“La notte” di Pippo Delbono nei testi di Bernard-Marie Koltès

Delbono in La notte
Delbono in La notte

Ad accompagnare i versi de “La nuit juste avant les forêts” la chitarra di Piero Corso

Stavolta Pippo Delbono è davvero solo. Non lo avevamo mai visto così. Niente compagnia da dirigere, niente ruoli da interpretare, niente scenografia o luci particolari o abiti di scena. Leggio, sedia, acqua a piccoli sorsi, microfono per giocare con la voce e una nuvola di fogli.

Più in là, staccato ma complice, Piero Corso e la chitarra. Due isole autonome che si sfiorano, si cercano, si aiutano. Ma ognuna rimane al suo posto. Il musicista, chino sullo strumento, sembra non voler disturbare. E’ lì per cullare il rito, accarezzandolo con melodie che esaltano, timide, la parola. Tutto è parola nel reading che Delbono porta, con evidente fatica fisica, in scena.

Apre con una lettera indirizzata a lui. A scrivere è il fratello di Koltès, François. Gli dice che, con i testi di Bernard-Marie, può fare quello che vuole. E lui, timidamente ma con orgoglio, ci riporta questa autorizzazione… quasi a dire “è colpa sua, prendetevela con lui”.

Il testo, o meglio il collage di emozioni che ha assemblato, è sorprendente. Impossibile capire dove inizia Koltès e finisce Delbono, le due poetiche si compenetrano talmente in profondità che riusciamo a capire il perché dello scritto di François. Il regista ligure ha trovato il suo abito su misura e se l’è preso, si è fatto un regalo. Certo, vanno fatti alcuni ritocchi, magari anche importanti, ma l’esito è quella voce calda, profonda, a tratti impastata, che diventa un megafono potente ad amplificare il contenuto.

Dietro c’è il flusso di parole, quasi ininterrotto, che Koltès ci ha lasciato in quel capolavoro di rabbia, nervosismo, digressione, visioni che è “La notte poco prima della foresta”, datato 1977.

Inaspettati, almeno a priori, i punti di tangenza tra i due artisti, che pongono al centro un uomo che continua a sentirsi straniero ovunque vada, un essere vivente che esiste solo nella relazione con gli ultimi. E l’esistere di Delbono rende omaggio, ancora una volta, a Bobò, che compare nell’unica audio registrazione che accompagna la lettura. Uno strano squittio, simile ad un vagito di attesa rinascita.

La birra che il protagonista continua a bere scorre in sottofondo e, senza interruzione, porta a galla prostitute, mendicanti, malfattori, mentre la ricerca di una stanza in cui passare almeno una parte della notte, attendendo che la sbornia ceda il passo alla triste quotidianità, si fa sempre più pressante.
In questo racconto surreale abita poi la rabbia contro un sistema che ghettizza chi preferisce, da sempre, la strada alla casa, il nomadismo alla radice, la pioggia al sereno.

Delbono sa come modulare la voce e gioca con il microfono, creando una sorta di canto parlato, tipico della sua potente modalità interpretativa.

Man mano che la lettura avanza, i fogli, gettati a terra, sono sempre più numerosi e creano attorno all’attore una sorta di cerchio magico. D’un tratto stacca il microfono dall’asta, si alza in piedi, raggiunge il proscenio davanti al musicista in un accenno interpretativo ulteriore, poi si risiede e conclude la performance, tra gli applausi un po’ disorientati del pubblico.

La Notte
Uno spettacolo-concerto di Pippo Delbono
Da La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltès
Con Pippo Delbono
Musiche Piero Corso
Compagnia Pippo Delbono
In collaborazione con Garofano Verde

Durata: 1h 20′
Applausi del pubblico: 4′ 24”

Visto a Milano, Teatro Menotti, il 12 gennaio 2024

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