Black star. Sinisi e Arcuri sulla violenza sociale verso lo straniero

Black star (ph: Pieter Hugo)
Black star (ph: Pieter Hugo)

“Se mai ho commesso una sola buona azione in tutta la mia vita / me ne pento dal profondo dell’anima” (William Shakespeare)

Alla fine di “Black star” di Fabrizio Sinisi, quando è il momento di abbandonare la sala del Teatro Fabbricone di Prato, subito il pensiero, acceso dalle parole che chiudono lo spettacolo, corre alla pubblicazione dello scrittore e storico belga David van Reybrouck intitolata “Congo” e pubblicata in Italia da Feltrinelli. Un racconto storico e umano di un’area del continente africano caratterizzata dalla presenza di uno dei corsi d’acqua più “importanti” del mondo, al centro anche dello straordinario romanzo “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad. Una narrazione che attraversa, grazie anche a testimonianze e interviste, gli accadimenti delle varie epoche storiche della regione centroafricana del Congo, compresi gli orrori della dominazione coloniale belga, l’indipendenza e le guerre civili e diviene così racconto corale di un’area ben più ampia di quella che dà il titolo al libro.
Non è peregrino citare questo libro, perché oltre alle parole del monologo finale affidato a Martin Chishimba, anche le storie che si intrecciano in “Black star” vedono protagoniste tematiche che ci riportano agli argomenti del volume in questione.

Lo spettacolo ha un inizio davvero potente. Aglaia Mora, impugnando un microfono e muovendosi tra il pubblico e la scena, interpreta una donna che, per amore di un mendicante di colore, abbandona una vita di successo, il marito e i figli. Ma la scelta folle di vivere appieno questa storia andrà a scontrarsi con la realtà, rendendo evidente l’impossibile unione di mondi lontanissimi, che non arriveranno mai a toccarsi.

Questo primo quadro – forse il più felice di tutto il lavoro assieme al finale – si chiude con la bella versione di Chishimba della hit anni ’80 firmata A-ha, “Take on me”. L’attore diventerà poi una presenza ombra per l’intera pièce, salvo poi riapparire al termine dello spettacolo per costruire una cornice di significato più ampio rispetto alla trama, uno dei punti di forza, questo, del testo di Sinisi.

“Black star” è un trattato sulla violenza, filtrato da una lente occidentale e contemporanea, che parla del nostro quotidiano senza tuttavia fare riferimenti diretti precisi o riconducibili a eventi definiti. Parla di qualcosa che vive e si alimenta sottotraccia, di cui leggiamo spesso sui giornali, oppure ne sentiamo parlare. Sentimenti e moti che molti di noi pensano appartenere a una fetta di società della quale non fanno parte. Ma siamo proprio sicuri?
È anche una analisi – pur con qualche caduta nel retorico, è doveroso sottolinearlo – di come questa violenza abbia radici antiche e lontane, da molti punti di vista. Non basta fermarsi solo alla storia degli ultimi decenni. E qui ancora il volume di cui parliamo in apertura può venirci in soccorso.

Il testo è costruito attraverso quattro vicende all’apparenza slegate, ma che troveranno alla fine uno stretto legame. Oltre alla donna di cui abbiamo parlato, ci sono, in sintesi, un violento fatto di cronaca, una crisi matrimoniale e un raid di periferia a sfondo razzista. Episodi eterogenei dal punto di vista drammaturgico, accomunati da un “un immigrato africano di nome Grock, che attraversa le vicende in modo ambiguo e sfuggente”, interpretato da Chishimba.

Come già accennato, lo spettacolo ha tuttavia dei momenti meno riusciti, soprattutto nella parte centrale, quando la materia affronta l’episodio di cronaca nei suoi sviluppi. Appare ad esempio un po’ debole il confronto/interrogatorio tra il personaggio del padre e quello del poliziotto. Anche perché sarebbe stato difficile mantenere la dirompente tensione dell’inizio.

La riuscita del lavoro si nutre della regia e delle luci di Fabrizio Arcuri, della musica dal vivo di Ragno Favero e delle scene di Luigina Tusini. Tutti elementi che divengono essi stessi partitura drammaturgica, in uno spettacolo dove la violenza, vero cardine della messinscena, non è tuttavia mai esibita o sbattuta in faccia all’occhio dello spettatore nella sua crudezza – come tipico oramai nella comunicazione televisiva – ma solo “detta, recitata, raccontata”.

È importante sottolineare che “Black star” si ispira allo splendido esempio di tragedia elisabettiana che è il “Tito Andronico” di Shakespeare. Come scrive Arcuri nelle note di regia, la tragedia del Bardo “è una vena sotto traccia di cui non si ricalcano le vicende ma da cui si attinge per parlare della violenza nella società”. Anche se ai più attenti non sarà sfuggita una citazione dal V atto, tra le più conosciute, celata nei dialoghi tra i protagonisti: «Se mai ho commesso una sola buona azione in tutta la mia vita / me ne pento dal profondo dell’anima”.
Ma noi, invece, di aver assistito al lavoro, non ci pentiamo per niente.

BLACK STAR
di Fabrizio Sinisi
regia e luci Fabrizio Arcuri
con Gabriele Benedetti, Martin Chishimba, Michele Guidi, Aglaia Mora, Maria Roveran
musiche composte ed eseguite dal vivo da Giulio Ragno Favero
scene e costumi Luigina Tusini
video Renzo Carbonera
macchinista Mario Iob
datore luci Maurizio Tell
una co-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Teatro Metastasio di Prato e TPE – Teatro Piemonte Europa

durata: 2h 15′
applausi del pubblico: 5’

Visto a Prato, Teatro Fabbricone, il 10 dicembre 2023

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