Paola Berselli e Stefano Pasquini in prima nazionale a Torino per la rassegna diretta da Davide Barbato, giunta alla 13^ edizione
Lo spazio, prima di tutto.
Casa Luft riflette il gusto raffinato e l’attitudine all’accoglienza di Stefano Mazzotta della Compagnia Zerogrammi che, di tanto in tanto, sceglie di aprire al pubblico questo spazio-casa, principalmente dedicato alla creazione e alla produzione di spettacoli di danza e teatro danza (con incursioni nel teatro di figura), ospitando spettacoli di nicchia e gustosissimi come quelli del festival Play with Food, giunta alla sua tredicesima e fortunata edizione, sempre con la direzione di Davide Barbato.
Questa volta è il Teatro delle Ariette ad abitare Casa Luft, insieme ad una quarantina di spettatori, eterogenei per età, inizialmente disposti sui quattro lati di una sala quadrata, ma presto invitati a partecipare attivamente all’azione teatrale.
Lo spazio scenico centrale è occupato da quattro tavolini bassi, sui quali poggiano in maniera ordinata alcuni taglieri, coltelli “che tagliano” (perché – come ci tiene a precisare Stefano Pasquini, fondatore del Teatro delle Ariette insieme a Paola Berselli, coautore di “Noi siamo un minestrone”, presentato qui in prima nazionale – i coltelli sono importanti, bisogna che taglino veramente), ma anche ciotole e bicchieri impilati, terrine sparse.
Attorno ai tavoli, quattro panchetti su cui, nel corso dello spettacolo, verranno invitati a sedersi otto spettatori per tagliuzzare carote, bietole, zucchine, l’occorrente insomma per un buon minestrone.
Ad altre persone tra il pubblico viene affidato il compito di pelare patate e dividere in parti uguali le forme di pane, preparato con il grano che cresce alle Ariette (come d’altronde tutti gli ingredienti del minestrone), un podere in cui dal 1989 Paola e “Pasqui” (è così che Paola chiama affettuosamente suo marito) i due attori-contadini hanno deciso di trasferirsi, per ritrovare sé stessi e il contatto con la natura, senza tuttavia mai abbandonare il teatro. Così, nel corso degli anni, il deposito attrezzi è stato trasformato in un teatro, circondato dalla vegetazione.
Per circa un’ora e mezza ci si dedicherà alla preparazione del minestrone. Sulla piastra elettrica, poggiata a terra al centro, due pentoloni dentro i quali ciascuno (spettatori compresi) versa dalla propria ciotola una porzione d’acqua. Poi si aggiunge il sale, l’olio, un po’ di prezzemolo… Il tempo di preparazione e di cottura è quello, da manuale.
Nel frattempo Paola e “Pasqui” ripercorrono, alternando il racconto al canto, la loro storia, il loro incontro, la scelta di isolarsi in campagna, per poi scoprire che la campagna è popolatissima: di animali, vegetali ed esseri viventi, e che soli veramente non si è mai; infine la ripresa, di tanto in tante, delle tournée per presentare i loro spettacoli, incontrare il pubblico, e tornare poi a casa, alle Ariette.
Con il trascorrere del tempo, Stefano sente il bisogno di abbandonare le tecniche di coltivazione che a lui paiono ferire il terreno: meno aratro e più mani, per intenderci.
Paola lavora, ascolta, sorride, annota sul quaderno ciò che vede e sente: ogni sua parola si trasforma in poesia, parole semplici eppure rivelatrici.
Lo spettacolo ha inizio con una sua dichiarazione, che suona all’incirca così: “Non sopporto più gli uomini. Preferisco la volpe. Il sole. La pianta che cresce…”. Alla fine, ci si accorge che l’essere umano di cui Paola inizialmente parla è quello che ha scordato di amare e non ne è più capace.
L’amore è infatti al centro di questo spettacolo: l’amore che unisce i due protagonisti, ma anche l’amore per gli animali, per la terra, per il genere umano, per il teatro, per Beckett, per la vita… Non c’è alcuna traccia di sdolcinatura o stucchevolezza in questo racconto. Solo poesia, profonda tenerezza e commozione, alternata a piacevoli momenti di allegria e leggerezza.
Sono palesi fin dal titolo dello spettacolo (“Imagine” è il titolo di una nota canzone di John Lennon) gli echi della controcultura degli anni Sessanta che inneggia a un mondo di pace, così come il richiamo a un teatro necessario e politico nel senso più nobile del termine, evocato dai ritratti di Judith Malina e a Julian Beck, fondatori del Living Theatre.
La fisicità degli interpreti è altrettanto eloquente in questo spettacolo. Paola, esile, dallo sguardo magnetico, segnato dal tempo, la postura arricciata su sé stessa, che all’improvviso si apre come ad abbracciare l’universo, con una potenza vocale e un’energia strabiliante. “Pasqui”, più alto, dinoccolato, ironico, bonario e rassicurante come il suo accenno di pancetta, ma capace di attimi di profonda dolcezza. Più che complementari, inscindibili.
Infine, un ruolo fondamentale è attribuito all’immaginazione. Che cosa sarebbe il teatro senza il ricorso all’immaginazione? I tempi di preparazione di cottura del minestrone sono reali, ma nessun ortaggio appare veramente sui tavoli. Gli sbuccini che i pelatori di patate maneggiano sono concreti, le patate invece devono essere immaginate, così come il pane. Anche l’acqua è finta, così come l’olio, il sale. Solo i contenitori sono veri.
E una volta trascorso e concluso il tempo del racconto, Paola e Pasqui estraggono da sotto uno dei tavolini un pentolone fumante, che contiene – questa volta, sì – un ottimo minestrone preparato da loro, che viene offerto al pubblico insieme a una fetta di pane fatto in casa e a un bicchiere di vino rosso.
Lo spettacolo si trasforma anche in questa occasione in un momento conviviale in cui, mangiando e bevendo, ci si scambia chiacchiere, domande, emozioni. Gli artisti insieme al pubblico.
La metafora del minestrone ci sembra definitivamente chiara: ciascuno di noi è qualcosa singolarmente, così come lo sono la carota, la bietola, la zucchina, la patata, ma è nella relazione, nell’incontro, che abbiamo la possibilità di trasformarci e diventare altro, magari migliori.
NOI SIAMO UN MINESTRONE [Imagine]
di, con e regia Paola Berselli e Stefano Pasquini
creazione Teatro delle Ariette 2024
per 40 spettatori
durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 3’
Visto a Torino, Casa Luft, il 3 ottobre 2024
Prima assoluta
