Ilaria Drago, Antigone pìetas per una resurrezione possibile

Antigone pìetas

Antigone pìetas di e con Ilaria Drago (photo: ilariadrago.it)

Ilaria Drago sembra proprio Antigone; non è solo il personaggio che recita e mette in scena.
Con lo sguardo perso nel vuoto dei suoi pensieri, gli occhi spenti, la voce strozzata in gola, Antigone decide di seppellire il cadavere del fratello Polinice mettendosi contro il nuovo re Creonte. Per questo viene imprigionata e condannata a vivere per sempre in una grotta.
Persa in questo buio, reso magnificamente da Mikulàš Rachlìk, assume su di sé la tragedia della perdita, riflettendo sul potere e sugli ultimi.

Il progetto “Antigone pìetas – polifonia elettronica per una resurrezione possibile” è, sulla carta, ottimo.
Ilaria Drago è una performer incisiva, ma la tanto attesa polifonia vocale, invocata/evocata dal titolo, non mette piede sulla scena. Il pubblico avverte tutta la fisicità dell’attrice e la potenza del suo corpo, che percorre l’antro buio della grotta e interagisce con una macchina scenica di ferro che diviene, di volta in volta, corpo abitato da paura e rabbia, ostacolo e nave per risorgere e andare avanti.
Buono il lavoro drammaturgico della Drago, frammentato, costernato di ripetizioni, tragico e interessante nell’idea di rievocare tutta la storia di Antigone come memoria, passato da ricordare e da raccontare ai posteri per far sì che ogni ingiustizia venga messa da parte.

Quel che però manca – ed è, secondo il parere di chi scrive, una grave mancanza – è proprio la sperimentazione vocale che, solo di tanto in tanto, emerge. Ed è un peccato perché la Drago ha tutte le carte in regola per essere abitata dalle varie voci e, invece, solo qua e là ci sono guizzi e intuizioni. La partitura a più livelli è presente a livello concettuale ed è messa in scena solo tecnicamente, attraverso l’utilizzo del looper. Ma il concerto poetico, che implica tra l’altro un rapporto costante con la musica e il suono, non c’è. Quindi, pur disponendo teoricamente di una gamma timbrica ampia, Ilaria Drago si limita a recitare, condividendo una sua rilettura con un pubblico. Ecco quindi la mancanza dal punto di vista performativo: non emerge un lavoro sulla voce ma una delle rappresentazioni possibili della tragedia di Sofocle.
Tuttavia, alla luce della condizione in cui versa la cultura teatrale italiana, è già un buon risultato.

ANTIGONE PIETAS
primo movimento del progetto natura antigone 2011-2013
di e con: Ilaria Drago
voce, live electronics: Ilaria Drago
musiche, sonorizzazioni: Marco Guidi
luci: Max Mugnai
architettura di scena: Mikulàš Rachlìk
organizzazione: Katia Caselli
durata: 1h 05’
applausi del pubblico: 2’ 20’’

Visto a Roma, Teatro Argot Studio, il 25 gennaio 2012

1 Comment

  • ilaria drago ha detto:

    Gentile Francesco, le scriviamo per una precisazione che ci sembra giusto fornire: quando è iniziato il lavoro sull’Antigone, abbiamo impostato il progetto sullo sviluppo proprio di una polifonia vocale, elettronica, musicale che prevedeva la sperimentazione in questo senso. Il debutto del primo studio infatti era decisamente diverso, in scena c’erano leggii, microfoni, looper, ecc… lo spettacolo era più statico e sperimentale. Durante lo sviluppo del lavoro in seguito e poi quindi la presentazione definitiva al Teatro Argot abbiamo deciso di percorrere un’altra strada, eliminando questo tipo di sperimentazione, con l’esigenza invece di percorrere lo spettacolo in maniera differente. Evidentemente però il materiale informativo che lei ha letto non era aggiornato – non c’era più “polifonia elettronica, non ci sono più le luci di Max Mugnai, ma il disegno di Marco Guidi, ecc – e per questo il qui pro quo. La salutiamo cordialmente e le auguriamo buon lavoro.

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