J’aimerais pouvoir rire di Angela Laurier: luce e bellezza rileggono la schizofrenia

Angela Laurier
Angela Laurier
J’aimerais pouvoir rire (photo: © Fleur Arens)

L’inizio è certamente d’impatto: un lunghissimo telo bianco si anima di vento, sembra una nube, o una collina di neve spazzata dall’aria. A sinistra emerge una figura (una madonna, una dea) che a breve prenderà forma umana su un parallelepipedo.
Iniziano le contorsioni: figure scomposte, irriconoscibili alla normalità, spezzate e piene di energia; il corpo si distende lasciando sempre visibile la testa, spezzata dal collo; si spengono le luci e in un attimo ci ritroviamo su un letto d’ospedale, illuminato dal basso e dall’alto. Schiacciato tra le luci il corpo, che dopo un leggero riposo riprende a spezzarsi e a contorcersi.
La porta della malattia mentale si è aperta e ci risucchia velocemente verso il caso del paziente Dominique Laurier.

E’ sua la storia che viene raccontata da Angela Laurier, per dimostrare che non esiste una linea precisa tra normalità e schizofrenia; difficile individuare un baratro nel quale si può cadere all’improvviso, meglio allora un andare e tornare che lascia il dubbio di essere sopra le situazioni che dominano il mondo, e che lasci pensare a un modo diverso di guardare la routine: un ascensore a vetri per osservare i piani diversi di uno stesso oggetto o pensiero.

Ed è Angela, autrice ed interprete, a raccontare in scena la storia di suo fratello Dominique. Il titolo dello spettacolo “J’aimerais pouvoir rire” (“Vorrei poter ridere”) è un modo di dire piuttosto cinico del padre. A chiudere il cerchio di questa vicenda non solo personale ma familiare, Lucie Laurier alla regia, a sua volta sorella di Angela e Dominique. Praticamente l’evoluzione della tradizionale famiglia circense.
Lo spettacolo racconta la storia dei Laurier attraverso video che riportano alla luce foto di matrimoni, figli in arrivo, fino a concentrarsi sulla figura di Dominique. Ed è Dominique stesso a raccontarsi. Un uomo evidentemente forte, carismatico e al contempo debole, fragile.


Lo spettacolo procede seguendo due binari: i video, come sorta di documentario sulla schizofrenia di Dominique, e la performance agita dal vivo di Angela.

Lo scopo di raccontare il passato della famiglia non sta tanto nell’inseguire la causa della malattia, ma vuol essere un modo per i tre fratelli di scontrarsi ancora con il proprio passato, e di scuoterlo, per vedere cosa e come se ne esce.
Dopo molti anni in strutture specializzate, Dominique viene infatti chiamato da Angela per la prima versione dello spettacolo “Deversoir”. Il successo riportato tra il pubblico è talmente grande da convincerlo a lavorare anche in “J’aimerais pouvoir rire”. Qui è lasciato libero di creare, di esprimere i pensieri che non sfociano mai in follia grezza, semmai in un grado diverso di osservare la realtà. Vediamo dunque i suoi quadri, e in un video dipingere Angela, sua musa ispiratrice, che appare viva dietro al disegno del fratello. Lo ascoltiamo anche improvvisare sulla musica e lo ascoltiamo pronunciare frasi dagli ampi significati: “Sentivo addosso l’odore della schizofrenia”, “Se ci sono dei santi oggi, sono tutti dallo psichiatra”.

Angela è in scena da sola, accompagnata dalla musica suonata dal vivo da tre musicisti che si intravedono sullo sfondo. Danzatrice, contorsionista, sceglie di appoggiarsi costantemente al mezzo video per raccontare, riuscendo a far esplodere una bellezza rara.
Il limite che si oltrepassa non è più soltanto fisico: è la mente che salta nel vuoto per vedere dove andare a finire.

J’aimerais pouvoir rire
autrice e interprete: Angela Laurier
regia: Lucie Laurier
suono, video, musicista: Manuel Pasdelou
scenografia, costruzione, creazione e regia luci: Richard Croisé
regia generale, musicista: Julien Lefeuvre
musicista: Xavier Besson
scenografia, costruzione, costumi, accessori: Christèle Lefebvre
direttore di scena: Marion Piry
produzione: Cie Angela Laurier
durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 2’ 33’’

Visto a Roma, Teatro-Studio dell’Auditorium Parco della Musica, il 22 maggio 2011
Festival del Circo Contemporaneo Apripista

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