La recita di Versailles. Paolo Rossi allo specchio con Molière

L'ultima fatica di Paolo Rossi (photo: Manuela Pellegrini )
L'ultima fatica di Paolo Rossi (photo: Manuela Pellegrini )

Uno spettacolo d’amore e d’anarchia, smaliziato e ironico, ricco di coloriture blues e rock. Come la “Canzone arrabbiata” che lo introduce, omaggio a Mariangela Melato.

In “Molière: la recita di Versailles” Paolo Rossi immagina di essere alla corte di uno dei tanti re Sole contemporanei, e si cimenta nel ruolo di capocomico. Ispirandosi liberamente a “L’improvvisazione di Versailles”, il mattatore di Monfalcone scrive con Stefano Massini e Giampiero Solari (qui anche regista) un canovaccio sul mestiere dell’attore. Mettendosi nei panni di Molière. Cui – si racconta – nel 1663 Luigi XIV chiese di ideare in poche ore una nuova commedia da rappresentare a corte.

Il teatro è artigianato istintivo. Un gioco di specchi in cui la fantasia deve mediare con la realtà, e le risorse sono sempre contate. L’inclinazione personale deve fare i conti con i gusti del pubblico. Novità e trasgressione devono confrontarsi con la tradizione.


Come Molière, Paolo Rossi mette in scena se stesso, uomo e attore, nel gioco moderno della commedia. Con l’incubo del vuoto di memoria. Che «è meglio che accada in teatro, piuttosto che in sala operatoria», sentenziava Jannacci.

Caos organizzato. Tutti sul palco, mentre la sala del Piccolo Teatro Strehler di Milano va ancora riempiendosi. Chi canta, chi suona, chi passeggia, chi osserva il pubblico sornione. Un guitto scandisce il conto alla rovescia prima dell’inizio dello spettacolo. Come in un vecchio quadro corale del Seicento, pure un cane da salotto fa capolino sulla scena.
Rossi, Molière, e il fascino di un’epoca remota. Eppure, a oltre tre secoli di distanza, i problemi dei teatranti rimangono gli stessi: le nottate in alberghi di quart’ordine, l’oscillazione continua tra la copia e l’originale. Perché, dice Rossi, «copiare è da stupidi, ma rubare è da maestri».

Talento, passione, ironia. Qui Paolino Molièrino è se stesso e il commediografo parigino, perenne metafora di un’arte sublime e raffazzonata: «Improvviseremo perché siamo stanchi di recitare, chiunque ormai è meglio di noi a recitare nella vita: l’avvocato, il commercialista, il politico».
La sgangherata compagnia galleggia in una struttura drammaturgica liquida. Si recita a soggetto. Si naviga a vista. Si sfidano gli spettatori a capirci qualcosa. Eppure creatività e fantasia non esulano da regole ferree.

Fra brani tratti dalle commedie più famose di Molière e stralci della sua biografia, fra balli in talare e saio e gli sproloqui di un Rossi papa e papà in abito bianco e basco con stella rossa, prende corpo una satira al vetriolo che colpisce politici ed ecclesiastici, ma non risparmia i teatranti. Come gli attori disoccupati che affittano sale periferiche per mettere in scena attori disoccupati, davanti a invitati che sono a loro volta attori disoccupati. Che ricambieranno la cortesia in un circolo deprimente senza fine.

Teatro, metateatro, didattica. Nonsense e non sequitur. Lessico familiare irriverente e buffo, ironico e cialtronesco. Radicato dentro un passato remoto, eppure capace di scrutare un angolo di futuro.
Qualche sconnessione e qualche languore scenico in questo lavoro ci sono. Ma non tolgono magia e divertimento a una confezione sontuosa: in scena, per questa produzione dello Stabile di Bolzano, un ensemble di dodici tra attori e musicisti. Canzoni originali di Gianmaria Testa. Musiche dal vivo de I Virtuosi del Carso. Una squadra assortita e talentuosa, in primis gli attori Lucia Vasini, Fulvio Falzarano e Mario Sala. E il rimbalzo continuo tra Molière e Rossi, in un parallelismo sbieco e vivace.

A Bologna da domani al 31 gennaio e a Genova dal 9 al 14 febbraio, per una ricca tournée che toccherà anche numerose città di provincia per poi chiudersi, dal 9 al 13 marzo, a Trieste.

MOLIERE: LA RECITA DI VERSAILLES

novità di Stefano Massini, Paolo Rossi, Giampiero Solari
regia: Giampiero Solari
scene e costumi: Elisabetta Gabbioneta
luci: Gigi Saccomandi
con: Paolo Rossi, Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Mariaberta Blasko, Riccardo Zini, Irene Villa, Karoline Comarella, Paolo Grossi
canzoni originali: Gianmaria Testa
musiche eseguite dal vivo: I Virtuosi del Carso

durata: 2h
applausi del pubblico: 3’ 30”

Visto a Milano, Piccolo Teatro Strehler, il 19 gennaio 2016

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