Julia Loboda: dalla danza a Ricci/Forte in una Mosca contemporanea

Julia Loboda

Julia Loboda (Director Photo)

27 anni, nata in Ucraina ma da anni a Mosca, danzatrice, attrice, coreografa e insegnate di danza: Julia Loboda è tra i protagonisti dell’incarnazione russa di “100% Furioso” di Ricci/Forte.
Sempre più profeti non solo in patria, Gianni Forte e Stefano Ricci hanno conquistato il Théatre de Vanves a Parigi con “Grimmless”, “Faust”, “Didone”, per poi sciogliere l’apparentemente fredda e austera (e non proprio gay-friendly) Mosca.

Mentre si profila il traguardo del Giappone, ritorneranno ancora a Mosca il 18 aprile, ospiti del Bolshoi Theatre, a consegnare la Golden Mask, l’Oscar del teatro, allo spettacolo russo più innovativo e contemporaneo della stagione.

E inizieranno anche un nuovo progetto, dal titolo provvisorio “Nous autres”, questa volta al Gogol Theatre, “sull’universo distopico (o anti-utopico) del romanziere rivoluzionario, quasi sconosciuto, Evgenij Zamjatin, precursore eccellente di capolavori come “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley, “1984” di George Orwell o “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury“, ci raccontato Ricci/Forte da Parigi.
“I motivi di questo nostro spostamento in Francia? Un po’ come succedeva negli anni Trenta a tanti intellettuali russi, tra questi proprio Evgenij Zamjatin, è per avere la possibilità di essere semplicemente liberi, lucidi, di vedere al futuro facendoci in prima linea portavoce di una “rivoluzione poetica infinita”. Rifiutando in toto l’omologazione e standardizzazione che, come Grandi Scuri, incombono sulle nostre teste seducendoci e spingendoci nei fatiscenti, adulatori opifici del mainstream/politically correct: questo se vogliamo continuare a sopravvivere in Italia”.
Dove, nonostante tutto, torneranno con “Darling”, dall’Orestea di Eschilo, che debutterà per il Romaeuropa Festival ad ottobre, al Teatro Eliseo.

Mentre in territorio parigino stanno finendo di scrivere la loro prima sceneggiatura per il cinema, tra maggio/giugno rimetteranno in prova nella capitale moscovita “100% Furioso”, che camminerà d’ora in poi con le proprie gambe…
Tra queste quelle della Loboda, che ci consiglia di ascoltare, durante la somministrazione di quest’intervista, due tracce, autori Max Cooper e Jack Groenen. “Da sentire con un buon Sound System o in cuffia”, per una lettura che sia anche una danza verso l’incontro con questa giovane interprete.


Com’è avvenuto il tuo incontro con Stefano Ricci e Gianni Forte?
Era un giorno di primavera nuvoloso e un po’ piovoso; Mosca era fredda… Sapevo dove stavo andando, ma non sospettavo da chi. Le parti macchiate di sangue di un corpo e l’immagine Special Non-Standard, che si trovavano sul bando del casting, erano nella mia testa. Ero andata sulla loro pagina Facebook, ma ero rimasta all’inizio, senza scorrere post, guardare video o passare al loro sito: avevo lasciato correre la fantasia, senza condizionarla. Ero spinta solo dal mio istinto e dal cuore.
Quel giorno l’atmosfera era spaventosamente silenziosa e riscaldata, con tutte le persone che, come succede per il pezzo di carne sul bancone di un negozio, si ispezionano per trovare quello più gustoso. La notizia della loro comparsa a Mosca aveva provocato una grande aspettativa tra gli attori. Eravamo così tanti che gli organizzatori avevano creato due gruppi di 150 persone.
Poi le porte si sono aperte, uno alla volta gli altri hanno iniziato a lasciare la stanza. Infine sono entrata anch’io. Erano loro, copie perfette delle foto che avevo visto.
Quell’ipnosi, nella quale mi immersi durante le tre tappe del casting, era come un’euforia trascinante… Vera! Altrimenti non ci saremmo ritrovati, sei mesi più tardi, in “100% Furioso”.

