro Palladium, il 15 maggio 2009
Festival Teatri di Vetro 3

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