Crash Trōades. Il teatro urbano di Giancarlo Cauteruccio

Crash Troades
Crash Troades

Crash Troades (photo: Gabriella Di Tanno)

Occorrerebbe ben più di una recensione per parlare appieno del lavoro di Giancarlo Cauteruccio, andato in scena a Piombino, “Crash Trōades”, frutto del corso di alta formazione artistica e tecnica TU – Teatro Urbano, che ha visto coinvolti cinque attrici, tre cantanti liriche, due danzatrici e cinque operatori della scena, che hanno lavorato da aprile su un percorso creativo di lettura contemporanea della tragedia classica, in questo caso “Le Troiane” di Euripide.

Molte le suggestioni che scaturiscono da questo lavoro ambizioso, allestito nella suggestiva cornice della corte pentagonale del Castello di Piombino, caratterizzato da un’imponente scenografia, e che si avvale di una tecnologia che ne accresce l’effetto, tra suoni, musiche, video e effetti speciali.

Ci troviamo di fronte a una Troia distrutta, costellata di macerie che il nostro occhio riconosce subito come qualcosa di noto. Potremmo essere in una delle tante zone ancora teatro di guerre e scontri che osserviamo di sfuggita nei telegiornali, dove l’uomo continua la sua opera distruttrice e generatrice di morte.


Uno sfondo che viene ben sottolineato dall’impianto scenografico postbellico, tra carcasse di auto e macerie lignee, all’interno del quale si muovono su passerelle le dieci interpreti, in movimenti obliqui e orizzontali. È una Ilio annientata, martoriata, intrisa di lutto, dove poche sopravvissute testimoniano gli orrori di una violenza estrema, cieca e furiosa. Una violenza a noi contemporanea. Non a caso le parole di Euripide sono mescolate, nella rivisitazione di Cauteruccio, a quelle di Anna Politkovskaja e Yolande Mukagasana. Quindi Cecenia e Rwanda, ma anche, nella nostra memoria collettiva, Libano, ex Jugoslavia, Kosovo e Libia o, per guardare a questi giorni, Siria. Ma l’elenco potrebbe essere ben più lungo.

In “Crash Trōades” sono evidenti alcuni degli stilemi caratterizzanti gli ultimi lavori del regista calabrese – pensiamo, per fare un esempio, al progetto “OA-cinque atti teatrali sull’opera d’arte” -, quali la ricerca attorno agli intrecci fra parola e suono, l’interazione col contesto scenografico, oppure, per scendere nel particolare, la presenza in scena di un’attrice in sedia a rotelle, elemento scenografico, quest’ultimo, caro a Cauteruccio, simbolo di un’impossibilità, di una stasi imposta, di un limite contro il quale l’essere umano/attore lotta strenuamente, in un perpetuo conato di libertà.

Le protagoniste integrano recitazione, canto e danza, tuttavia non offrono una prova convincente fino in fondo, e questo pesa nell’equilibrio del lavoro. Sembrano voler troppo enfatizzare il loro stare in scena, calcando alcune partiture gestuali e alcuni passaggi, così che la recitazione finisce con l’appesantire un testo già di per sé denso. Questo non giova alla riuscita di un lavoro che ha i suoi punti di forza nella regia, nelle coreografie, nell’uso dello spazio scenico – niente è superfluo -, ma anche nelle luci di Loris Gianicola e nei video di Alessio Bianciardi.

Terminato lo spettacolo si ha comunque la sensazione che il lavoro, nel suo dipanarsi, trovi infine un proprio ritmo, e si ha così la possibilità di apprezzare il grande lavoro che c’è alle spalle della messinscena.

CRASH TRŌADES
da Le Troiane di Euripide
di Giancarlo Cauteruccio
una creazione di Giancarlo Cauteruccio regia; Daniele Spisa  scenografia; Fulvio Cauteruccio recitazione; Virginio Liberti drammaturgia; Monica Benvenuti canto; Patrizia de Bari coreografia; Loris Giancola luci; Alessio Bianciardi video; Marco Cardone suono; Massimo Bevilaqua costumi; Andrea La Cagnina effetti speciali; Tuccio Guicciardini coordinamento.
interpreti: Laura Bandelloni, Irene Barbugli, Martina Belloni, Debora Daddi, Martina Lino, Hitomi Ohki, Flavia Pezzo, Elisa Prosperi, Daniela Ranzetti, Maria Elena Romanazzi.
operatori: Lorenzo Bernini, Monica Camerota, Adriano Manca, Brando Nencini, Roberto Raso
musiche originali: Marco Puccini
durata: 57′
applausi del pubblico: 2′ 25”

Visto a Piombino (LI), Castello, il 14 settembre 2012

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