Il teatro di Ricci/Forte è un’esperienza che richiede una grande disponibilità a mettersi in discussione e un rapporto di fiducia reciproca. Senza limiti. Confermi tutto questo?
E’ vero. Direi anche che provoca un grande desiderio di porsi domande. E’ un teatro senza tracce di falsità, senza maschere, senza armature, senza “note”. Il suo messaggio arriva sottopelle, nel cervello, nelle ossa, fino a far innamorare la tua anima. E toccherà anche lo spettatore più stantio e meno bendisposto: andrà via non indifferente, comunque con emozioni, positive o negative che siano! E’ un teatro senza restrizioni assolute.
Stefano è il primo regista che mi ha dato l’opportunità, come attrice, di aprirmi e provare a cercare nuovi dipinti dentro me stessa. Ha abbattuto molte delle mie barriere. E’ Chikatilo… l’assassino di Konstantin Stanislavsky! Gli sarò per sempre grata.

Come l’hai vissuto?
Non è stato difficile mostrare la nudità fisica (non sono così vestita quando ballo in sala…); piuttosto, visto che sono una persona molto riservata, lo è stato scoprire la mia anima di fronte a così tante persone con cui non avevo familiarità.

Prima di Ricci/Forte avevi avuto esperienze di teatro di questo tipo?
No, ce ne sono state di altro genere, ma non paragonabili.

Macadamia Nut Brittle: particolare di scena (photo: Daniele + Virginia Antonelli)

Macadamia Nut Brittle: particolare di scena (photo: Daniele + Virginia Antonelli)

“100% Furioso”, umanamente e nel modo di vedere e fare teatro, ha portato qualche cambiamento dentro di te?
Quando abbiamo cominciato a lavorare sullo spettacolo per un po’ ho vissuto in un stato di delizia e lotta interiore. Nella seconda parte del progetto, come attrice mi sono formata di nuovo… Ho provato un’emancipazione emotiva al 100%, una libertà assoluta! Lo spettacolo non ha cambiato il mio atteggiamento nei confronti del teatro… ha fatto di più: ha mostrato che esiste un altro, nuovo teatro. Che oggi sento assolutamente come il mio teatro. Con il loro esempio Ricci/Forte ci hanno mostrato che la paura non esiste nella creazione.

Come sei arrivata alla danza e al teatro?
La prima volta che ho incontrato la danza è stata a quattro anni. Attraverso di me mia madre voleva realizzare il suo sogno. Tutto è iniziato con un tour di danza per bambini, in giro per l’Europa, poi è cresciuto fino a diventare la mia prima professione. A 18 anni, oltre a essere una ballerina, sono diventata un’insegnante. Nel 2009 mi sono laureata al Theatre Institute, ma il teatro non è il mio modo di guadagnare soldi… E’ un luogo sacro, un mondo dalle possibilità e dalle vite infinite. Tutto quello che fa ora parte di me è il risultato della ricerca che ho compiuto negli ultimi anni.
Marco Angelilli [attore ma anche trainer per Ricci/Forte, ndr] mi ha aiutato a trovare dentro di me la via per ‘alimentare’ il fuoco sul palco. Per le mie caratteristiche fisiche è stata una manna dal cielo! Nella danza parlo il linguaggio del corpo. Ma il teatro è anche una manifestazione delle mie emozioni, continua e vivida. Per questo credo che la recitazione non potesse non apparire nella mia vita.

Il teatro di Ricci/Forte affronta tematiche forti: la solitudine dell’essere umano, la crisi di identità e dei valori della società contemporanea, la confusione dei generi non solo sessuali. E’ stato difficile trattare queste tematiche in Russia?

