Le residenze di Etre: delleAli e l’Artusi

Marcello Passoni (ph: Vaprio)

Marcello Passoni (ph: Vaprio)

Il sistema delle residenze teatrali offre alle compagnie diverse modalità di insediamento sul territorio: “permanente” è la residenza inserita in un contesto architettonico o ambientale di pregio; “a tempo” è, invece, l’occasione di stabilità triennale; “sul territorio” è la residenza che va dove il teatro “scarseggia” di innovazione, o dove ritiene che il teatro contemporaneo possa parlare al territorio del territorio stesso, promuovendone i beni culturali ma anche le attività e le tradizioni.

Si chiama “TěXtura” quella che abita l’intera area metropolitana del Vimercatese, in provincia di Monza e Brianza, ed è una “Residenza Teatrale Interdisciplinare”, ovvero un laboratorio di collaborazione artistica multiforme, aperto e quindi fertile, che ogni anno sceglie una disciplina “altra” (come musica, danza, installazione e video), approfondendone le possibili relazioni con il “fare teatro”, dal punto di vista artistico, ma anche organizzativo.

Proprio ciò che da anni impegna l’associazione culturale delleAli, madre del progetto TěXtura e del suo “opificio”, o “bottega artigianale dove si trama la propedeutica del fare teatrale e interdisciplinare”, che si manifesta attraverso l’organizzazione di rassegne, teatrali e non, l’ospitalità di artisti e la formazione attorale.


Musica, canto, danza, poesia e arte visiva, le discipline “tessute” anche da artisti e personalità esterne a delleAli, come Fanny&Alexander nel novembre 2010, per esempio. Un’altra collaborazione importante per delleAli, e successivamente anche per TěXtura, è stata quella con Giacomo Verde, il “teknoartista” – così si definisce – inventore del “tele-racconto”, ossia quella performance che unisce narrazione, teatro e video, attraverso una telecamera che riprende piccoli oggetti animati dal narratore in tempo reale, mentre il televisore li ritrasmette in diretta, ingigantendoli fino a dargli “nuovo significato”.

Abbiamo assistito a questa teknoarte attraverso i “video fondali live” che animavano l’”ODIssea” di delleAli, presentata ad Oreno di Vimercate in occasione della Festa del Teatro di Monza e Brianza del 2010, e nelle animazioni de La FormichINA, produzione delleAli per l’infanzia, “microteatro” per bambini dai 5 anni, andato in scena al Teatro Centro Omnicomprensivo di Vimercate all’interno della Festa del Teatro di quest’anno, accompagnato nel foyer dalla mostra fotografica “Il diritto di crescere”, a cura del gruppo cittadino di Amnesty International.

Poichè gli spazi della residenza sono molteplici (oltre ai già citati, anche la Casa del Popolo “Al Basell”, Palazzo Trotti, l’auditorium della biblioteca civica, i parchi cittadini e altri luoghi non convenzionali sparsi nell’intera area del Vimercatese), intanto, a Villa Sottocasa, la festa del teatro “brianzolo” andava in scena con le proposte di “Contaminazioni”, rassegna di teatro di ricerca organizzata dalla residenza TěXtura che, ogni anno per tre anni, propone una stagione di eventi tra teatro, danza, musica e arti visive.

E se l’anno scorso erano gli aedi moderni che animavano un’imponente scena animata e multimediale, quest’anno, lo spettacolo è stato affidato a un’unica voce recitante, Alessandra Anzaghi, accompagnata dallo chef (!) Marcello Passoni. Insieme, hanno fatto rivivere “L’arte di mangiare bene” di Pellegrino Artusi, sullo sfondo della mostra fotografica “La Natura Dell’Uomo” di Cinzia Mauri.
Passoni possiamo definirlo una sorta di “moderno Arcimboldo” che, dalle infinite sfumature di forme e colori degli ortaggi, trae la “poesia nascosta” e la incornicia in immagini creative e originali. La stessa semplicità, o meglio “genuinità”, che ha condito una performance gustosa, lontana dall’immagine del teatro contemporaneo più cerebrale e impegnato, eppure altamente interattiva, coinvolgente, umana.

La piacevolezza della performance si è tradotta nella lettura di alcune ricette prese dal noto manuale artusiano accompagnate dalla preparazione in diretta del Piatto dell’Unità d’Italia, poi offerto agli spettatori. O meglio, agli “invitati” di questo spettacolare convivio, che hanno risposto e partecipato con entusiasmo e coinvolgimento. Intervenendo, proprio come accadeva nel XIX secolo, quando, dal 1891 al 1911, vennero pubblicate da Artusi ben quindici edizioni del ricettario: in ogni nuova edizione il numero di ricette lievitava (da 475 a 790) in proporzione al numero dei lettori affezionati che, attraverso una fitta corrispondenza, scambiavano con l’autore piatti e consigli, amalgamando il tutto con dialetti e tradizioni della penisola da poco unita.

Nel 1931 erano 32 le edizioni e “l’Artusi”, ormai riconosciuto così da tutti, era, dopo “I Promessi Sposi” e “Pinocchio”, il libro più letto in Italia. Segreto del successo il fatto che quest’opera, più che un ricettario, sia un libro di aneddoti e dissertazioni sul piacere del mangiar bene; in una parola, che sia “popolare”.  A tratti anche comico. La virtù di delleAli è stata proprio l’essere riuscita ad esaltarne questo aspetto, mantenendone la semplicità: aggiungendo niente più di un pizzico di voce, e amalgamando con cura.

Non si sa se sia merito della scrittura di Artusi tanto “orecchiabile”, o piuttosto, se la voce dell’attrice sia tanto adatta e ben dosata, da interpretare un manuale di cucina con un certo effetto drammaturgico, fatto sta che la ricetta è molto ben riuscita. E se per caso qualcuno dovesse storcere il naso, rispondiamo con le parole dello stesso Artusi, tratte dalla prefazione: “dunque anche lei, perché questo mio lavoro sa di stufato, sdegna forse di prenderlo in considerazione? Sappia però che, con le nuove tendenze del secolo al materialismo e ai godimenti della vita, verrà giorno che saranno maggiormente ricercati e letti gli scritti di questa specie; cioè di quelli che recano diletto alla mente e danno pascolo al corpo, a preferenza delle opere, molto più utili all’umanità, dei grandi scienziati.”

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