Il fantasma di Canterville di Factory, fiaba dark piena di energia

Il fantasma di Canterville (ph: Eliana Manca)
Il fantasma di Canterville (ph: Eliana Manca)

Il monologo ispirato all’omonimo racconto di Oscar Wilde, con Angela De Gaetano e la regia di Tonio De Nitto, apre a Milano la rassegna “Piccoli Parenti” durante il weekend di Halloween

Lo scrittore Oscar Wilde, che consacrò la vita al piacere attingendo al vino della voluttà e al miele del superfluo, non poté esimersi dal brivido, creando opere tra il misterioso e il meraviglioso.
Nacque così, nel 1887, il racconto fantastico-umoristico “Il fantasma di Canterville”. Eravamo sul finire dell’era vittoriana, caratterizzata da un approccio rigoroso e moralizzante, con una letteratura intrisa di descrizioni realistiche, ambientazioni urbane, narratori onniscienti, e uno sguardo severo incline ad esaltare le virtù borghesi e a stigmatizzare i vizi.
Wilde rispondeva proclamando il dovere di godere esorcizzando la morte, trasfigurando il macabro e il tenebroso in note romanticamente scherzose.

Nella sala A del Teatro Franco Parenti di Milano è di scena “Il fantasma di Canterville” prodotto da Factory Compagnia Transadriatica, monologo di e con un’invasatissima Angela De Gaetano, con la regia psichedelica di Tonio De Nitto.
Attorno a noi, un nugolo di ragazzini travestiti, nascosti dietro maschere emaciate grottescamente pallide, con cappelli a punta da streghe o stregoni, nel caos di teschi, ossa e ragnatele. È il ponte dei Morti. È di scena il rito pagano di Halloween, la celebrazione festosa della morte, il ricatto amletico del “dolcetto o scherzetto.”

Liberamente ispirato a Wilde, lo spettacolo di Factory vede al centro la quindicenne Virginia, timida, riservata, al cospetto della sua famiglia americana di sei persone. Sono gli Otis, combriccola ottocentesca progenitrice della famiglia Addams. Abbiamo Hiram, buon padre di famiglia e contegnoso ambasciatore presso sua maestà britannica; la moglie Lucrezia, igienista compulsiva; il figlio maggiore Washington, di molte parole e pochi fatti; la coppia di gemellini pestiferi Stars & Stripes. E c’è pure un gatto tenerissimo, che è l’amore di Virginia.

Seguendo la moda del tempo, la famiglia acquista nella campagna inglese un castello infestato dal fantasma di Sir Simon, proprietario del maniero tre secoli prima, colpevole dell’assassinio della moglie e poi misteriosamente scomparso a sua volta. A ricordare il terribile delitto, una macchia di sangue sul tappeto del salone che non vuol saperne di sparire e, che assai più del fantasma, torna a popolare gli incubi di Lucrezia. La governante, Mrs. Umney, non fa che ricordare alla famiglia l’inanità di cancellare la traccia del delitto, che peraltro si diverte quotidianamente a cambiar colore.

Ma che brava Angela De Gaetano a tipizzare i vari personaggi. A giostrare tra parole e immagini, tra comparse e smaterializzazioni. Ad assortire toni comici e toni tenebrosi. Confusa tra costumi, veli e tende, essa solleva il cupo abito vittoriano, per svelare altri sorprendenti costumi-scenografia.
Ginnastica ritmica, canto e meta-teatro. L’attrice avvia danze sinuose, piroette come trottole cadenti, coreografie oniriche corredate da un nastro fluorescente. Essa cade, si rialza, si produce in acuti soul e assoli melodrammatici, comandando i cambi di scena al suono di uno campanello o chiamando il buio avvitando una mano.

Per questa ghost story, è riduttiva la definizione di teatro-ragazzi, ma anche quella di teatro tout public. La verità è che questo gioiellino effervescente di un’oretta fila liscio come l’olio che sir Hiram vorrebbe passare sulle catene del fantasma per attutirne il rumore.
“Il fantasma” di Factory è uno spettacolo totale. Ogni meccanismo è dettagliato e oliato alla perfezione: le musiche originali di Paolo Coletta, che puntellano l’azione di suoni sinistri, stridenti, franti, spiazzanti, oppure di note buffe e poetiche, briose e liriche, alimentando suspense e humour; le scene di Porziana Catalano, sobria stilizzazione di un’ambientazione gotica; le luci di Davide Arsenio: tenebrose, agitate, tetre, bianche, rossastre, a squarciare come bagliori filamentosi quel senso di lugubre; i costumi di Lapi Lou, che ricostruiscono i topoi del campionario horror, per scompaginarli un attimo dopo.
Essenziale la collaborazione al movimento di Annamaria De Filippi, che rende avvincente la pièce aggiungendovi quel surplus di dinamismo che ci fa dimenticare che siamo di fronte a un monologo.
Tonio de Nitto alla regia ha il compito di amalgamare il tutto.

Emulando il Tim Burton di “Nightmare before Christmas” o della “Sposa Cadavere”, tra dark, surreale, investigativo e umoristico, questo lavoro appassionato coniuga l’inventiva trasognata di scenografie cartoon (cui collabora Silvia Giancane) con l’artigianalità dello spettacolo dal vivo, affascinando gli spettatori in erba, ma anche gli habitué del teatro d’autore. E c’è pure un cammeo voiceover di Roberto Latini. Questo “fantasma di Canterville”, dove l’incubo diventa allegria e la morte viene sconfitta dall’amore, è insomma un magnifico spot per il teatro: da praticare, oltre che da vedere.

IL FANTASMA DI CANTERVILLE
liberamente ispirato all’omonimo racconto di Oscar Wilde
di e con Angela De Gaetano
regia Tonio De Nitto
musiche originali Paolo Coletta
voiceover Roberto Latini
scene Porziana Catalano
assistente scenografa Silvia Giancane
luci Davide Arsenio
costumi Lapi Lou
collaborazione al movimento Annamaria De Filippi
tecnico Graziano Giannuzzi
foto di scena Eliana Manca
produzione Factory Compagnia Transadriatica
si ringraziano Polo Bibliomuseale di Lecce, Teatro Comunale di Novoli, Filippo Bubbico

età: per un pubblico dai 7 anni in su

durata: 55’
applausi del pubblico: 2’ 40”

Visto a Milano, Teatro Franco Parenti (rassegna “Piccoli Parenti”) il 31 ottobre 2022

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