Inside di Dimitris Papaioannou. Risonanze interiori e autopsia del gesto

Inside (ph: René Habermacher)
Inside (ph: René Habermacher)

La video performance è stata ospite di Lucca Visioni 22, festival organizzato da Movimenti Artistici Trasversali

Il tempo che realmente ci appartiene è quello della solitudine, è l’alienazione necessaria a (r)esistere, il momento in cui ci realizziamo perdendoci. Un elemento oggi prezioso più del denaro, il tempo, e sempre più raro nella società del consumo e della produzione accelerata.
Con “Inside” Dimitris Papaioannou, visionario coreografo e poetico artista visivo, ci porta nella coscienza di un momento perpetuo.

Una stanza vuota è la cornice di attesa da cui inizia la video-performance, ma in realtà non c’è né un inizio né una fine, perché spazio e tempo hanno valori alterati, entrambi dilatati o contratti a seconda della percezione e della prospettiva di chi guarda.

Concepito per spazi museali o lounge di teatri, “Inside” è una performance realizzata on stage al Pallas Theatre di Atene per venti notti durante la primavera 2011, e riproposto di recente sotto forma di video installazione in spazi teatrali e performativi. In questa occasione il lavoro è stato presentato al Teatro del Giglio di Lucca, all’interno del festival Lucca Visioni 22, organizzato da MAT – Movimenti Artistici Trasversali, sotto la direzione di Jonathan Bertolai. Una sfida riuscita, per la giovane realtà locale che, come molte altre, deve scontrarsi con le difficoltà tipiche di una piccola provincia.


L’idea di Papaioannou è quella di trattare il teatro come uno spazio espositivo, guardando l’azione come se si osservasse un quadro, o un paesaggio. All’interno di una fascia di proiezione di circa sei ore, lo spettatore entra ed esce dal teatro quando vuole e si trattiene quanto desidera, potendosi spostare liberamente da un punto all’altro, per osservare l’enorme schermo da punti di vista diversi.

Il soggetto, che non è che un pretesto, è documentare il quotidiano rientro a casa. Il ritorno al nostro rifugio, l’abbandono, insieme alle chiavi e ai vestiti, della fatica e del peso della giornata trascorsa. Il momento – più o meno uguale per una gran fetta di umanità – in cui ci ritroviamo con la nostra solitudine. Sedersi, andare in bagno, spogliarsi, fare una doccia, asciugarsi, mangiare, affacciarsi al balcone e perdersi nel paesaggio, sdraiarsi, avvolgersi nel lenzuolo, dissolversi.

Papaioannou seziona il gesto come se si trattasse di un verbale autoptico; ma mentre si evolve, la scrittura diviene sempre più complessa e acquista spessore.

Sono una trentina, infatti, i performer che ripetono all’infinito gli stessi gesti, inizialmente alternandosi, con un solo elemento alla volta in scena, poi sovrapponendosi, fino ad arrivare ad essere una decina di persone che contemporaneamente condividono lo stesso spazio senza sfiorarsi e senza guardarsi, così come può succedere in una strada affollata di una grande metropoli.

Il numero di persone cambia totalmente la fruizione. Mentre l’attenzione è focalizzata su ogni dettaglio con una sola persona in scena (movimenti, arredo, luci, immagine di sfondo) la visione di insieme prevale con molti performer in movimento, come se si trattasse di un quadro animato che fa pensare alle riproduzioni viventi di dipinti famosi realizzate da Peter Greenaway, ma con un’operazione in qualche modo inversa.

La stanza, un contenitore minimalista, resta immobile, mentre lo sfondo urbano – la finestra / balcone proiettata sul fondale – cambia con i performer, in un loop temporale dove gli elementi si alternano e si sovrappongono senza una logica predefinita (ad un certo punto alcuni di loro si muovono addirittura a ritroso). Oltre ai performer, e quindi alle immagini, anche i suoni si sovrappongono e vanno a costituire una ulteriore presenza in scena. Voci, clacson, lavori in corso, cinguettii, sono parte di quel paesaggio urbano che esiste nonostante noi, in una sorta di soundscape leopardiano che dà ugualmente spazio ad una interpretazione sensoriale quanto la percezione visiva.

