Boccascena. Le conseguenze dell’amor teatrale per Antonio Attisani e César Brie

César Brie e Antonio Attisani (photo: Paolo Porto)
César Brie e Antonio Attisani (photo: Paolo Porto)

La Compagnia Tiresia Banti propone un flusso di memoria teatrale attraverso due ‘vecchi’ delle scene. Dalla prossima settimana in replica a Bologna

Accade raramente, ma a volte può succedere, che quello che vediamo sul palco ci paia riconoscibilissimo, anzi addirittura ci sembri di averlo vissuto anche noi, di essere stati al fianco degli artisti che lo stanno rappresentando. E’ forse per questo che, pur vedendo lo stesso spettacolo di chi ci siede accanto, ci emozioniamo molto più del nostro vicino di poltrona, che assiste a quelle cose per la prima volta, gustandole in altro modo.

Così ci è capitato per “Boccascena”, in scena al Campo Teatrale di Milano, uno spettacolo che vede in scena Antonio Attisani e César Brie, due grandi della stessa generazione che hanno attraversato per cinquant’anni un teatro che abbiamo sempre seguito ed amato. Lo hanno attraversato in due modi diversi, a volte anche tangenti: il primo come critico, storico, docente di Storia del Teatro dell’Università di Torino ma anche, agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, come attore; il secondo come artista a tutto campo: attore e regista proveniente, tanti anni addietro, dall’Argentina in Italia, dal 1981 al 1990 compagno di vita e d’arte di Iben Nagel Rasmussen nel Gruppo Farfa e nell’Odin Teatret in Danimarca, per poi fondare in Bolivia il Teatro de Los Andes, e tornare in Italia a lavorare come Maestro, dopo alterne vicende, anche dolorose.

Durante il lockdown del 2020 iniziano un dialogo a distanza: un vecchio attore e un vecchio operatore teatrale, all’inizio quasi per scherzo, arrivano poi a costruire un canovaccio teatrale in cui raccontano la propria vita. Così, dopo tanti anni, si ritrovano sul palco, accompagnati da un servo di scena, Giulia Bertasi, che conduce il gioco con la sua fisarmonica e i cambi di direzione, brechtianamente, attraverso appositi cartelli.

In scena sono il Gatto e la Volpe, ma spesso ci ricordano Estragone e Vladimiro, che invece di aspettare Godot, vorrebbero giustiziare un Pinocchio diventato troppo perbenista. Ma il ricordo va anche ad un’altra coppia beckettiana, Hamm e Clov, in attesa di finire una partita che noi invece auspichiamo ancora molto lunga.

Giulia Bertasi, con le sue indicazioni (“incontro, vocazione, patologie, scuola, sesso + teatro, ferite, anestesia, addio corpo”), li induce a ricucire i legami che si erano persi, a mescolare le loro mansioni e i loro punti di vista, attraverso quei ricordi che – data l’età di chi scrive – ci hanno visto immancabilmente sempre presenti.
Ecco quindi che ci passano davanti Il Teatro del Sole ed Iva Formigoni con “La città degli animali” del 1970, dove il giovanissimo Antonio si misurava con un pubblico di ragazzi; “A rincorrere il sole”, il primo spettacolo di Brie, che organizzammo in un locale ormai diventato un triste garage, l’esperienza critica formativa della rivista Scena, Iben Nagel Rasmussen che interpreta Kattrin, la figlia muta di Madre Coraggio al Festival di Santarcangelo… E ancora le lezioni sul teatro tibetano di Attisani, “I fratelli Karamazov” del regista argentino con parte della migliore gioventù del teatro italiano…

I ricordi condivisi, rinfocolati da piccoli reciproci rimbrotti, si mescolano con la dura realtà del presente, con i rimpianti per gli acciacchi del corpo, con gli amori consumati e la disillusione di accorgersi che la speranza di cambiare il mondo attraverso il teatro non sia stata possibile. Ma sono queste “Le conseguenze dell’amor teatrale”, come recita il sottotitolo dello spettacolo.
Un lavoro autoreferenziale, dunque? In parte, forse, ma da cui traspare la passione inestinguibile per quelle misere, umili tavole, su cui si agitano dei corpi votati al martirio. Una passione che i due protagonisti riescono a far arrivare ad ogni singolo spettatore. Perché infine, nonostante tutto, come recita la Volpe, “Dopo la peste, il teatro più sarà marginale e più diventerà incisivo, e alla fine si ritroverà necessario”.
Al Teatro Arena del Sole di Bologna dal 29 marzo al 10 aprile.

Boccascena, ovvero Le conseguenze dell’amor teatrale
con Antonio Attisani, Giulia Bertasi, César Brie
testo César Brie, Antonio Attisani
Stendardi e ritratti Marisa Bello
maschere Andrea Cavarra, Chiara Barlassina
scene e costumi Giancarlo Gentilucci
oggetti di scena Giancarlo Gentilucci, Chiara Barlassina
interventi musicali Giulia Bertasi, Pablo Brie, Federico Costanza
disegno luci Daniela Vespa
assistente alla regia Adele di Bella
fotografie Paolo Porto
grafica e locandina Giuliano Spagnul
residenze Arti e spettacolo – Teatro Nobel per la Pace Campo Teatrale Comune di Alta Val Tidone Olinda/TeatroLaCucina Teatro Rasi – Ravenna Teatro
produzione e organizzazione Campo Teatrale Emilia Romagna Teatro Fondazione (ERT) Ravenna Teatro
produzione esecutiva Smart Soc. Coop. Impresa Sociale

Visto a Milano, Campo Teatrale, il 12 marzo 2022

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