AstorriTintinelli in un Titanic troppo affollato

Titanic di AstorriTintinelli
Titanic di AstorriTintinelli
Titanic di AstorriTintinelli

Premettiamo che “Titanic – una fiaba del vecchio millennio”, andato in scena a Teatrinscatola la scorsa settimana, è il vincitore 2011 di In-Box, rete di sostegno per la circuitazione del nuovo teatro. L’interessante progetto è ideato da Straligut teatro e sostenuto da varie realtà toscane: Armunia, Teatro dell Arti di Lastra a Signa, Teatro di Bucine/Teatro Poplare d’Arte, Teatro Everest/Murmuris Teatro, Teatro Sant’Andrea/Sacchi di Sabbia, Gogmagog e Amnio Teatro. L’intento principe del premio, sostenuto dalla Regione Toscana, sta “nella volontà di favorire la circuitazione piuttosto che la produzione” e in questo modo il lavoro ha l’opportunità di replicare nelle programmazioni 2011/12 degli enti promotori che sopra abbiamo elencato.

La giuria, composta da Laura Croce, Giovanni Guerrieri, Andrea Nanni, Gianfranco Pedullà, Carlo Salvador e Fabrizio Trisciani ha premiato non solo “l’indubbia qualità artistica del progetto, ma anche l’identità della compagnia” milanese, nata nel 2002 e che si autoproduce “fuori dai circuiti ufficiali e dagli schemi drammaturgici tradizionali”, come scrisse Franco Quadri qualche anno fa.

Lo spettacolo narra l’ultimo giorno (immaginato cento anni dopo) a bordo del famoso transatlantico, rappresentato attraverso una scenografia quasi soffocante, piena di vecchi oggetti, luci, trasandate suppellettili, sedie e cime.


I due personaggi principali – il mozzo e il capitano – condividono l’ultimo viaggio con altri passeggeri (fantocci che hanno come tratto caratteristico delle amputazioni) e le improvvise apparizioni di stravaganti creature: un vecchio senza pace, un cameriere, una venere del duemila e un anziano comico.

Dopo un inizio vivace, lo spettacolo sembra però subire battute di arresto, in una serie di scene poco legate tra di loro, che alternano ritmi e registri diversi, con un effetto altalenante che non giova alla riuscita complessiva del lavoro. Ci sono troppi riferimenti, rimandi e citazioni (Enzensberger, Rimbaud, Petrolini per fare alcuni esempi) e si finisce talvolta col seguire a fatica lo svolgersi dell’azione.
Ci si affida molto ai giochi di parole (troppo insistito il gioco di rimandi e derivazioni sul sostantivo “mozzo”) che d’impatto risultano vivaci e divertenti ma che poi, nel loro replicarsi, appaiono appunto ripetitivi.
Nell’alternarsi tra ironia e momenti poetici si rischia talvolta di perdersi. Le improvvise impennate di ritmo creano una distonia di fondo in chi guarda. L’idea che sta alla base offre anche spunti interessanti, ma la sensazione è che il tutto non sia ben rodato, non si sia ancora raggiunta la giusta misura.

Chiusi in uno spasmodico desiderio di comunicare il pericolo imminente di un viaggio verso l’abisso intrapreso dall’umanità intera, e nel suggerire la ricerca di una possibilità di rinascita, la compagnia rischia di sfociare nella retorica. Non voglia essere questo un giudizio definitivo sul lavoro della compagnia, bensì un invito ad asciugare la materia eterogenea dello spettacolo, a compattare, a effettuare delle scelte, poiché il duo milanese mostra in nuce interessanti spunti e riflessioni anche in questa prova non entusiasmante, dove alla partitura gestuale nell’insieme equilibrata non se ne accompagna una drammaturgica altrettanto strutturata.

