La Danse Macabre di Martin Zimmermann: poesia e tecnica per raccontare chi è ai margini

Danse macabre (ph: Augustin Rebetez)
Danse macabre (ph: Augustin Rebetez)

L’artista svizzero, ospite del Campania Teatro Festival, ha debuttato in prima nazionale con il suo ultimo spettacolo

Martin Zimmermann torna al Campania Teatro Festival con la sua ultima creazione, nata durante la pandemia ripensando al concetto di società. Parliamo di “Danse Macabre”, che ha debuttato al teatro Mercadante di Napoli, dopo aver viaggiato per numerose piazze europee. Un lavoro sopraffino che mescola teatro, danza, musica e clownerie ricalcando appieno la cifra stilistica grottesca dell’artista.
Il danzatore, coreografo, drammaturgo, regista e light designer ha vinto recentemente il Gran Premio svizzero delle arti sceniche/ Anello Hans Reinhart 2021 proprio per la sua capacità di fondere assieme le arti sceniche, ampliandone i confini.

La scenografia, altamente suggestiva, ricrea una discarica desolata. Un luogo sperduto avvolto nella nebbia, per uno spettacolo che parla di un argomento caro a Zimmermann come l’esclusione sociale, spesso accompagnata da minaccia e morte.
Da un grande pezzo di cartone emerge un tipo dal fare clownesco, alto e magro, con indosso un costume da scheletro e una giacca di pelle nera; ha il viso dipinto da teschio e lunghi dread; schiocca rumorosamente la lingua e compie buffe espressioni da ratto; le sue movenze e i passi di danza richiamano esplicitamente Michael Jackson. Questa bizzarra figura, interpretata dallo stesso Zimmermann, incarna la Morte, che farà spesso capolino per orchestrare e commentare l’azione, come una sorta di servo di scena.

Da sotto i sacchi della spazzatura ecco uscire anche gli abitanti della discarica: un uomo dall’aspetto di un vecchio barbone panciuto (interpretato magistralmente da Dimitri Jourde), una donna esile e di bassa statura, vestita con top e culotte da danzatrice (Methinee Wongtrakoon, a sua volta tecnicamente sopraffina) e un giovane uomo barbuto dai lunghi capelli, vestito goffamente da donna (Tarek Halaby, artista eclettico che ci regala un esilarante e vorticoso pezzo di teatro-danza, e vari brani cantati dal vivo).


Questi personaggi assai stravaganti vivono ai margini della società, bloccati nelle loro stesse peripezie, in loop frenetici e instancabili, fra azioni, movimenti e acrobazie. Sono personaggi che lottano per la propria sopravvivenza, e che hanno compreso che l’unica cosa che potrà salvarli è affrontare la vita con umorismo. Alle volte si ritrovano da soli a fare i conti con sé stessi, con le piccole e grandi sfide della propria esistenza (come quella del barbone che cerca d’allacciarsi una scarpa in tutte le possibili posizioni, anche le più improbabili); altre volte invece si danno manforte per non cadere letteralmente nel vuoto, mentre la casetta di legno in cui abitano li sballottola violentemente da una parte all’altra.
Questo elemento scenografico, fulcro dello spettacolo, è una vera e propria perla di macchineria teatrale. All’inizio la vediamo stracolma di carta, cartoni e spazzatura, in bilico, sulla punta di un dosso (una pedana inclinata). Non appena si sentono strani rumori metallici, la casetta inizia ad oscillare. L’immondizia cade e i tre personaggi si esibiscono in una danza acrobatica e rocambolesca, nel tentativo di rimanere in equilibrio.

Questa dinamica si ripeterà più volte nel corso dello spettacolo, destando ogni volta meraviglia e ammirazione per l’elevato rigore e livello tecnico dei performer. Tra momenti di sublime poesia e altri più esilaranti (dal lancio della scarpa tra il pubblico, al parto dei macigni, alla danza frenetica con i capelli) i personaggi prendono forma nella loro umana fragilità, fatta di stravaganze e debolezze. Tra un pezzo e l’altro, la Morte fa le sue continue apparizioni: entra ed esce da una bara, fuma e si ubriaca, urla, interagisce con il pubblico, conduce una danza verso la tomba.

Il pubblico è estasiato, anche se purtroppo, nella seconda serata, non è possibile vedere lo spettacolo per intero (a venti minuti dalla fine salta la corrente in tutto il quartiere e la compagnia è costretta a fermarsi). In ogni caso Zimmermann dà vita a un capolavoro di arte totale, in un lavoro di creazione condivisa con i danzatori in scena e con Collin Vallon, che firma la parte musicale.
Per chi non volesse perderselo, lo spettacolo tornerà in Italia per il Festival Aperto di Reggio Emilia il 23 ottobre prossimo.

Danse Macabre
Ideazione, regia e coreografia: Martin Zimmermann
Creato con e interpretato da: Tarek Halaby, Dimitri Jourde, Methinee Wongtrakoon, Martin Zimmermann
Creazione Musicale: Colin Vallon
Drammaturgia: Sabine Geistlich
Stage design: Simeon Meier, Martin Zimmermann
Collaborazione artistica: Romain Guion
Development stage e coordinamento tecnico: Ingo Groher
Costruzione Scenografie: Maison De La Culture De Bourges (Nicolas Bénard, Lucas Bussy, Jules Chavigny, Jean-Christophe David, Luc Renard, Joao De Sousa, Eric Vincent), Andy Hohl
Costumi: Susanne Boner, Martin Zimmermann
Light design: Sarah Büchel
Sound design: Andy Neresheimer
Macchinista di scena: Thierry Kaltenrieder
Realizzazione costumi: Susanne Boner
Pittura: Michèle Rebetez-Martin
Creation stage manager: Roger Studer
Direzione luci: Sarah Büchel, Jan Olieslagers
Direzione suono: Frank Bourgoin, Andy Neresheimer
Stage manager: Roger Studer
Produzione: Mz Atelier
Coproduzione: Fund Of Reso – Dance Network Switzerland con il sostegno di: Pro Helvetia, Swiss Arts Council, Kaserne Basel, Kurtheater Baden, Le Volcan, Scène Nationale Du Havre, Les Théâtres De Laville De Luxembourg, L’odyssée — Périgueux, Maison De La Culture De Bourges / Scène Nationale, Opéra Dijon, Theater-Und Musikgesellschaft Zug, Théâtre De Carouge, Zürcher Theater Spektakel
Con Il Sostegno di: Bvc Stiftung, Elisabeth Weberstiftung, Ernst Göhner Stiftung, Fachausschusstanz & Theater Bs / Bl, Stiftung Corymbowith Special

Visto a Napoli, Teatro Mercadante, il 17 giugno 2022
Campania Teatro Festival

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