A MilanOltre, in prima nazionale, la performance affronta la rappresentazione stereotipata del nudo nella nostra società
Come in un laboratorio della visione, “Exposure” di Alexandra Bachzetsis, presentato al Teatro Elfo Puccini in occasione della 39^ edizione del festival di danza MILANoLTRE, costringe lo spettatore a interrogarsi su cosa significhi davvero “vedere un corpo” oggi, nell’epoca dell’iper-esposizione.
In un tempo in cui la visibilità è divenuta merce e il corpo un’interfaccia digitale, Bachzetsis – coreografa e artista visiva attiva a Zurigo – ribalta la logica dello sguardo: non c’è più consumo dell’immagine, ma un esercizio di presenza. La nudità non è mostrata per essere vista ma per riflettere sulla visione stessa, i suoi automatismi, le sue ferite. È una nudità che non cerca la provocazione, ma l’ascolto; che trasforma la danza in una riflessione sulla percezione e sul potere dello sguardo, mettendo in crisi l’idea stessa di rappresentazione.
Lo spazio scenico è sostanzialmente vuoto, fatta eccezione per un angolo, quasi retro-palco, in cui un piccolo set ospita momenti di intimità individuale dei nove performer, e per le due superfici su cui vengono proiettate le riprese, rigorosamente dal vivo.
In questo ambiente essenziale prende forma un’analisi della percezione del corpo nelle ultime decadi. La performance attraversa la cultura pop, sostenuta dal tappeto sonoro di Alban Schelbert, che alterna lunghi silenzi, elettronica minimale, musica pop e techno, componendo una drammaturgia acustica che accompagna lo spettatore in un viaggio nella nudità e nel costume contemporaneo.
Bachzetsis esplora la nudità come costruzione culturale e condizione performativa: non un ritorno all’autenticità, ma una messa in scena consapevole delle dinamiche di genere, dei ruoli e dei desideri che ci attraversano. In scena la pelle è superficie e schermo, un territorio su cui si inscrivono segni di intimità e di controllo.
L’esposizione diventa atto politico, amplificato dalla fluidità di genere dei corpi sul palco e dall’omologazione dei pochi costumi presenti – tute fucsia attillate, boxer Calvin Klein, tacchi altissimi – segni di una neutralizzazione che è anche rifiuto del binarismo. Il corpo diventa strumento di analisi sociale, lo sguardo si fa strumento di lettura e interpretazione, e l’intimità si trasforma in atto di generosità.

Martin Heidegger, ne “L’origine dell’opera d’arte”, scriveva: “L’essenza della verità è il disvelamento”. Così Bachzetsis e i performer di Cullberg, compagnia svedese tornata a Milano dopo 30 anni, cercano nella nudità non una rappresentazione, ma un dispositivo capace di scarnificare lo sguardo, di rimettere in gioco la distanza tra chi guarda e chi è guardato. E se, come sosteneva Merleau-Ponty, lo sguardo non è mai neutro ma parte della carne del mondo, in “Exposure” ogni visione diventa un contatto che espone chi guarda tanto quanto chi è guardato. La performance non mostra solo corpi, ma rivela la trama percettiva che li lega allo spettatore, mettendo in crisi la gerarchia tra osservatore e oggetto dello sguardo.
Le coreografie attingono alla quotidianità: movimenti spezzati, precisi, comuni, spesso destrutturati, appena accennati, tracciati sui performer e sui concetti che intendono rivelare. I pochi momenti collettivi emergono come punti di ancoraggio nella narrazione, necessari per orientarsi all’interno di una costruzione drammaturgica per impulsi.
Il disegno luci e video di Ivan Wahren è essenziale: ai contrasti luminosi e alle proiezioni è affidata la dialettica tra esibizione e intimità, tra sguardo distante e sguardo ravvicinato. I corpi, a tratti deframmentati dal video, sembrano perdere identità per farsi universali, specchio di una riflessione condivisa.
Lo spettacolo si affida a un’estetica minimalista, sostenuta dall’efficacia e dalla sensibilità di danzatori e danzatrici. È un lavoro intimo e potente, che sottrae alla nudità la sua accezione provocatoria per farne concetto. Espone l’esigenza di liberare il corpo dalle costruzioni sociali, dai significati imposti, dal genere. Non a caso la performance culmina in una danza estenuante su base elettronica-techno, richiamo alla cultura underground e alla sua forza liberatoria: un corpo che finalmente si emancipa dallo sguardo normativo, trovando nella ripetizione e nella fatica una forma di verità.
In “Exposure” la nudità non è mai semplice esposizione del corpo, ma un linguaggio complesso, un campo di forze. Ogni gesto, ogni movimento, interroga il confine tra ciò che è mostrato e ciò che resta invisibile, tra vulnerabilità e potere. Il corpo nudo diventa così uno spazio politico e poetico insieme: un luogo in cui si depositano gli sguardi della società, le abitudini della danza e le tensioni del desiderio.
Exposure
ideazione e coreografia Alexandra Bachzetsis
con 9 danzatori e danzatrici Cullberg
musiche originali Alban Schelbert
scenografia Ivan Wahren, Alexandra Bachzetsis
disegno luci e video Ivan Wahren
costumi Laurent Hermann Progin
ricerca e assistenza costumi Ulla Ludwig
drammaturgia e supporto all’ideazione Dorota Sajewska
consulenza progetto e coreografica Stephen Thompson
direzione prove João Dinis Pinho, Agnieszka Sjökvist Dlugoszewska
stunt coach e intimacy coordinator Nilla Hansson
creato in collaborazione con Anand Bolder, Eszter Czédulás, Anna Fitoussi, Katie Jacobson, Camille Prieux, Owen Ridley-DeMonick, Noam Segal, Lilian Steiner, Vincent Van der Plas, Antoine Weil, Johanna Willig-Rosenstein, Judith Coumans, Elin Hallqvist
produzione Cullberg, in collaborazione con All Exclusive
coproduzione Gessnerallee Zürich, Kaserne Basel, Arsenic – Centre d’art scénique contemporain Lausanne
con il supporto di Pro Helvetia, Swiss Art Council, Kanton Zürich, City of Zürich
crediti fotografici Carl Thorborg
Evento DANZA&MODA 2025
Durata: 1h 20’
Applausi del pubblico: 4’
Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 12 ottobre 2025
Prima nazionale
