Farfalle. Le ‘povere orfane contemporanee’ di Aldrovandi

Bruna Rossi e Giorgia Senesi
Bruna Rossi e Giorgia Senesi

Il drammaturgo emiliano Emanuele Aldrovandi, classe 1980, che già conoscevamo per gli ottimi risultati di “Il generale“, “Nessuna pietà per l’arbitro”, “La donna più grossa del mondo”, ma anche per “Omicide House”, “Scusate se non siamo morti in mare” e la sua versione scenica di “Tamburi nella notte” di Brecht, è finalmente riuscito, dopo lo stop imposto dalla pandemia, a mettere in scena il suo ultimo testo, “Farfalle”, che lo vede per la prima volta anche in veste di regista.

Dopo le recite all’Elfo Puccini di Milano abbiamo visto lo spettacolo al San Teodoro di Cantù, che da anni è impegnato in una interessante programmazione dedicata soprattutto alla drammaturgia contemporanea.

Aldrovandi ha cominciato a scrivere “Farfalle”, testo che ha ricevuto il Premio Hystrio nel 2015 e il Premio Mario Fratti Award nel 2016, ben otto anni fa, confrontandosi oltre che con diversi contributi letterari, anche con la sua fidanzata, ora moglie, nell’intento di entrare meglio e con più profondità nel sentire femminile.


Il drammaturgo dà vita ad una favola nera ambientata fra Milano, Palermo e New York, in cui due donne ormai lontane, raccontando la loro storia, interpretano tutti i personaggi delle rispettive vite. Protagoniste assolute dello spettacolo sono infatti due sorelle, orfane di madre e con un padre danarosamente egocentrico, che le ha abbandonate per accompagnarsi a una detestabilissima matrigna.

In una specie di camera dei giochi di rosso ammantata (le scene e le grafiche sono di CMP design, costumi di Costanza Maramotti e luci di Vincent Longuemare), troviamo Giorgia Senesi e Bruna Rossi, la bionda e la mora, anch’esse vestite di rosso e dallo stesso taglio di capelli, un rimando un po’ iconografico alle gemelle di kubrikiana memoria.

Legatissime tra loro fin da piccole, le sorelle hanno inventato un gioco particolarissimo, con l’intento proprio di accomunare sempre di più il proprio destino. Così, scambiandosi una collana a forma di farfalla, hanno deciso che chi la possiede possa obbligare l’altra a fare qualsiasi cosa, pena la fine del tutto.

Sempre recitando come in un vero e proprio gioco pirandelliano delle parti, in cui i personaggi maschili fanno proprio brutta figura, assistiamo allo svolgersi parallelo, ma diversissimo, delle due esistenze, con la sorella bionda che accetta di sposarsi con un uomo, scelto dal padre, avendone due figlie, mentre la mora decide di diventare madre attraverso la fecondazione eterologa.

Ognuna, nel gioco impostosi, accetta di permettere all’altra una scelta che non condivide, finché alla fine si incontreranno per una resa dei conti finale, all’ultimo sangue, in uno scambio di accuse reciproche che le porteranno ad unire, per l’ultima volta, i loro destini, dato che il gioco intrapreso non ammette né vinti né vincitori.

All’interno di una cornice del tutto surreale, in cui scorre sempre un senso di sottile malessere, lo spettacolo si fa amare soprattutto perché riesce a far entrare il pubblico, in modo semplice e profondo, nelle caratteristiche così diverse delle due donne, nelle loro scelte, nelle loro disillusioni, come fossero proprie.

Rimane il sospetto che il testo e la messa in scena di Aldrovandi, con i loro riferimenti fiabeschi, suggeriscano sino alla scena finale che le sorelle non si siano mai allontanate dalla stanza, rimanendo per sempre bambine (in ciò si riverbera anche la loro particolare fisicità, per nulla lasciata al caso e curata da Olimpia Fortuni), complici di un crudele gioco a rimpiattino in cui, nonostante tutto, l’amore regna sovrano.

In scena domani sera al LAC di Lugano.

FARFALLE
testo e regia Emanuele Aldrovandi
scene e grafiche CMP design
costumi Costanza Maramotti
luci Vincent Longuemare
con Bruna Rossi e Giorgia Senesi
assistente alla regia Valeria Fornoni
produzione Associazione Teatrale Autori Vivi, Teatro dell’Elfo, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con: L’arboreto Teatro Dimora, La Corte Ospitale Centro di Residenza Emilia-Romagna e con Big Nose Production – con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (CapoTrave/Kilowatt e Armunia) e Fondazione I Teatri Reggio Emilia
testo vincitore del Premio Hystrio 2015 e del Mario Fratti Award 2016

durata: 1h 10′

Visto a Cantù (CO), Teatro San Teodoro, l’11 dicembre 2021

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