Banana Yoshimoto in teatro con Chie-chan. Ma noi preferiamo leggerla

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Banana Yoshimoto
È un flusso di coscienza quello che viene portato in scena da Carmelo Rifici, regista di Chie-chan e io, tratto dall’omonimo romanzo di Banana Yoshimoto e al suo debutto assoluto venerdì sera, al San Ferdinando di Napoli. Ad adattarne il testo il suo traduttore di sempre, Giorgio Amitrano.
Difficile trasporre teatralmente un lavoro della celebre autrice giapponese. Difficile rendere le stesse atmosfere. Perché Banana Yoshimoto non punta su grandi azioni o dialoghi ritmati, motori di un più semplice adattamento per le scene. Tra le sue pagine quel che si muove sono i sentimenti, la memoria, lo spleen. E forse per questo, tra i suoi lettori, o è molto amata o non piace per nulla.

I testi della Yoshimoto andrebbero letti in solitudine, così da immergersi in quel rapporto intimo e psicologico con i personaggi. Eppure il teatro è proprio il contrario. Così Rifici, nello spettacolo, tenta di mantenere – non sempre in maniera convincente – questo scorrere narrativo continuo, rappresentato anche da un ininterrotto movimento sulla scena, un fluire dolce e incessante.
A racchiudere i movimenti un involucro quasi asettico, di un bianco clinico addolcito nelle forme, che permette di esaltare gli elementi colorati al suo interno: abiti, accessori, luci di scena.


Ancora una volta Banana Yoshimoto rappresenta un nuovo gruppo familiare, in cui ai tradizionali elementi se ne sostituiscono di alternativi. Nei suoi testi la famiglia d’origine, quella biologica, non ha ormai più – da tempo – il ruolo di protagonista, sostituita da una rete di relazioni e d’appartenenza scelte giorno per giorno. Un rapporto tra cugine diventa così il motore dietro a cui si movimenta la storia, che viene presentata al pubblico quasi fosse un sogno. Il regista dà vita alle quattro Kaori su un andamento polifonico che mira a costruire una partitura. Dall’altro lato Chie-chan, l’anima fragile, da proteggere, su cui riversare tante sfumature d’amore. Un’affinità elettiva che completa e chiude al resto del mondo. Loro due, le ipomee e quel bozzolo protettivo in cui non c’è posto per nessun altro.

CHIE-CHAN E IO
dall’omonimo romanzo di Banana Yoshimoto
adattamento: Giorgio Amitrano
regia: Carmelo Rifici
con Caterina Carpio, Alessia Giangiuliani, Pia Lanciotti,
Guglielmo Menconi, Cinzia Spanò
scene: Guido Buganza
luci: Jean-Luc Chanonat
aiuto regia: Agostino Riola
assistenti alle scene: Claudia Castelli e Francesca Mottana
direttore di scena: Brunito Lanzoni
capo elettricista: Marco Catalucci
sarta: Silvana Fraschetti
produzione: Napoli Teatro Festival Italia,
Mercadante Teatro Stabile di Napoli
un particolare ringraziamento a Fendi per la gentile collaborazione
con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone
durata: 1h 43′
applausi del pubblico: 1’58”

Visto a Napoli, Teatro San Ferdinando, 13 giugno 2008
Napoli Teatro Festival Italia – Prima assoluta

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