Terreni Creativi 2025: ad Albenga si rinnovano i Frutti della Passione teatrale

Le serre di Albenga, location di elezione di Terreni Creativi
Le serre di Albenga, location di elezione di Terreni Creativi

“Pigiama Party” di Collettivo Baladam B-side, “Seconda Classe” di Controcanto Collettivo e “Aquilee” di Mattia Cason fra le proposte teatrali più interessanti di questa edizione

Anche quest’anno Terreni Creativi, il festival ligure organizzato per la 16° anno ad Albenga dalla compagnia Kronoteatro con l’entusiasmo e la curiosità di sempre, ci ha regalato diversi debutti interessanti, riuniti insieme dal significativo titolo “Frutti della passione”.

Il nostro sguardo si è concentrato soprattutto sulla parte teatrale, con tre spettacoli: “Pigiama Party” del Collettivo Baladam B-side, “Seconda Classe” di Controcanto Collettivo e “Aquilee” di Mattia Cason.

In “Pigiama Party” ancora una volta Antonio “Tony” Baladam, qua con Rebecca Buiaforte con cui lo ha ideato, si ingegna – com’è sua abitudine – a destrutturare il rito teatrale, anche se lo spettacolo da destrutturare non c’è, o meglio c’è già stato, ma noi non lo abbiamo visto. 
Davanti a noi abbiamo tre entità: il regista/autore, l’attrice protagonista e un eclettico critico (Alessia Sala e Giacomo Tamburini) che, moderando l’incontro, ci aiuteranno ad approfondire la rappresentazione da poco terminata, una sorta di kolossal (forse) con echi provenienti dalle Baccanti di Euripide (forse), a cui hanno partecipato decine di comparse (forse) ora andate giustamente a cena o a prendere il treno per tornare a casa. Fra di loro un attore di sicura eccellenza come Elio Germano, che si prodiga in decine di altre mansioni.
Il meccanismo drammaturgico del paradosso, che investe ogni momento dello spettacolo, ci fa accettare, come possibile, che l’attrice possa anche avere, come figlio, un pelouche che viene allattato in scena. E’ così che, ridendo ma poi mica tanto, “Pigiama Party” ci induce a riflettere, analizzando il concetto di rappresentazione (sino ad un possibile omicidio) e sul rapporto tra finzione e realtà, non più indagato pirandellianamente all’interno di una società novecentesca, ma nel nostro mondo iper-digitalizzato, in cui regnano le fake news, spesso anche di natura discriminatoria, che ci inducono a credere ciò che vero non è, e dove qualsivoglia persona può affermare la sua verità o, ancora, dove l’intelligenza artificiale può ricostruirne una assai fuggevole. Ma riusciremo mai a comprendere quale sia la vera verità?

Così anche noi, davanti alla messinscena, dobbiamo accettare ciò che ci viene proposto con dovizia di particolari, su cui peraltro nutriamo diversi dubbi, e che solo la parossistica ironia utilizzata ci fa accettare come vero.
Come sarà stato dunque davvero lo spettacolo?
Eppure, andando a teatro, abbiamo mai dubitato che Tiresia e Edipo fossero diventati ciechi? Di fatto, signori miei, siamo di fronte all’arte suprema della finzione, e il teatro, abituandoci ad una finzione di assoluta profondità esperienziale, ci potrebbe molto aiutare a carpire i mascheramenti della realtà.
“Pigiama Party” ci regala al contempo, irridendole, alcune cerimonie del teatro di ricerca, uccidendo, ahinoi, il sopraddetto critico, che zampilla anche sangue. Ma non ci dobbiamo preoccupare: è pur sempre finto, e quindi il critico ve lo dovrete sorbire ancora!

Pigiama Party
Pigiama Party

Eccoci poi a “Seconda classe”, quasi in partenza per una bella tournée per l’Italia (dal 5 novembre a Spoleto e dopo a Roma, Milano, Varese…) fino ad aprile 2026.
Seguiamo con interesse e soddisfazione dagli inizi Controcanto Collettivo che, con i suoi spettacoli corali, è stato capace – con una profondità iniettata da sagace ironia – di raccontarci in “Sempre domenica” del precariato, in “Settanta volte sette” del perdono e in “Salto di specie” il nostro affetto eccessivo per gli animali.
Eccoci ora invece ad un apologo dolceamaro su lusso e ricchezza, e sulle contraddizioni presenti (e non celate con cura) che ognuno di noi ha dentro di sé.
In scena, come è consuetudine per il collettivo, tutti i suoi attori e drammaturghi, sorretti dall’inconfondibile parlata romanesca: Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, capeggiati dalla regista Clara Sancricca. 
All’inizio viene imbandita una raffazzonata scena di amici e parenti che, pur mostrandosi indignati, in realtà sono molto contenti che uno di loro (interpretato con estrema duttilità di accenti da Andrea Mammarella) possa partecipare al lancio comunicativo per la realizzazione di un esclusivo residence, che tra l’altro porterebbe alla chiusura di una spiaggia libera che i nostri hanno da sempre utilizzato e amato. Quasi senza che ce ne accorgiamo, la tavola si trasforma poco alla volta in un’altra, formata da ricchi possidenti ed esponenti dell’alta borghesia dall’eloquio forbito, tra cui una aristocratica in piena decadenza sia economica che sociale. Eppure appaiono tutti orgogliosi di appartenere all’upper class, e tutti interessati al residence in questione.

