Era delle cadute: nel tempo dell’individualismo, insieme si cade meglio

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Era delle cadute
L’Era delle cadute di Lo Sicco/Civilleri (photo: Nico Bruchi di ElektroDomestikForce)
È piuttosto diffuso lo stereotipo dell’artista solitario, chiuso a coltivare il proprio “orto” creativo e poco propenso alla collaborazione e contaminazione con altri. Uno stereotipo che porta con sé inevitabili contraddizioni, in quanto forse nessun’altra professione si nutre di scambi come quella artistica, ma che trova non pochi riscontri nella realtà: spesso nel mondo dell’arte domina l’individualismo, con una molteplicità di soggetti che di rado si uniscono per intraprendere percorsi comuni.

“Era delle cadute”, progetto ideato e coordinato dalla Fondazione Pontedera Teatro nell’ambito del festival Fabbrica Europa, si pone così in netto contrasto con questa tendenza, mettendo in discussione stereotipi e certezze del teatro contemporaneo: nove compagnie indipendenti, composte prevalentemente da giovani, hanno mescolato le proprie energie, idee e poetiche – a volte anche molto diverse – per creare insieme uno spettacolo (o meglio, come lo definisce Roberto Bacci, direttore artistico della Fondazione, un “laboratorio aperto al pubblico”), andato in scena al Teatro Era lo scorso fine settimana.
Per prepararlo, una residenza di cinque giorni caratterizzata non solo dal lavoro comune, ma anche da una vera e propria convivenza all’interno degli spazi del teatro.

“Era delle cadute” rappresenta la seconda tappa di un percorso iniziato nel febbraio 2013, quando alcune compagnie provenienti da varie parti d’Italia si sono incontrate a Pontedera.
«In realtà – spiega Loris Seghizzi di Scenica Frammenti – il progetto è nato ancora prima del 2013: il gruppo si è formato a partire dalle compagnie che hanno partecipato al festival Collinarea di Lari e che ne hanno fatto la storia».

Nel 2013, dunque, è avvenuto il primo incontro “ufficiale”, su proposta della Fondazione Pontedera Teatro, che per l’occasione ha scelto un titolo particolarmente evocativo: “Scendere da cavallo”.
Gli artisti sono stati cioè invitati a prendersi una sorta di “pausa” dal lavoro quotidiano per intraprendere una riflessione condivisa su tutti gli aspetti del proprio mestiere: artistici, di metodo, organizzativi.


Per Andrea Cramarossa (Teatro delle Bambole) è stato «un incontro dove ci siamo conosciuti parlando ognuno delle proprie esperienze e di ricerca». Uno scambio non solo teorico, ma anche pratico, con alcune performance dal vivo e in video, e sezioni aperte di improvvisazioni ed esercizi. Così «ognuno ha mostrato il proprio modo di lavorare» racconta Francesca Macrì di Biancofango. Per Gabriele Di Luca (Carrozzeria Orfeo) l’incontro ha rappresentato «l’occasione di scambiarsi pratiche artistiche sul training e sulle modalità di lavoro tanto artistiche quanto organizzative».

“Scendere da cavallo” è stato secondo Roberto Bacci «un incontro che raramente accade, in cui ci si rende disponibili all’occhio indiscreto dell’altro, in cui uno parla della propria poetica, mostra la sua idea di attore, di drammaturgia, di regia, di allenamento». Da qui poi «la necessità di passare dalla fase di intimità alla fase del sudore comune, cioè vincere la sfida di lavorare insieme e di produrre un laboratorio aperto visitabile dal pubblico».

Era delle cadute
Photo: Nico Bruchi di ElektroDomestikForce
Ecco quindi il secondo appuntamento, “Montare a cavallo”, che ha portato alla realizzazione di una performance collettiva. «La cosa interessante – ripercorre Sabino Civilleri (Lo Sicco / Civilleri) – è che la direzione di Pontedera Teatro ha lasciato a noi la gestione del progetto, occupandosi esclusivamente dell’ideazione e, insieme a Fabbrica Europa, del coordinamento delle compagnie».
Un’esperienza difficile eppure gratificante, come testimonia Isabella Rotolo (Le Vie del Fool): «Non è stato facile creare un dialogo e conoscersi nella pratica del lavoro in così poco tempo; siamo stati “costretti” e al tempo stesso felici di trovarci insieme».
Nonostante le difficoltà secondo Bacci i gruppi sono riusciti ad «autodisciplinarsi e autocoordinarsi, rispettando ognuno il ruolo e l’identità dell’altro».
Anche il tema della caduta, racconta Civilleri, è stato scelto dalle compagnie a partire da una riflessione sul contemporaneo, concetto ampio che non si limita a designare il teatro dal Novecento a oggi, ma che include «tutto quello che accade intorno a noi e nella nostra vita, che è in caduta libera verso non si sa che cosa».

