
La protagonista, una clownessa in crisi esistenziale, affronta una seduta di ipnosi guidata dalla voce fuori campo di un’analista che la porta a ripercorre le tappe della sua esistenza, in un tragicomico viaggio. Immediato sin dalle prime battute e affermato nel foglio di sala il rimando, nel tratteggiare questa figura di pagliaccio, a certe atmosfere felliniane, quelle de “La strada” per intendersi, della Gelsomina di Giulietta Masina.
Nonostante un avvio un po’ dilatato, nel quale il lavoro paga dazio a certe scelte drammaturgiche che tendono ad indulgere un po’ troppo sulla partitura gestuale a scapito del ritmo, il lavoro emerge alla distanza e si dimostra assai riuscito nell’insieme per equilibrio, delicatezza, armoniosità, tenue ironia e leggerezza. Il tutto supportato da un’ottima scenografia, perfetta nella sua accuratezza e nella ricchezza di oggetti densi di significato (come non citare i grandi specchi usurati posti a raggiera in scena e il loro evocare atmosfere klimtiane), mai ridondanti o superflui, esaltati dall’efficace ordito delle luci di Davide Cavandoli.
A ciò si aggiunge l’emergere carsico della mano di Danio Manfredini (che ha collaborato alla creazione dello spettacolo), presente senza mai essere preponderante, e che completa quella profonda lievità d’analisi dell’essere umano, nelle sue eterogenee sfumature, che è una delle caratteristiche del lavoro.
Tutto ciò viene “costruito” e portato in scena senza mai alcuna presunzione, invadenza, bensì con quel giusto miscuglio di comprensione umana ed ironia a tratteggiare la protagonista, figura caratterizzata dall’alternarsi cromatico (per abbigliamento ed accessori) di bianco e nero, colori estremi ed opposti che del lavoro vengono a rappresentare i metaforici confini, quasi dei limiti, poiché la Aroldi tratteggia con la sua densa interpretazione linee di colore intermedie, mille e più sfumature, che attraversano e cercano di raffigurare l’immaginario universale femminile.
“Giduglia”, che nel sottotitolo richiama alla memoria il romanzo di Heinrich Böll “Opinioni di un clown”, pur nella diversità e “distanza” dal libro dello scrittore tedesco, trova una forte vicinanza in alcune tematiche caratterizzanti la figura del protagonista Hans Schnier, in quella coraggiosa, spudorata e disperata volontà di scandagliare l’animo umano senza timore alcuno, un “lamento” pieno di ironia sulle piccolezze e insicurezze dell’essere umano.
“Credo che anche Dio talvolta dubiti della mia esistenza…” ci confessa nel suggestivo finale la protagonista.
GIDUGLIA. Opinioni di una clownessa
di e con Patrizia Aroldi
con la collaborazione di Danio Manfredini
luci Davide Cavandoli
registrazione sonora Marco Olivieri
partecipazione al progetto Marco Ripoldi e Johnny Gable
sostegno alla produzione Armunia – Castiglioncello, La Corte Ospitale – Rubiera
durata: 1h 5′
applausi del pubblico: 1′ 50”
Visto a La Spezia, Centro Giovanile Dialma Ruggero, l’8 marzo 2014
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