La scena contemporanea è ‘touch’. Istantanee dal FIT

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QR code di Ludwig e Officina Orsi (photo: Davide Sannia)|Holidays
QR code di Ludwig e Officina Orsi (photo: Davide Sannia)
QR code di Ludwig e Officina Orsi (photo: Davide Sannia)

Un festival “touch” quello che quest’anno il FIT Festival di Lugano sta facendo provare al suo pubblico. Che ieri ha vissuto nell’attesa (poi ampiamente ripagata) del Malvolio di Tim Crouch, arrivato in Svizzera per una performance attesissima da tutti. Ma di Tim Crouch e di come ha conquistato il pubblico vi parleremo meglio nei prossimi giorni.

Intanto torniamo ad alcuni degli spettacoli visti in queste intense giornate. Merita senz’altro d’essere nominato “QR Code” di Ludwig e Officina Orsi, coproduzione italo-svizzera presentata al Teatro Foce per il suo debutto assoluto. Una performance di forte impatto, che vede al centro due uomini, nudi, e una preghiera allo spettatore per la (non) rianimazione: un testamento biologico che offre in pasto al pubblico la responsabilità della scelta, angosciante, se concorrere o meno alla tenuta in vita di uno dei due, offrendogli un bicchiere d’acqua che l’altro performer estrarrà da una sorta di piscina quadrata al centro della scena, illuminata da forti luci a led laterali e sovrastata da un proiettore.
La particolarità dello spettacolo sta però in quel QR code citato nel titolo, e tatuato sul petto dell’uomo “da salvare”, che ogni spettatore può leggere con il proprio smartphone.
Ecco allora perché parliamo di un festival “touch”, nella ricchezza di sfaccettature del termine, che vuole coinvolgere il pubblico rendendolo in qualche modo protagonista, e non solo spettatore frontale di una sequenza di eventi, modalità realizzata anche attraverso gli incontri tra pubblico e artisti.
Non è però l’unico motivo.

Le prime giornate del Fit (che prosegue ancora oggi e domani) hanno infatti avuto come filo conduttore più o meno consapevole anche una sorta di concretezza diffusa con materiali tangibili, sottolineata dal fatto che tutti gli eventi presentati hanno sviluppato un rapporto privilegiato con uno o più oggetti in scena.

E’ stato così per i quattro protagonisti di “Patatrak” di Barabao Teatro, compagnia veneta che si è conquistata i tanti ragazzi delle scuole, arrivati per la sezione Fringe/L’altro Festival, portando alla ribalta del Cortile di Viganello tantissimi oggetti: corde, sacchi di sabbia, strutture di legno, tavoli, sedie…, tra i quali gli attori sono riusciti a muoversi funambolicamente impersonando un gruppo di scapestrati volontari della Protezione Civile alle prese con ipotetiche calamità.
Al termine i ragazzi hanno posto ai protagonisti domande molto intelligenti, premiando con la loro attenzione un lavoro che è riuscito a farsi ascoltare da un pubblico tra i più difficili.

Ancora oggetti, anzi uno solo ma frammentato in oltre sessanta pezzi diversi, è al centro di “Linea”, della Compagnia Giovani di Tiziana Arnaboldi, che ha portato in scena uno spettacolo di teatro danza.
La coreografa svizzera ha chiesto ad alcuni giovani danzatori in formazione, affiancati da quattro professionisti, di procurarsi bastoni e ceppi da utilizzare sul palco in un’interazione curiosa e continua che ha come fine la rappresentazione della linea sia in senso concreto che metaforico.
Il risultato è un insieme percepibile di movimenti uniti dal passaggio di oltre sessanta linee lignee con cui i corpi e le voci dei danzatori interagiscono in una sorta di rito tribale collettivo ma individuale al tempo stesso.

Un tripudio di attrezzi surreali è invece il motore da cui parte “Bistouri”, della compagnia belga Tof Théâtre, che ha allestito una tenda da campo militare nella Sala Aragonite di Manno per dar vita ad una performance di teatro d’animazione davvero originale, in cui i protagonisti sono due pupazzi giganti abilmente messi in vita da due attori. La scena raffigura una precaria sala operatoria nella quale un vecchio chirurgo deve intervenire su un noto cattivo delle fiabe. Quaranta minuti di gesti e movimenti privi di parola che hanno conquistato una sala stracolma.

Holidays, l'installazione di Mats Staub (photo: Fit Festival)
Holidays, l’installazione di Mats Staub (photo: Fit Festival)

Non solo spettacoli al Fit, ma anche due installazioni con cui è possibile interagire: “Holidays”, dell’artista svizzero Mats Staub, è collocata nel foyer del Teatro Foce e presenta una serie di video e altrettante cuffie con cui ascoltare e vedere le risposte alle domande (del tipo: quanti amici hai sui quali puoi davvero contare?) che Staub ha posto ad alcune persone, chiedendo loro di rispondere soltanto con un numero. Curiose e inattese le molteplici e differenti espressioni – sonore e facciali – fatte dagli intervistati prima di pronunciare il fatidico numero.

“12Parole7Pentimenti” è invece un percorso in quattro tappe (con partenza e ritorno all’Ex Macello) che lo spettatore compie, munito di una piantina, per ascoltare in cuffia alcune registrazioni audio realizzate dall’artista svizzera Rubidori Manshaft con persone incontrate più o meno casualmente nel corso di tre anni in Italia e nel Ticino, e successivamente montate per ri-raccontare il nostro privato.
Gli argomenti toccati sono in qualche modo ‘fondamentali’: il sesso, l’amore, la morte e il denaro. Al termine dell’installazione viene lasciata ad ogni ascoltatore una chiavetta USB con alcune letture relative ad uno dei quattro temi in oggetto; per questo il progetto ha visto la collaborazione anche di Roberta Dori Puddu per i testi, e le voci di Cinzia Morandi, Monica Piseddu e Daria Deflorian (che domani sera chiuderà il Fit insieme ad Antonio Tagliarini con “Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni”). Per un’esperienza che possa proseguire anche oltre l”hic et nunc’ del momento teatrale e farsi riflessione sulle nostre esistenze.

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