Il convegno: Punta Corsara tra gli stereotipi contemporanei

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Il Convegno
Il Convegno (photo: Marina Dammaco)
Per riflettere e parlare di periferie e del disagio insito in tali luoghi chi meglio della compagnia Punta Corsara sembrerebbe poterlo fare?

Come quarto appuntamento della stagione di Fuori Luogo a La Spezia, il trio di direttori artistici Bandoli-Cerri-Lucenti ha scelto lo spettacolo vincitore di In-Box 2013, “Il Convegno”, un’“azione teatrale sul tema delle periferie”. Scelta che il pubblico, numeroso in occasione di entrambe le repliche, ha dimostrato di apprezzare, con applausi e risate fragorose a scena aperta.

Sul palco assistiamo ad un vero e proprio convegno, uno “spettacolo-conferenza” sulle periferie con tanto di assessori, operatori, sociologi e urbanisti, alle prese con soluzioni e proposte che intervengano a risolvere questioni da sempre materia prelibata di distanti mass media, in un Sud simboleggiato dalla città di Napoli – con tutti i suoi stereotipi – e dall’ospite d’onore, Giuseppina, figura di ragazzina difficile (che sembra uscita dall’universo figurativo di Tetsuya Chiba), poco incline ad accettare tutta la fuffa retorica che emerge dalle parole degli invitati, portatori del comune immaginario sulle estreme periferie meridionali.
Il tutto viene inframezzato e condito con le parole di autori come Karl Valentin, Achille Campanile, Rem Koolhaas e Kurt Vonnegut.

Veloce e compatto, tutto giocato su azione e scambi serrati, tra farsa e pop, con un recitato sempre un po’ sopra le righe, lo spettacolo della compagnia campana testimonia un grande successo di pubblico, anche se ottenuto, in alcune soluzioni, in modo forse un po’ troppo “facile”, e con qualche stereotipo di troppo.
Qualche scelta che optasse per “porte strette” – sfruttando un riferimento un po’ grossolano a Gide -, anziché passare attraverso la soglia delle scelte più “comode” e dirette avrebbe forse rafforzato il lavoro. Evitando il rischio che, per parlare di stereotipi, si finisca per sfruttarne altri.

Al termine dello spettacolo, che dopo varie tappe in Emilia Romagna sarà il 27 febbraio ad Arezzo e il 28 a Sinalunga (SI), ho rivolto alcune domande al regista Emanuele Valenti, in una sorta di intervista estemporanea su uno spettacolo nato da una scrittura collettiva, e che lui definisce “il nostro lavoro più contemporaneo”, come in effetti denotano i molti riferimenti al cinema e alla cultura che ci circondano.

Alcune scelte mi sono parse un po’ facili, quasi a voler strizzare l’occhio al pubblico. È una scelta voluta o la cosa vi è, diciamo così, scappata di mano?
Non è una scelta. Se tu l’hai percepita così, è scappata di mano…

Il Convegno
Il Convegno (photo: Marina Dammaco)
Qual è l’idea di base che hai sviluppato?
Questo non è solo un lavoro farsesco, è anche un lavoro triste, crudo, con un finale amaro, che parla dell’incomunicabilità tra il potere e la poesia. È un lavoro che tratta di come vengono raccontate le cose e di quanto questo modo di raccontarle poi le crei…

Oggi pensavo, prima di vedere il lavoro, a come Napoli, da essere una città di stereotipi, sia diventata essa stessa uno stereotipo. Questa cosa l’ho colta anche nello spettacolo, per questo ho parlato prima di alcune scelte facili. Ad esempio, quando in scena si cita un monologo, si cita proprio quello famosissimo dall’Amleto…
La scelta lì è voluta perché è un lavoro che parla degli stereotipi, c’è quindi una volontà anche dietro questa decisione.

Tra le vostre scelte, c’è anche quella di una recitazione sempre sopra le righe, da cui emergono alcune individualità attorali di rilievo.

Rispetto alla recitazione… io odio la recitazione accademica; a noi non interessa recitare bene. Questo è un lavoro dove non c’è nulla: non ci sono scene, non ci sono costumi ed è molto delicato dal punto di vista recitativo.

Nello spettacolo tutti sembrano avere un ruolo “uguale” agli altri, come fossero tutti dei primi attori, o come se non ci fosse volutamente un protagonista nel senso comune del termine… E’ una tendenza alla democrazia delle parti?
No, non c’è una democrazia, c’è uno spettacolo corale: essendo nato come lavoro di gruppo – anche di scrittura scenica – ha dato modo a chi ha fatto proposte che io ritenevo valide, di tenerle. Preferisco lavoro corale piuttosto che lavoro di primi attori, ma non è una scelta democratica; in teatro non esiste proprio la democrazia.

IL CONVEGNO
con: Emanuele Valenti, Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Vincenzo Salzano, Valeria Pollice, Michele Vitolini, Gianni Vastarella
collaborazione artistica: Antonio Calone, Marina Dammacco
regia: Emanuele Valenti

Visto a La Spezia,
Centro Giovanile Dialma Ruggero, 8 febbraio 2014
 

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