Photo: Marilena Stafylidou
Photo: Marilena Stafylidou

Se poco aggiunge alla perenne riflessione sulla ripetitività del quotidiano, “Inside” è invece un lavoro nuovo e raffinato da un punto di vista estetico. Immagini alla Edward Hopper restituiscono pienamente la malinconia che avvolge un interno urbano, mentre i suoni non solo cadenzano i gesti, ma vanno a costituire una parte di memoria del quotidiano: la porta che si chiude, il piatto sul tavolo, le voci del cortile… Tutti rumori che, se isolati, potremmo riconoscere ad occhi chiusi come parte della nostra vita.

Sono molteplici le chiavi di lettura, dal sentimento di attesa e di vuoto alla società ciclica di cui parlava Guy Debord, all’istinto voyeristico (chi non ha mai immaginato di entrare nella casa di un palazzo di fronte per osservare i più comuni scenari domestici?), ogni fotogramma suggerisce energie, una dinamica, un’esperienza immersiva in cui puoi riconoscerti fino a perderti o osservare con distacco. Con il passare del tempo l’opera diventa ipnotica, grazie anche alla musica, al contempo semplice e sofisticata, che a tratti fa da sottofondo.

Esercizio di stile per l’ennesima e noiosa meditazione sulla vacuità esistenziale, o riflessione sottile e minimalistica sulla poeticità del gesto nell’eterno abbraccio tra la vita e la morte? La provocazione forse, sta proprio nel collocarsi al confine.

INSIDE
Video Installazione concepita e dietta da DIMITRIS PAPAIOANNOU
Performers: Thanassis Akokkalidis, Pavlina Andriopoulou, Natassa Aretha, Panos
Athanasopoulos, Savvas Baltzis, Ilia De Tchaves-Poga, Nikos Dragonas, Altin Huta, Yorgos
Kafetzopoulos, Konstantinos Karvouniaris, Amalia Kosma, Eleftheria Lagoudaki, Euripides
Laskaridis, Tadeu Liesenfeld, Konstantinos Maravelias, Yorghos Matskaris, Yiannis
Nikolaidis, Christos Papadopoulos, Yiannis Papakammenos, Simos Patieridis, Ilias Rafailidis,
Kalliopi Simou, Diogenis Skaltsas, Drossos Skotis, Manolis Theodorakis, Michalis
Theophanous, Simon Tsakiris, Sophia Tsiaousi, Vangelis Zarkadas
set & video installation design Dimitris Theodoropoulos & Sofia Dona
musica K.BHTA
sound design Konstantinos Michopoulos
lighting design Alekos Yiannaros
costumi Thanos Papastergiou
on-stage video projections shot by the Inside team
assistente alla direzione & produttore creativo Tina Papanikolaou
direttore tecnico e manager di produzione Kostas Kefalas
cameramen Stelios Kammitsis & Thodoris Michopoulos
colour correction & projection technical advisor Matt Johnson (HAOS Film)
direttore della video installazione Manolis Vitsaxakis
international relations & communications manager Julian Mommert
installazione on stage presentata al Pallas Theatre di Athene, Grecia, ad Aprile e Maggio
2011
Produzione della installazione on stage Elliniki Theamaton
Produzione della video-installazione by 2WORKS
Dimitris Papaioannou è sostenuto da MEGARON – THE ATHENS CONCERT HALL.
Responsabile tecnico in occasione dell’allestimento in occasione di Lucca Visioni 2022: Mattia Bagnoli

Visto a Lucca, Teatro del Giglio, il 21 novembre 2022

 

 

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