Tra le iniziative di Teatrinscatola vogliamo infine sottolineare Can you rePET? Il teatro a emissioni zero, progetto di GioStra (Gruppo Giovani Straligut) finanziato dalla Comunità Europea, ovvero la prima rassegna d’Europa a consumi energetici ed emissioni di CO2 zero, grazie al riciclo del PET.
In sostanza, per ogni bottiglia PET portata da uno spettatore, quest’ultimo riceve uno sconto di 25 centesimi sul biglietto. All’ingresso della sala c’è una macchina che ritira i vuoti. In questo modo gli organizzatori intendono ridurre i consumi e le emissioni della rassegna teatrale, raccogliendo una quantità di PET da riciclare equivalente al corrispettivo dell’energia utilizzata durante l’evento.
Sul sito di Teatrinscatola si possono controllare in tempo reale i consumi, le emissioni e la quantità di PET raccolta. L’iniziativa sta avendo un grandissimo successo!

TITANIC – Una fiaba del vecchio millennio
di e con: Alberto Astorri e Paola Tintinelli
durata: 1h 06′
applausi: 2′ 1”

Visto a Siena, Sala Lia Lapini, il 18 novembre 2011

 

 

No comments

  1. says: Davide

    Non ero presente a questa replica del Titanic, che vidi sia a Napoli al Nuovo, che a Milano al Litta.Credo che gli AstorriTintinelli, facciano della drammaturgia frammentata la propria bandiera, e molti dei loro lavori, vadano in questa direzione.
    Forse che drammaturgia e gesto dovevano essere proprio così?
    Quando leggo recensioni così mi infurio, sia perchè da una prova, forse infelice, si giudica una compagnia, vorrei che lo stesso metro si usasse…quando un “grande”, sbaglia la data!
    e invece no!
    Forse che il tutto non sia ben rodato…perchè AstorriTintinelli sono fuori da certi giri?
    Non sono io, quello che difende ad oltranza gli spettacoli, ma a queste recensioni proprio non ci sto…poco utili…poco costruttive…e magari non si fossero chiamato AstorriTintinelli, si sarebbe gridato al capolavoro!

    d

  2. says: Marco Menini

    Buongiorno Davide, grazie per l’attenzione.
    Mi preme innanzitutto sottolineare che non giudico la compagnia così come lei intende. Infatti scrivo: “Non voglia essere questo un giudizio definitivo sul lavoro della compagnia, bensì un invito ad asciugare la materia eterogenea dello spettacolo, a compattare, a effettuare delle scelte, poiché il duo milanese mostra in nuce interessanti spunti e riflessioni anche in questa prova non entusiasmante, dove alla partitura gestuale nell’insieme equilibrata non se ne accompagna una drammaturgica altrettanto strutturata.” E penso che questa sia una riflessione costruttiva.
    Per quanto riguarda invece il “metro” adottato, non credo dipenda dal fatto che “AstorriTintinelli” sono fuori da certi giri, così come lei afferma. Le basterà leggere altre mie recensioni per accorgersi che non è così.

  3. says: roberto scappin

    Alcuni giochi di parole per voi che mostrate in nuce interessanti opportunità: Com’era dolce quel prete austriaco, era un sacherdote. Il brutto anatroccolo quando è arrabbiato ha il viso arcigno. Ma un falegname basso di statura è un falegnomo? S’io fossi gatto miagolerei il mondo. Ma una pera caduta è perità?

    Strutturate, compattate le partiture gestuali eterogenee ed io a gran voce griderò “CAPOLAVOOOROOO! Capolavooooro ferroviario! E non impennate con la piccola a bordo cantategli la ninna nana.

    Allentate gli spasmodici desideri con la fiaba agonizzante Cenerantola! Gli effetti non siano eccessivamente altalenanti, perchè è sconveniente dire che una libellula ribelle è una ribellula!

    L’importante è non sfrociare nella retorica. Asciugate Bill Gate e sia rodato Dio.
    Per voi la mia standing ovulation.
    roberto

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