Inteatro 22: a Polverigi spazio alla danza contemporanea

I'll do, I'll do, I'll do di Dewey Dell (ph: Giulia Di Vitantonio)
I'll do, I'll do, I'll do di Dewey Dell (ph: Giulia Di Vitantonio)

La 43^ edizione del festival ha visto protagonisti, fra gli altri, Dewey Dell, Bert & Nasi, Salvo Lombardo, Jaha Koo e Claudia Calderano

15 giugno 2022: decade l’obbligo di utilizzo delle mascherine per spettacoli ed eventi e, coincidenza, inizia il festival Inteatro, in una rinnovata voglia di essere più liberi e rilassati, di godersi questo inizio di estate che porta con sé il caldo e l’aria di vacanze, ma anche tanti eventi culturali che si rincorrono.

La 43^ edizione del festival diretto da Velia Papa – che molto spazio ha dato alla danza contemporanea – si apre al parco di Villa Nappi a Polverigi.
Una pedana tra gli alti alberi, e lì una figura nera – Teodora Castellucci – ripiegata su sé stessa, dentro un cerchio di stoffa anch’essa nera; davanti a lei due falci incrociate: è “I’ll do, I’ll do, I’ll do”.
Il pulsare di una musica elettronica la inizia a far muovere. Il movimento si concentra sulla testa, collo lasciato, cranio pendente e sussultante che trasferisce all’intero corpo uno scuotimento ossessivo, che fissa in attimi frantumati i gesti di paura, di difesa, di richiesta di aiuto, di negazione.
Nel suo avanzare sussultante incontra le falci, simbolo di morte ma anche simbolo della classe contadina, di ciò che è legato alla terra in maniera magica e oscura. Le falci appoggiate sul corpo, con le sinistre lame ricurve diventano sottolineatura, presagio. Come evocata da questo rituale, la stoffa che circonda la figura centrale si gonfia, diventa una informe figura nera fluttuante e minacciosa che incalza, incalzata a sua volta da un crescendo musicale potente, e alla fine ingloba chi l’ha richiamata, placandosi.
Pezzo dalla forte coerenza questo dei Dewey Dell, costruito intorno a una scelta di movimento che tutto informa, sostenuto e amplificato da una colonna sonora perfettamente congruente; forse sarebbe stato più valorizzato in teatro, con un piano luci adeguato rispetto ad una presentazione alla luce naturale del tramonto, che troppo svela dei trucchi interni.

Stessa location per Claudia Caldarano che presenta il suo “Piano solo, corpo solo”, selezionato per gli Open Studios 2021 della NID Platform. Anche il suo pezzo è costruito su una precisa scelta che lega a sé, con coerenza, lo sviluppo coreografico. Nel suo caso è un parallelepipedo nero dalla superficie liscia che da una parte permette scivolamenti sognanti del corpo, dall’altra impedisce la stabilità del camminare e del correre. Diventa di volta in volta letto su cui sognare, luogo di respingimenti, zattera di salvataggio da un nulla che ci vuole inghiottire, oppure strada da percorrere nei tentennamenti della vita, teatrino per una danza dolce di mani, vetta da scalare con difficoltà e tra mille cadute.
A questo oggetto fa da contraltare un pianoforte, anch’esso nero, suonato dal vivo da Simone Graziano: due solitudini, la danza e la musica, che si incontrano, si scontrano, alle volte si accompagnano, altre solo si sfiorano e s’informano.


Piano solo, corpo solo (ph: Giulia Di Vitantonio)
Piano solo, corpo solo (ph: Giulia Di Vitantonio)

Il tempo di una birra, due chiacchiere per confrontarsi e ritrovare i terreni comuni con chi si rivede dopo uno strano tempo di lontananza, e siamo già al Teatro della Luna per “The End” di Bert & Nasi.
L’incipit ci porta dentro l’originale dimensione artistica del duo franco-britannico. Lo spettacolo inizia infatti non con un’entrata in scena, ma con una uscita di scena, con tanto di saluto delle mani e risata generale del pubblico.
Con lievità e ironia i due performer, con pochi e semplici elementi, ci raccontano la catastrofe climatica in corso e come la nostra esistenza vi scorra in mezzo, con la sua normale precarietà che bilancia vita e morte, il futuro che si proietta nei figli che prendono il posto dei padri in un tempo che è nulla di fronte al tempo dell’universo.
Precisi, puliti, assolutamente distaccati ma empatici, Bertrand Lesca e Nasi Voutsas toccano corde emotive senza enfasi o sottolineature, semplicemente mostrando, e affidando all’intelligenza emotiva del pubblico la possibilità di lettura del reale.

Bert & Nasi (ph: Giulia Di Vitantonio)
Bert & Nasi (ph: Giulia Di Vitantonio)