Anche in scena il senso di precarietà e di sospensione che gli artisti hanno voluto trasmettere è ben percepibile: i nove quadri in cui si articola la performance (ognuno affidato ad una compagnia diversa) e il prologo che li precede rappresentano ed elaborano il tema della caduta con linguaggi e modalità diverse.

La compagnia Lo Sicco / Civilleri, cui sono affidati anche i momenti di raccordo, ci porta fin dall’inizio in una sorta di cantiere aperto, dove, tra oggetti sospesi, funi, rumori meccanici, si aggirano alcuni operai ed altre figure. Questi personaggi, affiancati da bravissimi acrobati, svolgeranno poi una funzione di supporto per tutti gli artisti, intervenendo tra un quadro e l’altro come una sorta di funzionale “filo d’Arianna”.
E sul finire dello spettacolo li vedremo impegnati nel tragicomico e vano tentativo di issare una bandiera italiana.

All’interno di questo cantiere si alternano poi gli spettacolari “voli” su trampoli del Teatro dei Venti, le ironiche, agghiaccianti e stranianti “istruzioni per il decollo” di Scenica Frammenti, il contrasto tra peso e leggerezza, fra necessità e libertà interpretato da Le Vie del Fool, il rarefatto dialogo di coppia di Macelleria Ettore, le metafore calcistiche di Biancofango, l’emozionante lotta di strada che gli artisti di Carrozzeria Orfeo danzano con aerea “violenza”, per poi rappresentare rituali di morte.

Il tema della morte è in seguito sviluppato dal Teatro delle Bambole con un intenso monologo e con un dialogo crudo e delicato al tempo stesso, e quindi da Ossadiseppia, che conclude la propria performance sfondando letteralmente la “quarta parete”.
Infine una sorpresa quasi barocca: l’apparizione di un enorme scheletro di uccello sul fondo della scena, che si apre come un sipario verso lo spazio esterno lasciando intravedere le sagome dei palazzi circostanti.

In preparazione per Era delle cadute
In preparazione per Era delle cadute
Appropriato ed efficace il contributo musicale offerto ad alcuni quadri da Iginio Luigi Caselgrandi alla batteria e Luca Tilli al violoncello. Tutti gli interpreti mostrano grandissimo impegno: si apprezza lo sforzo di ognuno nel valorizzare e mettere al servizio del progetto comune le proprie qualità e caratteristiche. Alcuni lavorano più sulla voce, altri sul corpo e sul ritmo, altri ancora su esercizi acrobatici, quasi circensi. Forse non tutti raggiungono lo stesso livello di intensità, così a volte si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un lavoro intellettualmente stimolante, ma di scarsa presa dal punto di vista emotivo.
Tuttavia è impossibile valutare un’opera come “Era delle cadute” prescindendo dal contesto in cui è nata: non si può che esprimere ammirazione per tutti gli artisti, che sono riusciti a creare in pochissimo tempo e in condizioni molto particolari una performance unica e interessante.
La collaborazione reciproca, la generosità nel mettere in comune idee e capacità hanno prodotto, come afferma Seghizzi, una «deviazione importante dalla tendenza al “divide et impera”, che ci vuol tenere divisi per renderci più deboli».

Per quanto riguarda il futuro «non è prevista la semplice replica – spiega Civilleri – ma le compagnie resteranno sicuramente in comunicazione». Ipotesi confermata da Bacci, che profila una terza tappa basata «su presupposti completamente diversi», e aperta anche ad altri gruppi.

ERA DELLE CADUTE
produzione collettiva della Fondazione Pontedera Teatro e di nove gruppi teatrali – Biancofango, Carrozzeria Orfeo, LeVieDelFool, Lo Sicco/Civilleri, Macelleria Ettore, Ossadiseppia, Scenica Frammenti, Teatro delle Bambole, Teatro dei Venti
direzione artistica del progetto: Roberto Bacci
disegno luci: Stefano Franzoni
direzione tecnica: Sergio Zagaglia
luci e fonica: Giovanni Berti e Valeria Foti

durata: 1 h e 22′
applausi del pubblico: 2′ 10”

Visto a Pontedera (PI), Teatro Era, il 13 giugno 2014
Fabbrica Europa
 

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