La drammaturgia entra con sottile arguzia, ma di petto, nelle questioni che lo spettacolo pone in atto, facendo percepire al pubblico il disagio espresso dall’unico personaggio presente in entrambi i tavoli, Andrea Mammarella, il malcapitato intermediario che, nella riunione della finta upper class, esprime coraggiosamente i dubbi per la realizzazione di un’operazione altamente escludente; poi similmente si confronterà con quei parenti e amici desiderosi di scegliere una nuova spiaggia, ma che sia assolutamente rassicurante, senza bagnanti molesti e invadenti. Tutto ciò ci svelerà la mancanza di scarto tra i due consessi, entrambi allo stesso modo convinti, senza colpe, di far parte di una “classe superiore”.
“Seconda Classe” ci racconta tutto questo con grazia e leggerezza, entrando nelle pieghe dell’animo umano, senza alcun accento didascalico, seppur potrebbe sembrare sempre in agguato. Lo fa attraverso una drammaturgia accorta e divertente, e una recitazione coinvolgente che entra in forte empatia con il pubblico.

Con estremo piacere, infine, a Terreni Creativi abbiamo anche visto “Aquilee” di Mattia Cason, che dopo “Le Etiopiche”, progetto vincitore del Premio Hystrio 2022, ispirato all’omonimo romanzo del IV secolo d.C. di Eliodoro, ripropone in modo inusuale le profonde connessioni esistenti tra l’Oriente e l’Europa.
Il nuovo lavoro del performer e antropologo veneto, che ci aveva molto ammaliato per il suo profondo e sapiente tentativo di collegare la storia antica, anche la più sconosciuta e remota, alla modernità, ci offre ora in scena un analogo viaggio, avendo come soggetto questa volta non un libro, ma la basilica di Aquileia e il suo multiforme e meraviglioso pavimento a mosaico.
Il danz-attore si presenta in scena nella veste di Pier Paolo Pasolini: maglioncino bianco e cravatta, vestito come il Pasolini che a 36 anni visitò Aquileia con l’amica Maria Seccardi. Con l’accompagnamento delle musiche dal vivo di Paolo Forte, quel pavimento in certo qual modo prende vita, e insieme ad esso anche il porto fluviale lì vicino, dove il poeta friulano/bolognese girò le scene di “Medea”; il tutto si anima attraverso la presenza di corpi, voci e suoni, diventando una sorta di firmamento di mondi e alfabeti lontani, quasi perduti.

Lo spettacolo ha inizio con l’arrivo in scena di una figura misteriosa, un Krampus, antica presenza carnascialesca riconosciuta come fecondo humus condiviso, seguito da un intervento di danza proposto dal danzatore palestinese Ahmad Kullab.
Cason/Pasolini ci guida in questo nuovo viaggio partendo dalla fondazione di Alessandria d’Egitto, e regalandoci durante il percorso barlumi di fenicio, nubiano, babilonese, greco arcaico, latino, ma utilizzando anche lingue ancora in uso, e riverberando l’identità di due popoli sempre in guerra (ebrei e palestinesi) per riconsegnarci, come nel lavoro precedente, la sua ricerca ideale di un’Europa afro-asiatica “nuova e antichissima”.
Scaturisce così una riflessione politico-culturale, intrisa di forte utopia, intorno ad una possibile e diversa idea del nostro continente, in cui viene immaginata un’Europa afroasiatica che affonda le sue origini nell’antichità del mito, con popoli in profonda connessione, seppur oggi tra loro estranei.

PIGIAMA PARTY
ideazione Antonio “Tony” Baladam, Rebecca Buiaforte
drammaturgia e regia Antonio “Tony” Baladam
interpreti Alessia Sala, Giacomo Tamburini, Antonio “Tony” Baladam
Collettivo Baladam B-side
co-produzione Teatro Gioco Vita, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Teatro Due Mondi, Teatro delle Ariette

durata: 60′

 

 

SECONDA CLASSE
drammaturgia originale Controcanto Collettivo
idea e regia Clara Sancricca
con Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, Clara Sancricca
assistente alla regia Elena Contrino
scenografia Michelle Paoli
disegno luci Martin Emanuel Palma
costumi Moris Verdiani
produzione Teatro Stabile dell’Umbria
durata: 1h 10’

 


AQUILEE
con Mattia Cason, Ruben Gombac, Ahmad Kullab
coro diretto da Nicoletta Taricani
musiche Paolo Forte
ideazione, drammaturgia e coreografia: Mattia Cason
consulenti storici: Andrea Bellavite, Angelo Floramo, Cristiano Tiussi
consulenti artistici: Claudio de Maglio, Michela Lucenti
traduzioni: Rosanna Pirelli (egiziano geroglifico), Francesca Canzian (greco antico e latino), Giulia Francesca Grassi (fenicio), Einat Betsalel (ebraico), Muhammad ‘Abd al-Mun’im (arabo), Agostino Soldati (copto), Alessandro Piccolo (demotico), Riccardo Contini (aramaico), Flavia Aiello (swahili)
music design: Lav Kovač
luci: Jaka Simenč
proiezioni: Omar Ismail
costumi: Primož Klinc, Chiara Defant, Vladimir Vodeb
durata 50’
una coproduzione vicino/lontano, En-Knap productions
in partenariato con Balletto Civile, Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, Fondazione Aquileia, Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia
con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
con il patrocinio del Comune di Aquileia
con la collaborazione del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia

 

 

Visti ad Albenga (SV) tra il 31 luglio e il 3 agosto 2025

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