Radio Argo Suite. L’Orestea contemporanea di Peppino Mazzotta

Radio Argo Suite
Radio Argo Suite

Il testo del poeta e drammaturgo Igor Esposito rilegge Eschilo e la guerra di Troia, archetipo di un conflitto che non smette di ripetersi

Confessiamo subito che dieci anni fa, quando lo spettacolo debuttò, colpevolmente lo perdemmo, pur avendo una grande ammirazione per il suo interprete, Peppino Mazzotta, di cui avevamo seguito il percorso teatrale fin dagli inizi con grande interesse – e senza scordarci le sue interpretazioni, al cinema e in tv, di Fazio nella serie del Commissario Montalbano e di “Anime nere”.

Stiamo parlando di “Radio Argo”, l’articolato monologo, ispirato alla trilogia dell’Orestea di Eschilo, che è stato ospitato allo Studio Melato del Piccolo di Milano nella sua nuova versione, sempre diretta e interpretata da Mazzotta, radicalmente rielaborata insieme al suo autore, il poeta e drammaturgo Igor Esposito.

Come possiamo già intuire dal termine “suite” aggiunto nel titolo, questa nuova versione, al contrario della precedente (che prevedeva una scenografia e dei costumi), ci fa presagire una sorta di oratorio, in cui la voce si connatura alla musica. Infatti l’attore in scena viene accompagnato dal vivo da Massimo Cordovani e Mario Di Bonito, che hanno il compito – moderno coro greco – non solo di accompagnare il racconto, ma anche e soprattutto di donare, musicalmente e vocalmente, ancora più impulso e spessore alle parole cangianti di Mazzotta.
Percussioni, chitarra elettrica, tastiere e sintetizzatori analogici ci accompagnano in un viaggio di profonda immersione nella iconica vicenda del ciclo eschileo, che vede al centro le vicende degli Atridi, padroni e signori della città di Argo.

Peppino Mazzotta
Peppino Mazzotta

Mazzotta e i suoi musicisti ci fanno entrare in una lunga storia, aspra e terribile, colma di sangue e di delitti. Il prologo di “Radio Argo Suite” è affidato alla voce incolpevole della prima vittima del tutto, Ifigenia, la piccola figlia di Agamennone e Clitemnestra, il cui sacrificio aveva reso possibile la partenza delle navi achee verso Troia, e il cui ricordo peserà poi su tutti i personaggi.
Mazzotta, riverberando le emozioni della piccola, attraverso la sua voce diventata flebile e appassionata, che si impasta con le sonorità create da Cordovani e Di Bonito, ce ne regala la gioia, la paura e lo smarrimento. È da qua che Mazzotta diventa lo speaker, un moderno aedo (di Radio Argo per l’appunto) che, dopo averli presentati, ci racconta i personaggi nella loro spesso orrenda quotidianità: Agamennone, Clitemnestra, Egisto, Cassandra e Oreste ci si presentano davanti con tutte le loro passioni, paure, ossessioni, fragilità e giustificazioni, muniti dell’insaziabile desiderio di vendetta.

Agamennone, con i guanti e un atteggiamento da nazista, si offre, senza infingimenti, in tutta la sua tronfia sicumera di padrone assoluto della città, sbeffeggiando tutte e tutti; un unico frammento di umanità appare quando ricorda il sacrificio della figlia.
Clitemnestra ed Egisto (che si esprime in siciliano) in un dialogo di forte sarcasmo si colpevolizzano a vicenda, senza sapere che sarebbero andati avanti a morte certa; la chiaroveggente Cassandra, figlia dei re nemici, si presenta di nero acconciata e munita di una sorta di terzo occhio premonitore, sfogando tutta la sua rabbia con voce soffocatamente infuocata, sapendo già a quale nuova e mortale sofferenza andrà incontro.

Attraverso la sapiente scrittura di Esposito tutti i personaggi prendono così vita attraverso nuove angolazioni prospettiche.
Infine, a stretto contatto con il pubblico, si presenta Oreste, l’uccisore di Clitemnestra, sua madre e del suo amante. Con lui il mito in qualche modo termina, diventando catarsi. Oreste confessa quasi timidamente i suoi crimini, rifiutando il suo ruolo, senza cercare né volere il perdono. Ora gli interessa solo il rumore del mare, consapevole che anche gli spettatori che ha davanti vivono in una Argo simile, un luogo che non possiede ritegno, colmo com’è di violenza efferata.

Peppino Mazzotta, con una davvero straordinaria padronanza dei propri registri interpretativi (che gli è valsa il Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2024), riesce a conferire ad ogni personaggio, nelle sue diverse sfumature, la giusta e personale caratura espressiva, ridonandoci in modo forte e profondo tutte le suggestioni e i moniti di miti che il tempo non è riuscito a scalfire.

Gli applausi finali
Gli applausi finali

Radio Argo Suite
di Igor Esposito
con Peppino Mazzotta
musiche originali di Massimo Cordovani
eseguite dal vivo con Mario Di Bonito
regia Peppino Mazzotta
post produzione live dei suoni a cura di Rosario Acunto
produzione Teatro Rossosimona

Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2024 come Migliore interprete di monologhi

durata: 1h 15′

Visto a Milano, Piccolo Teatro, l’11 aprile 2026

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