Personalmente, e credo anche tutti i ragazzi di “100% Furioso”, non ho avuto alcuna difficoltà ad affrontarlo. Sì, il clima in Russia è ancora parzialmente repressivo, quindi alcune cose ancora sconvolgono le persone.
Gianni scrive testi molto potenti e veritieri… All’inizio hanno scioccato il pubblico, che però poi se ne è innamorato. Certo, alcune persone si sono alzate e hanno lasciato la sala, è la gente della vecchia generazione. Ma i giovani in Russia sono aperti.
La Cortina di ferro è caduta ormai da anni, le persone viaggiano molto, internet ha cancellato i confini: l’uomo contemporaneo in Russia è molto diverso ora. Purtroppo il governo è costituito principalmente da persone della “vecchia scuola”: da qui il clima repressivo del Paese.
Il teatro contemporaneo in Russia esiste in genere senza problemi. Però è vero che se arrivi ad essere molto in vista e sei deplorevole agli occhi delle autorità possono “spegnerti”.

Julia Loboda Ricci/Forte

Julia Loboda in 100% Furioso (photo: Alex Yocu)

“100% Furioso” ha debuttato al Winzavod, e poi al Net Festival… Quali sono i luoghi dove il teatro contemporaneo viene messo in scena a Mosca?
A Mosca ci sono molte sedi per il teatro contemporaneo. Parecchi teatri invitano registi stranieri, ma anche in Russia ci sono talenti eccezionali. Si trovano spettacoli eccellenti al Theater of Nations, al Meyerhold Center e al A.R.T.O Theatre, al Centro di Drammaturgia e Regia M. Roschina e A. Kazantseva, al Pushkin Drama Theater.
I “pionieri” sono stati principalmente il Platforma, dove accadono molte cose interessanti, e di recente successo il Gogol Center di Kirill Serebrennikov.

Hai avuto anche un’esperienza nella televisione, nella serie sperimentale “The Game”.
È stato il mio primo grande progetto in tv, una serie interattiva di 12 episodi, trasmessa su uno dei più grandi canali federali della Russia, col pubblico che ha partecipato attraverso internet. Abbiamo letteralmente vissuto sul progetto per quattro mesi. Gli attori-partecipanti sono stati scelti da psicologi in base alle loro caratteristiche individuali. Mi sono messa parecchio in gioco.

Insegni danza. Con le tue allieve, danzatrici non professioniste, hai realizzato uno spettacolo, “Women of The Universe”, che ha portato a una condivisione umana che forse in qualche modo può avvicinarsi al lavoro di Ricci/Forte…
Tutto è iniziato molto prima di incontrarli. Le mie allieve vengono da me solo per imparare la danza, niente di più. Sono donne di età e professioni diverse, con temperamenti ben distinti. All’inizio ho pensato di realizzare una coreografia in cui raccontare l’essere donna, i rapporti tra uomo e donna. Ma venendo a contatto con la storia di ognuna di loro è nata l’idea di produrre una coreografia “drama-performance”. Le ho invitate a partecipare come ballerine-eroine. Mi accompagnano così nello spettacolo sei donne mozzafiato, assolutamente diverse, cariche dei loro destini.
Sono rimaste loro stesse, senza giocare con le emozioni ma mostrando come le vivono realmente. Mi hanno conquistato per questo. Ed è esattamente la stessa cosa che Ricci/Forte cercano quando scelgono i loro performer. Nei loro lavori ci parlano di cose umane e comuni, così come ho mostrato storie di donne normali.
“Women of The Universe” è andato in scena solo una volta, per un pubblico ristretto, a febbraio 2013. Non so se mai lo vedrà un grande pubblico ma ci sono in circolazione dei video con delle storie individuali, estrapolate dallo spettacolo.

Cosa ti aspetta nel 2014? Progetti già organizzati e sogni da realizzare?
Non mi aspetto niente dal 2014, probabilmente sarà lui ad aspettarsi parecchio da me! Seriamente, voglio lavorare molto duramente sulla mia formazione e crescita personale. Abbandonerò per un po’ l’insegnamento, concentrandomi sui progetti che già esistono nella mia vita, e ancora di più su quelli che sono previsti nella mia carriera. Sto aspettando il mio primo ruolo in un grande film: per me sarà già una buona ricompensa!

Lasciaci con la frase da “100% Furioso” che ti ha colpito di più.

…é persa quando ammazzi il tuo stesso respiro, mentre giuro che le tue labbra sono la manna migliore che mi sia capitata in ventitré anni di digiuno – Show must go on!
 

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