Il nuovo spazio ideato dai fratelli Sara e Igino Foglia nasce nell’ex area industriale di via Galileo Ferraris. Punta a trasformare una fabbrica in un centro di creazione, formazione e connessioni per il teatro contemporaneo del Sud Italia
A Napoli Est, dove le ex aree industriali convivono con i progetti di riqualificazione urbana, una fabbrica torna a produrre. Non più materiali, ma linguaggi. Non più oggetti, ma visioni. È qui che prende forma HSS – polo per le arti performative, un progetto interamente privato che ambisce a diventare un’infrastruttura culturale stabile per la scena contemporanea.
L’idea è semplice e ambiziosa insieme: offrire agli artisti uno spazio dove lavorare davvero. Provare, sbagliare, riscrivere, contaminarsi. Un luogo che non si limiti a ospitare spettacoli, ma che accompagni i processi creativi dall’inizio alla restituzione pubblica.
Dietro questa scommessa ci sono due giovani professionisti, fratello e sorella.
Due energie, un progetto
Sara Foglia, 25 anni, è performer e direttrice artistica. Formata nella danza fin dall’infanzia, ha arricchito il proprio percorso con esperienze di studio in Italia e all’estero, sviluppando un linguaggio coreografico sperimentale, dinamico, aperto alla contaminazione tra stili e culture.
Igino Foglia, 27 anni, è project manager. Con una formazione in ingegneria dei materiali, porta nel progetto una visione tecnica e organizzativa solida, applicata alla progettazione degli spazi e alla dimensione musicale e multidisciplinare del polo.
Due percorsi diversi che si incontrano in un punto preciso: costruire un luogo operativo, non simbolico. Un centro che funzioni.

Dalla fabbrica all’officina creativa
La memoria industriale non è uno sfondo neutro. È la matrice del progetto. Alla domanda su quanto abbia inciso il luogo nella definizione dell’identità di HSS, Sara Foglia risponde: «La memoria industriale di questo luogo, che è una ex fabbrica, è stata ispirante per il nostro progetto: può apparire ambizioso in un territorio come quello di Napoli est, che porta addosso stratificazioni produttive ma anche abbandono; tuttavia qui c’è un progetto di riqualificazione importante da parte delle istituzioni, e dunque tante possibilità. Investire in uno spazio nato per produrre materia e trasformarlo in un luogo che produce linguaggi, visioni e relazioni è stato un gesto audace ma consapevole, dovuto al credere fortemente nelle potenzialità della nostra città e del territorio».
Igino Foglia sottolinea la volontà di non cancellare quella storia: «Nel progetto di riqualificazione di questo spazio di 1.200 mq non volevamo cancellarne l’identità ma valorizzarla. La dimensione dell’officina, del fare, del processo continuo nasce proprio da lì, un luogo che è stato spazio di costruzione. Questa energia concreta ha orientato la nostra visione verso un centro vivo, operativo. Infatti abbiamo cercato di conservare la storia anche attraverso i nomi delle sale, corpo officina, sala motori, cabina luce, collegando ognuna ai diversi ambiti artistici».
Non è un vezzo estetico: è una dichiarazione di metodo. L’arte come lavoro quotidiano, come costruzione paziente.
Un ecosistema più che un cartellone
HSS non nasce come teatro tradizionale. È pensato come un ecosistema in cui le arti convivono. Alla domanda sul modello di accompagnamento alla creazione, Sara Foglia chiarisce: «Abbiamo immaginato lo spazio come un ecosistema in cui le varie arti convivono e si contaminano. Vorremmo dare valore alla creazione, alla condivisione e dopo alla restituzione. Particolare attenzione è data alla formazione, attraverso workshop e masterclass di alto livello, e alla condivisione. Offrire agli artisti uno spazio in cui poter sbagliare, riformulare, crescere e confrontarsi è per noi un punto importante. Ovviamente, al momento strutturare il tutto non è semplice, trattandosi di un investimento che deve essere sostenibile, in quanto interamente privato, familiare, senza il supporto di fondi pubblici».
La formazione è già una realtà. Tra i primi ospiti del polo c’è stato Roberto Zappalà, con un workshop sul linguaggio MoDem: un segnale chiaro sulla direzione artistica, orientata alla ricerca e alla qualità.
In un territorio dove molti giovani artisti sono costretti a partire per completare il proprio percorso, creare occasioni strutturate a Napoli significa invertire una rotta.

Un modello ibrido, per scelta
La sostenibilità è una sfida esplicita. Igino Foglia la affronta con pragmatismo: «In un sistema fragile, crediamo in un modello ibrido: attività culturali, formazione, residenze, noleggio degli spazi, partnership. La sostenibilità non dovrebbe dipendere solo dal botteghino o dai bandi. Stiamo cercando di costruire un’economia plurale che collega tutte le arti e le varie discipline artistiche, in cui ognuna sostiene le altre in una sorta di modello virtuoso ma lento ed impegnativo, da costruire intorno alla cultura e alla formazione».
E definisce così l’identità di HSS: «Siamo un “ibrido” ancora in fase di definizione. Sperimentiamo diverse attività per capire come risponde il mercato e di cosa ha realmente bisogno. Condividiamo alcune funzioni ma manteniamo l’autonomia e la flessibilità dello spazio, con una visione sistemica da hub multidisciplinare. Un’infrastruttura culturale, al servizio delle eccellenze artistiche e culturali del territorio».
Non un’etichetta, ma una funzione: abilitare, connettere, generare.
Interdisciplinarità e radici
Per Sara Foglia l’interdisciplinarità è «prima di tutto una necessità linguistica»: suono, corpo, immagine e parola convivono naturalmente. È anche una scelta culturale, un modo per rompere gerarchie e creare uno spazio condiviso.
Sul rapporto con i giovani del territorio afferma: «Ce lo auguriamo davvero. Vogliamo essere uno spazio di attraversamento generazionale, non scouting in senso competitivo, ma nel senso di continuo miglioramento del proprio percorso e cura dei giovani talenti. Se riusciremo a far restare qui anche solo una parte dei talenti del nostro territorio che vanno via in altre parti d’Italia o all’estero, avremo già raggiunto un risultato molto importante».
Napoli resta l’orizzonte. Igino Foglia conclude: «Napoli ha una tradizione teatrale potentissima e ne siamo orgogliosi, anche per questo abbiamo scelto di investire qui. Il nostro gesto è piuttosto quello di condividere e offrire supporto laddove ce ne fosse bisogno. L’obiettivo è quello di fare rete e di essere un punto di riferimento, un polo attrezzato per le realtà che operano in ambito culturale e dei giovani che qui possono formarsi e confrontarsi nel difficile ambito artistico. Ci auguriamo che il progetto venga accolto positivamente dal nostro territorio. Noi ce la metteremo tutta e siamo pronti alla sfida!».
La nascita di HSS arriva in un momento delicato per la città, segnato anche dall’incendio che ha colpito il Teatro Sannazaro, ricordando quanto l’ecosistema culturale sia fragile.
Tra memoria industriale e visione contemporanea, HSS – polo per le arti performative si propone come una nuova officina per la scena: concreta, ambiziosa, radicata. Un luogo che non promette miracoli, ma lavoro. E, forse proprio per questo, futuro.
