Interplay 24: fra identità corporea e pluralità

Resistance Movement (ph: Andrea Macchia)
Resistance Movement (ph: Andrea Macchia)

Il festival di danza torinese punta quest’edizione su identità di genere e inclusività, e sul corpo politico come portatore di messaggi e rivoluzioni nella società

Giunto alla sua 24^ edizione, Interplay, festival internazionale di danza contemporanea, si riconferma un appuntamento di grande richiamo per il pubblico di Torino e provincia, che con entusiasmo affolla per alcune settimane i teatri (Casa del Teatro, Officine Caos, Teatro Astra, Lavanderia a Vapore) e i vari spazi multidisciplinari in cui si svolge.
Ad accoglierlo ogni sera nei foyer c’è la padrona di casa, Natalia Casorati, storica direttrice del festival, che con gli spettatori ha saputo costruire negli anni un rapporto di fiducia e di conoscenza reciproca, contribuendo concretamente a diffondere la cultura e la passione per la danza contemporanea anche tra i meno esperti.

Nella serata del 5 giugno tre sono state le performance proposte al Teatro Astra, esteticamente molto diverse tra loro. Anche in questo caso balza agli occhi l’attenzione del festival per ciò che di nuovo si muove nel panorama nazionale e internazionale, e l’invito a interpretare l’arte sempre alla luce dell’attualità e dei conflitti reali ed esistenziali che attraversano la società.

La prima performance ad andare in scena, “Resistance Movement”, è un pugno nello stomaco. Daria Koval, danzatrice ucraina, in collaborazione con Maciej Kuźmiński, coreografo polacco, è la testimonianza autentica di una vita violata dalla guerra. L’interprete si presenta sul palco, in jeans e scialbo maglioncino marrone, con la sua storia personale e uno sguardo ferito e impassabile, che non abbandonerà per l’intera performance.
Si spoglia e indossa poi un’ampia gonna lunga, nera e con il risvolto interno rosso, di grande impatto scenografico. I gesti e i movimenti, secchi e nervosi, sembrano esplodere all’improvviso e sganciarsi dal corpo in una sequenza di linee perlopiù rette che tagliano e quasi feriscono lo spazio. Daria Koval racconta la propria storia attraverso la sua stessa voce che arriva fuori campo, una voce fragile e dolce in forte contrasto con un corpo che invece è intriso di potenza e rabbia. Ad urlare, infatti, è qui il corpo, così come l’espressione statica e ieratica del volto, e non c’è grande spazio per la speranza. L’unica nota di conforto arriva dal suono del mare che accompagna l’intera performance, in un tentativo di abbraccio morbido che tuttavia fatica ad essere accolto.

“I’ve seen that face before” di Giovanni Insaudo è la seconda performance della serata, spiazzante per il suo stesso incipit, in realtà un falso finale.
I due interpreti, Sandra Salietti Aguilera e Thomas Martino, si presentano in scena a raccogliere gli applausi, per poi ripercorrere a ritroso l’ipotetica performance. Ipotetica, perché la stessa scena, con evoluzioni drammaturgiche differenti, si ripropone tre volte, trascinando ogni volta il pubblico nell’inganno.
Il lavoro, estremamente raffinato e concettuale, richiama alcune sperimentazioni letterarie di Italo Calvino, che in “Se una notte d’inverno un viaggiatore” si diverte a riproporci dieci incipit diversi per uno stesso racconto. Qui il meccanismo si complica con il riavvolgimento della trama. Tuttavia, al di là di questo gioco drammaturgico, ciò che colpisce è la sorprendente capacità degli interpreti di costruire un dialogo armonioso con i loro corpi, figure dagli equilibri quasi impossibili raggiunte con estrema naturalezza e leggerezza. Sorprendente una sequenza in cui la danza si concentra sulle molteplici e possibili espressioni del volto. Lo stile raffinato ed aggraziato del coreografo Giovanni Insaudo si coglie anche nella scelta dei costumi, di cui egli stesso è autore: abiti neri, eleganti, arricchiti da qualche trasparenza, fasciano elegantemente i corpi dei due bravissimi danzatori.

La performance di Insaudo (ph: Andrea Macchia)
La performance di Insaudo (ph: Andrea Macchia)

Un tripudio di talento contrassegna l’ultima performance della serata, “A solo in the spotlights”.
Il giovane Vittorio Pagani canta, recita, danza, e lo fa benissimo, su un testo di cui è ideatore e creatore. Così come Daria Koval, anche Pagani mette in scena sé stesso, ma questa volta in chiave umoristica. Dietro il racconto divertente e comico delle disavventure, fatiche, umiliazioni e assurde richieste a cui è sottoposto un giovane performer che aspira a ottenere un ruolo, sotto lo sguardo giudice e severo e talvolta surreale di impresari e coreografi, si cela una riflessione profonda e anche politica sul posto dell’artista nel mondo dell’arte. La maturità di Vittorio Pagani, oltre che nelle indubbie competenze performative, risiede soprattutto in questo, ossia nella capacità di suscitare la riflessione dietro il sorriso. Un artista, per essere riconosciuto come tale, deve oggi saper dimostrare di essere in grado di fare qualunque cosa gli venga richiesta e a qualunque costo, di essere insomma – per dirla in termini ora molto in voga – altamente performativo, o esiste ancora uno spazio per esplorare autonomamente e liberamente, senza interferenze o pressioni esterne, la propria creatività?

Pagani (ph: Andrea Macchia)
Pagani (ph: Andrea Macchia)

Interplay prosegue fino al 16 giugno, attraverso performance, ma anche momenti di incontro, talk tematici aperti al pubblico e agli operatori del territorio. L’obiettivo del festival infatti non è solo quello di essere una vetrina per realtà affermate e giovani proposte, ma anche quello di favorire il confronto su temi di natura politica e sociale, insieme alla pluralità di sguardi e alla crescita esperienziale degli artisti.

RESISTANCE MOVEMENT
MACIEJ KUŹMIŃSKI COMPANY (PL)
Performance, testimonianza e voce: Daria Koval
Coreografia: Maciej Kuźmiński in collaborazione con Daria Koval
Dramaturgia: Maciej Kuźmiński
Disegno Luci: Maciej Kuźmiński

I’VE SEEN THAT FACE BEFORE
GIOVANNI INSAUDO (IT)
Di: Giovanni Insaudo
Con: Sandra Salietti Aguilera, Thomas Martino
Musica: Seen that face before, Minus Sixty One / WOODKID
Costumi: Giovanni Insaudo

A SOLO IN THE SPOTLIGHTS
VITTORIO PAGANI (IT)
Ideazione, Creazione e Testi Originali: Vittorio Pagani
Con: Vittorio Pagani
Produzione: The Place London
Produzione esecutiva: EQUILIBRIO DINAMICO
Disegno Luci: Mark Webber

Visti a Torino, Teatro Astra, il 5 giugno 2024

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