Monica Faggiani: Questa sono io. Ma se la verità fosse un’altra?

Questa sono io (photo: Angelo Redaelli)

Questa sono io (photo: Angelo Redaelli)

Nel romanzo di Federico GuerriQuesta sono io”, ora in scena al Teatro Libero di Milano con la regia di Alessandro Castellucci, possiamo ritrovare l’Italia berlusconiana in tutto il suo squallore. Ma non solo.

Attraverso il triplice monologo sul percorso di formazione di una starlet di provincia riscopriamo il brutto che ci circonda. Tre versioni della vicenda umana e artistica di Laura Prete, ragazza di modesta famiglia della Brianza, si aprono e si chiudono con un invito al pubblico, chiamato a scegliere a quale verità credere, un po’ come la protagonista della pièce pirandelliana “La signora Frola e il signor Ponza, suo genero”, quando afferma “per me, io sono colei che mi si crede”. Anche se il romanzo di Guerri, adattato per la scena da Corrado D’Elia, più che della disgregazione dell’io, ci racconta la frantumazione di una società, quella italiana, ormai conclamata Repubblica delle banane.

In un primo momento Laura Prete è un’oca insopportabile. In diretta da uno studio televisivo, incalzata dalle domande del conduttore della trasmissione Fermo Immagine, Furio Mosca, racconta la propria vita. Dai primi baci nei bagni della scuola, dove ingenuamente diventa una “venditrice di baci”, passando per il fidanzamento con Federico Fabbrini, compagno di classe costretto sulla sedia a rotelle e figlio di un ricco industriale della città, fino al concorso per Miss Bagnomaria, prima tappa per la carriera televisiva.
Scandita anche da avvenimenti tragici come il suicidio di Federico e la morte di un vecchio senatore con cui aveva stretto una profonda amicizia, la vita di Laura procede con la partecipazione ad un reality show, il ritiro dalla scena e poi il ritorno con l’apertura della scuola Bes (Bellezza, eleganza, spettacolo).
Ma ad un certo punto la showgirl, in diretta tv ospite di Furio Mosca, estrae dalla borsetta una pistola e spara in testa al conduttore più nazionalpopolare del Paese. Perché?


Qualche minuto di silenzio e su una scena buia un’altra Laura Prete, amara e disincantata, ci racconta la stessa storia ma con nuovi punti di vista. La successione degli avvenimenti è identica: baci nei bagni della scuola, fidanzamento con Federico, partecipazione al concorso di bellezza, morte del senatore, fino alla scuola Bes; ma in questa versione emergono particolari inquietanti.
A scuola Laura Prete subisce abusi sessuali e ricatti da un professore, ha una relazione con il padre di Federico, che li scopre e per questo si toglie la vita, e con il senatore c’è una relazione sessuale che le spalanca le porte del mondo dello spettacolo, in cui meretricio, orge, festini e politica convivono armonicamente.

Pochi minuti di silenzio e due schermi si illuminano di immagini psichedeliche, così da sembrare di essere dentro ad un videogioco. Il terzo racconto ci restituisce una donna calcolatrice, algida, che già all’età di tre anni aveva capito il segreto del gioco degli scacchi, e che ha utilizzato la propria vita fingendosi stupida per portare avanti il suo piano di ‘distruzione’ della società dello spettacolo e di quello che rappresenta.

Su una scena spoglia, composta unicamente da uno sgabello di vernice bianca, Monica Faggiani, fasciata in un attillato vestito leopardato, con un tacco 12 sufficientemente allusivo, dà vita ad una recitazione tesa, incalzante, capace di attraversare le sfumature del triplice racconto con disarmante naturalezza.

Trasuda falsità la prima Laura, simbolo dell’horror vacui della società dell’immagine. Grottesca, amaramente ironica, seducente, ci conduce alla scoperta del vuoto, della voragine culturale in cui l’Italia è immersa.

Nella seconda parte del monologo Laura Prete è vittima del ‘sistema’. La sua confessione suscita disgusto per il mondo che ci circonda e tenerezza nei suoi confronti. Un mondo in cui esistono professori che abusano degli alunni, in cui ricchi e intransigenti industriali sbavano dietro alle quindicenni, in cui concorsi di bellezza diventano supermercati del sesso e strade per il successo televisivo, lastricate di corruzione e favori sessuali.

ATTENZIONE: SPOILER!

Se le prime due versioni di Laura Prete ci sconvolgono pur raccontando fatti arcinoti, è la terza variante a spiazzare il pubblico. Da bambina, guardando gli anziani giocare a scacchi, Laura capisce che può fare scacco matto in cinque mosse. Ma capisce anche che deve nascondere la sua intelligenza per portare avanti il suo piano: assestare un duro colpo alla società dell’immagine, di cui Furio Mosca è simbolo. Per distruggere questo mondo ne entrerà così a far parte passando per relazioni pericolose, sesso a pagamento, orge e omicidi.

A quale versione credere?

Se la prova d’attrice di Monica Faggiani è perfetta, l’atmosfera che avvolge il pubblico non è da meno: dalla scelta della colonna sonora di “Twins Picks” al clima surreale da studio televisivo, con la stessa maschera che, prima dell’inizio dello spettacolo, inviterà il pubblico ad applaudire.
In scena a Milano fino al 15 luglio.

QUESTA SONO IO
da un romanzo di Federico Guerri
adattamento teatrale di Corrado d’Elia
regia Alessandro Castellucci
assistente alla regia Arianna Aragno
con Monica Faggiani
scene Andrea Finizio

durata: 1h 20′
applausi del pubblico: 4′

Visto a Milano, Teatro Libero, il 2 luglio 2015
Prima nazionale

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