La nascita dell’opera d’arte. Diario dalle Ville Matte. Atto I

Aby Warburg: l'Atlante di Mnemosyne (dettaglio)
Aby Warburg: l'Atlante di Mnemosyne (dettaglio)
Aby Warburg: l’Atlante di Mnemosyne (dettaglio)

Bramosa di voler sempre ricondurre ogni cosa ad un’immagine, mi piace pensare a questo mese di residenza come al generarsi di un grande intreccio. Un intreccio senza forma, aperto, quasi infinito, eppure profondamente determinato da un tempo e un ritmo precisi. Un intreccio che diverrà l’essenza stessa dei progetti finali di ciascuno di noi. Forse per un principio secondo cui l’opera è fatta del processo che la genera…

E così, nella prima settimana di lavoro qui ad Orroli, questo processo generativo ha iniziato il suo intenso corso segnato dallo stato più bello che l’uomo possa raggiungere: la ricettività. Perché l’opera drammatica affiori bisogna prima di tutto essere terreno fertile. Accogliere e raccogliere innanzitutto i fili da intrecciare in seguito. Lasciare aperti corpo e mente a tutti gli stimoli. E quanti stimoli in questa sola prima settimana!

C’è una donna che tiene le fila di questa grande trama, e lo fa scandendone il tempo e determinandone il ritmo. E’ il ‘visiting professor’. Il Maestro. Dove per Maestro intendo una persona che ha la consapevolezza e l’esperienza di quali impulsi donare e soprattutto in che modo donarli. E’ Claudia Castellucci. E tra i suoi ‘modi’ c’è il confronto diretto, forte, nel senso forse di puro, non filtrato da giudizi applicati: se vogliamo anche brutale. Con tutto: da un’immagine a un suono, a un saggio, ad un incontro umano.
Con lei anche tre tre assistenti: Marco, Filippo e Stefano.
“Ogni grande Maestro, e questo l’ho capito di recente grazie ad un grande uomo, porta forse con sé la capacità di seminare nelle persone. E coloro che ricevono l’immenso dono hanno il compito e quasi la responsabilità di tutelare, far cresce e germogliare il seme ricevuto”.

Il tempo dei trenta giorni è stato suddiviso innanzitutto in due parti complementari: quello del lavoro individuale sul proprio progetto di scrittura e quello del confronto, più legato a una dimensione seminariale, scolastica. E così l’arco temporale è scandito dalla sequenza ritmica delle settimane, che si distinguono l’una dall’altra per la riflessione su quattro differenti macro argomenti inerenti l’opera drammatica.
Nella prima settimana abbiamo affrontato ‘La nascita dell’opera d’arte’.
Altro inciso. In questo esatto istante si sta verificando un fatto molto affascinante e misterioso: una voce si diffonde grazie ad un megafono in tutta Orroli per ringraziare gli abitanti e il sindaco dell’ottima riuscita della festa che il paese ha celebrato negli ultimi due giorni. Avevo dimenticato l’uso del megafono come fonte di comunicazione pacifica tra cittadini…
Tornando alle nostre giornate e alla loro scansione ritmica, esse hanno inizio alle 9 in biblioteca con la visione di un’immagine. In silenzio si guarda. Segue quindi il momento della lettura e discussione di brani tratti da vari saggi, da Platone a Rimbaud, da Diderot fino ad Heidegger. E’ un momento che non vuole offrire soluzioni o risposte in merito all’opera d’arte ma solo porre noi partecipanti davanti a dei ragionamenti, a delle questioni. Arriva poi il momento del confronto/racconto dei propri progetti. Per far ciò si formano piccoli gruppi e, molto semplicemente, ci si racconta a vicenda l’idea di ciascuno, cosa che permette sia di compiere una sorta di primissima verifica sia di scoprire i differenti punti di partenza, chi da un’immagine, chi da una suggestione sonora, chi dal movimento, chi dall’intento di rielaborare storie già esistenti con un punto di vista nuovo e del tutto personale. La mattinata termina con un il ‘Lago di Mnemosyne’, un appuntamento in cui viene presentato un oggetto dell’arte (musica,cinema, arte, letteratura) da indagare.
Un veloce panino per il pranzo e si riprende con un momento difficile da descrivere se non per il clima che instaura. Forse banalmente potrebbe dirsi un momento di puro ascolto, di mera ricezione, un momento puramente teatrale: il ‘Maestro’ legge un racconto, a cui possono seguire delle musiche, e tutto il gruppo – steso per terra – ascolta, in una condizione di calma e rilassamento assoluti.

Gli stimoli procedono con quelli che vengono definiti ‘Esercizi di psicologia della durata’. Con essi si cerca di sperimentare concretamente la durata delle cose, il tempo o il ritmo di un gesto. La durata necessaria allo sviluppo di piccoli gesti o di elementari azioni, fatti singolarmente o in coppia.
Ancora alcuni spunti di storia dell’arte contemporanea o di analisi musicale e, verso le cinque del pomeriggio, termina la parte di stimoli per lasciare posto allo studio e al lavoro personale.

La bellezza di quest’esperienza sta nella mescolanza casuale dell’intreccio che si genera da cose che solo qui ed ora posso scoprire, come l’incontro casuale con un gruppo sardo che scoprirò poi essere portatore di uno dei capolavori del Patrimonio Orale e Intangibile dell’Umanità salvaguardati dall’Unesco: il canto a tenore. Tra i 43 capolavori selezionati l’unico italiano è proprio il canto a tenore dei pastori del centro della Sardegna. E’ questo il secondo bene intangibile italiano tutelato dall’Unesco, dopo l’Opera dei pupi.
Non male come incontro nella mia prima settimana di residenza.

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