Andy Warhol superstar. A 30 anni dalla morte il ricordo di Laura Sicignano

Photo: Francesca Gazzolo
Photo: Francesca Gazzolo

A trent’anni esatti dalla morte di Andy Warhol il Teatro della Tosse, in coproduzione con il Teatro Cargo di Genova, propone in cartellone un monologo dedicato al grande artista americano.
In scena Irene Serini, diretta da Laura Sicignano, con le scene firmate da Emanuele Conte.

Si inizia dalla fine. Warhol muore a 58 anni per una banale infezione e lascia al mondo 612 times capsules, cioè diverse scatole rigorosamente sigillate, con la disposizione che fossero aperte trent’anni dopo. Aveva iniziato a comporle dopo essere sopravvissuto ad un attentato, quasi mortale, da parte della femminista lesbica Valerie Solanas, che aveva fatto irruzione nella sua factory per sparargli al petto ed eliminare, così, il maschio.
Dentro le scatole “inutili” frammenti della vita dell’artista, un percorso tangibile e misterioso di oggetti senza importanza, che verranno poi battuti all’asta per migliaia di dollari.

La dolcezza di Irene Serini si mette in moto un po’ lentamente, in un universo di racconti e vissuti che crescono costanti. In scena diversi elementi geometrici bianchi, inizialmente composti a mo’ di altare, monumento al genio della copia, si sgretolano altrettanto pacatamente con il procedere del racconto.

Pur impersonando l’artista, Serini lo racconta da fuori ma vivendo da dentro le sue emozioni, in un turbinio di gesti ritmicamente quasi perfetti che attraversano tutta l’esistenza di Warhol, tra consumo, denaro, trasgressione e moda.
Il luogo deputato del racconto della Sicignano è quasi sempre il “party”, quello che vede Warhol affiancato dalle sue superstar, un’universo di personaggi votati all’autodistruzione: c’è Edie, la fragile ereditiera anoressica, morta suicida nell’indifferenza di Andy; Freddi Herdko, gettatosi dalla finestra durante una sua performance; Brigid, l’amica di sempre che lo perseguita con ossessive telefonate di inutili ciance tragicomiche per riempire il vuoto della vita di emtrambi.

C’è spazio anche per i Velvet Underground, da lui scoperti e prodotti, in un intreccio tra droga, glamour, sadomasochismo e sperimentazione artistica. Un mondo di “comparse” che popolano lo spettacolo come palloncini d’argento destinati all’effimero. Nessuno di loro è “intrepretato”, vengono solo raccontati in un gioco condito dall’elettronica creata a partire dalla voce della stessa Serini. L’unica musica presente è “Sunday Morning”, che instaura un dialogo con il recitato mentre lo spazio scenico viene gradualmente smontato nelle forme e nei colori, proprio come in un’opera contemporanea, per essere alla fine distrutto.

C’è, in questo spettacolo, attenzione al non rappresentare in un impasto continuo di atmosfere lontane dal reale, così come lontano dal reale era il mondo di Wahrol, votato a “fare tanti soldi come miglior forma d’arte”.
E dov’è allora l’umanità di questo buffone geniale, violento e amorale? Ce lo spiega, dopo la distruzione del tutto, la madre, anch’essa chiusa in una scatola – “time capsule” – che ci svela, nell’unica parte realmente intepretata ma un po’ troppo dilatata nel tempo, il mondo di Andrew Warola, quel ragazzo brufoloso e calvo, bambino malaticcio, piccolo borghese e iperprotetto, che era arrivato negli States dal paesino di Mikova per rincorrere il sogno americano.

ANDY WARHOL SUPERSTAR
ideazione e regia Laura Sicignano
testo di Laura Sicignano e Alessandra Vannucci
scene Emanuele Conte
con Irene Serini
luci video e suono di Luca Serra
costumi di Daniela De Blasio
coproduzione Teatro della Tosse – Fondazione Luzzati/Teatro Cargo
con il patrocinio del console generale degli Stati Uniti d’America

durata: 1h
applausi del pubblico: 3′ 20”

Visto a Genova, Teatro della Tosse, il 3 novembre 2017

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