Si cambia ancora location per seguire la performance di Jaha Koo. Siamo al cinema Italia e, dato il caldo imperante, si passa alla gelateria della piazza. Siamo grati a questi tempi più dilatati del festival: si può godere, tra uno spettacolo e l’altro, di quell’aspetto relazionale che permette il confronto dei pareri e delle suggestioni ricevute, così come di vivere il paese che ci ospita senza sentirsi, nei suoi confronti, estranei in corsa.
Un dj set ci aspetta all’interno del cinema riadattato a teatro, dietro al quale è già pronto il performer coreano. Attraverso testimonianze personali, video e creazioni musicali ci racconta parte della storia della Corea, dalla conquista russa a quella giapponese e poi a quella americana, aprendoci lo sguardo su un Oriente per noi quasi sconosciuto, ma nel quale la prevaricazione e la propaganda hanno avuto gli stessi effetti devastanti che hanno avuto in ogni parte del mondo. La critica all’imperialismo linguistico che, negando la lingua madre, nega l’identità di un popolo, si allarga a evidenziare come il processo di colonizzazione che lo accompagna metta a tacere chi è in condizione di subalternità e minoranza, negando e colonizzandone anche la cultura.
Nessuna frase di accusa o di rancore, solo i fatti narrati attraverso episodi della propria vita o immagini che, nella loro essenzialità, ci raccontano in maniera simbolica tutto, come l’ultima poesia recitata in coreano, unico testo dello spettacolo non tradotto, perchè il suo significato più profondo può essere compreso solo nella lingua che l’ha prodotta e restare, per chi non la comprende, il dolce suono evocativo di una terra lontana.

Jaha Koo (ph: Giulia Di Vitantonio)
Jaha Koo (ph: Giulia Di Vitantonio)

Il parco di Villa Nappi si apre di nuovo ad accoglierci per Salvo Lombardo e il suo “Let my body be!”.
Niente pedana questa volta, ognuno si posiziona dove vuole, armato di cuffie da cui ci arrivano le indicazioni rispetto a quello che dovremo fare. Il tentativo è quello di creare un’azione corale grazie alla quale i corpi si possano riappropriare consapevolmente dello spazio pubblico.
Osservo la gente intorno a me: chi timidamente, chi con più audacia si posiziona in un luogo; c’è chi lo sceglie con determinazione e chi è spaesato, e non sapendo bene cosa fare resta esattamente dov’è.
Le parole che seguono si alternano su due livelli: indicazioni di movimento (alza la mano destra, accarezzati il viso con il dorso della mano sinistra, piegati in avanti… e così via) lanciati senza una reale pretesa di avere movimenti consapevoli e consapevolizzanti, alternati a considerazioni personali del coreografo su determinati aspetti della vita e dei rapporti, lasciando lo spett-attore nell’indecisione di capire se si voglia da lui del movimento o semplicemente una condivisione di un modo di vedere il mondo. L’enfasi che trovo nelle considerazioni che mi circondano mi fa propendere per la seconda ipotesi.
Crea un po’ di straniamento vedere il coreografo davanti a sé, in carne ed ossa, seguire delle indicazioni registrate in cuffia, che non riescono ad adattarsi a ciò che accade nella realtà ma proseguono nella loro scansione indipendentemente dal fatto che le persone seguano o meno quello che a loro viene richiesto.
La performance si chiude poi con un “Liberi tutti”: ci si toglie le cuffie e si può danzare liberamente sulla musica diffusa dalle casse (anche se in realtà l’indicazione era di utilizzare i materiali suggeriti fino a quel momento). Seguo l’indicazione, tolgo le cuffie e, tra i pochi che danzano, mi allontano…

I’LL DO, I’LL DO, I’LL DO
di Dewey Dell
coreografia, con Teodora Castellucci
assistente alla coreografia, produzione Agata Castellucci
musica originale Demetrio Castellucci
disegno delle luci, direzione tecnica Vito Matera
produzione Dewey Dell

durata: 20’
applausi del pubblico: 1’ 30”

Visto a Polverigi, Parco di Villa Nappi, il 15 giugno 2022

PIANO SOLO, CORPO SOLO
coreografia e danza Claudia Caldarano
composizione e esecuzione musicale Simone Graziano
consulenza drammaturgica Alessandro Brucioni
produzione mo-wan teatro
coproduzione nòva
in collaborazione con Associazione 4’33’’ direzione Matteo Gabutti
con il sostegno delle residenze creative Armunia e Inteatro
e degli spazi di prova Atelier delle Arti e Goldoni
selezionato NID Platform OpenStudios 2021
promosso nell’ambito del progetto Gap! Change! Now! Projects for the next dance generation – Movimento Danza 2018/2021 in collaborazione con il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
La musica è tratta dal disco del magazine newyorchese “The New York City Jazz Records”

durata: 46’
applausi del pubblico: 1’ 25”

Visto a Polverigi, Parco di Villa Nappi, il 16 giugno 2022

THE END
creato ed eseguito da Bertrand Lesca and Nasi Voutsas
coreografia Laura Dannequin
disegno luci Jessica Hung Han Yun
aiuto luci Ruth Green
responsabile di compagnia Ginny Graham
produttore Hannah Slimmon per Farnham Maltings

durata: 50’
applausi del pubblico: 1’ 47”

Visto a Polverigi, Teatro della Luna, il 16 giugno 2022

LOLLING AND ROLLING
ideazione, testo, regia, musica, video e performance Jaha Koo
drammaturgia Dries Douibi
scenografia Eunkyung Jeong
consulenza artistica Pol Heyvaert
produzione OFFICENEINOFFICE
produttore esecutivo 2021 CAMPO
coproduzione Kunstenfestivaldesarts
supporto DAS Theatre

durata: 45’
applausi del pubblico: 1’ 50”

Visto a Polverigi, Cinema Italia, il 16 giugno 2022

LET MY BODY BE!
ideazione e cura Salvo Lombardo
ottimizzazione sonora Fabrizio Alviti
produzione Chiasma
coproduzione Attraversamenti Multipli
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura

Visto a Polverigi, Parco di Villa Nappi, il 17 giugno 2022

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