Nel mezzo dell’Inferno: Ortolano e Pallara nei brividi in 3D di Dante

Un particolare della locandina di Massimo Racozzi
Un particolare della locandina di Massimo Racozzi

A Kids Festival, il viaggio esperienziale immersivo nella prima cantica della Divina Commedia progettato dal CSS Udine – Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia

«Ah quanto a dir qual era è cosa dura / esta selva selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova la paura!».
Paura: è una parola che ricorre per ben cinque volte nel primo canto della “Divina Commedia”, quasi a imprimere un marchio, a dare senso all’abbrivo tenebroso e angosciante di Dante nell’oltretomba.
Paura e tenebre. Solitudine e tormento. Senso di vuoto, spaesamento e vertigine sono una condanna della psiche. Sono una percezione di costrizione spirituale più soffocante del dolore fisico. A questo pensiamo quando alla nostra mente si affaccia la parola “Inferno”.
Poesia del difficile e poesia del doloroso. Che affiora e si solidifica. «Esta selva selvaggia e aspra e forte»: ma bastano davvero i tre aggettivi, ben rilevati dalla ripetuta congiunzione, a rendere viva l’immagine di questa selva nella nostra fantasia? O non sono piuttosto le incisioni di Gustave Doré a conferire reale consistenza ed energia al racconto di Dante?

Proprio a Doré si è ispirato Fabrizio Pallara di CSS Udine – Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, per proporre il viaggio virtuale “Nel mezzo dell’Inferno”, percorso in 3D per spettatore unico cui abbiamo partecipato a Lecce, al Convitto Palmieri, nell’ambito di Kids Festival Internazionale del Teatro (ma non fatevi confondere: lo spettacolo è rivolto ad adulti e ragazzi dai 14 anni in su).

La solitudine in questo rito d’ingresso nella realtà virtuale inizia con una sorta di cerimonia d’iniziazione: ultimo spettatore serale, in una Lecce invernale (e tutt’altro che infernale) di fine 2022. Via il cellulare. Una sedia. Una cuffia. Un casco con visore VR. Un sensore sul ventre, che ci trasmetterà vibrazioni sonore, amplificando le sensazioni visive e acustiche. Un punto da fissare: a leggere una scritta fino a metterla a fuoco. A incontrare l’effigie del Sommo Poeta, che si avvicina al nostro viso, fino a mettere i suoi occhi spenti nei nostri pavidi e incuriositi.
In piedi. In movimento. Eccoci catapultati nella selva oscura. È uno spazio nero, angusto, che presto si dilaterà in uno scenario naturalistico tutt’altro che naturale, per niente rassicurante. Guglie di montagne scoscese in lontananza. Un cielo cupo e irraggiungibile. I brividi di un vento che ci percuote, e ne avvertiamo i palpiti reali.
Foglie come fiocchi di neve ci cadono davanti, alle spalle, di lato: l’inferno non è calore e fiamme, ma algida desolazione, assenza d’umanità, vertigine. È universo maligno, natura misteriosa, limacciosa e minacciosa. Alberi decrepiti, rinsecchiti, spogli. Sassi impervi. Dirupi come abissi. Neppure un bagliore lunare.


Con Roberta Ortolano, Pallara (anche alla regia) crea una drammaturgia che è spazio labirintico. Il mondo alla rovescia assomiglia al negativo di una pellicola agitata dal vento, sbiadita dal tempo, mezzo cancellata dalla pioggia battente.
«E caddi, come corpo morto cade». A farci precipitare non è la presenza tangibilmente realistica delle tre fiere. Piuttosto, è lo sprofondare dentro un ascensore per l’abisso, mentre avanza verso di noi «la bufera infernal che mai non resta». Essa ci trascina «davanti a la ruina». Sotto i piedi, sentieri scoscesi e foglie secche diventano passerella sempre più sottile e filiforme su un vuoto cupo, profondissimo. La paura diventa angoscia. A tratti dobbiamo chiudere gli occhi.
Le animazioni di Sara Ferazzoli, rielaborate da Massimo Racozzi, superano l’immaginazione funebre di Dante, che lasciava uno spiraglio per l’incontro di spiriti, per la pietas nel dialogo con Paolo e Francesca, per la relazione artistica e affettiva con Virgilio, per le affinità elettive con Beatrice. E non mancava qualche battuta spiritosa, qualche scambio sferzante – magistralmente toscano – persino con i dannati più bituminosi. Dante incontrava personaggi noti, alcuni familiari. Per noi c’è solo la voragine dell’ignoto, una burella spettrale, claustrofobica, agghiacciante. Eppure qualcosa di umano ci accompagna, ci sostiene nei momenti di défaillance, ma non facciamo spoiler.

Un appunto che si potrebbe fare a questo lavoro così tecnicamente riuscito, sonoramente calibrato, puntellato dalle voci di Valerio Malorni (Virgilio e Caronte), Lorenzo Gioielli (Ulisse, Farinata degli Uberti, Conte Ugolino) e Silvia Gallerano (Beatrice e Francesca), è che non rispecchia Dante. Non solo perché Virgilio non ha nulla del padre putativo, o Beatrice non ha nulla dell’innamorata ritrovata (quasi un’Euridice rediviva).
Il fatto è che Dante non è un autentico poeta della paura, almeno della paura infernale e funebre, dell’oltretomba spettrale e tenebroso. I suoi morti e le loro parole, i suoi diavoli e le loro imprese, le sue visioni e i suoi spettri, non ci comunicano alcun brivido.
Dante non trasmette l’inquietudine di un Lovecraft o di un Poe, neppure quella di un Landolfi o di un Buzzati.

CSS, grazie anche alle musiche elettroniche di Økapi, rarefatte e tese, prova a coagulare in qualcosa di materiale e incontrollato la paura che per Dante è pura angoscia morale e disperazione razionale.
L’esperienza dantesca di peccato, in questa Realtà Virtuale Immersiva è invece tremore epidermico, costrizione del fisico: non è morte dell’anima. Qui c’è davvero la «recisa violenza» che il critico Attilio Momigliano, inappropriatamente, attribuiva all’autore della “Divina Commedia”.

CSS traduce insomma in sensazione fisica ed emozione pervasiva tutto ciò che in Dante era pura allegoria e metafora filosofica. Una scelta comunque plausibile, perché l’inferno ognuno lo declina a modo suo. Per Sartre, l’inferno sono gli altri. E qualcuno, banalizzando Hans Urs von Balthasar, afferma che l’inferno potrebbe essere vuoto.

Dopo l’esperienza multisensoriale di “Nel mezzo dell’Inferno”, il senso di oblio e paura, abbandono e caduta, ci accompagna per molte ore. Vertigine e smarrimento ci pervadono anche dopo che uscimmo a riveder le stelle: nelle suggestive vie del centro storico di una Lecce già pronta ai luccichii dei balconi, e ai bagliori pirotecnici del nuovo anno. Che attraversiamo con beffardo sollievo.

Nel mezzo dell’Inferno
drammaturgia Roberta Ortolano e Fabrizio Pallara
regia Fabrizio Pallara
musiche Økapi
modellazione e animazione 3D Massimo Racozzi
progettazione ambienti architettonici Sara Ferazzoli
sviluppo e implementazione RVI Alessandro Passoni
voci di Valerio Malorni (Virgilio e Caronte)
Lorenzo Gioielli (Ulisse, Farinata degli Uberti, Conte Ugolino)
e Silvia Gallerano (Beatrice e Francesca)
una co-produzione CSS Teatro stabile
di innovazione del FVG ⁄ LAC–Lugano Arte e Cultura
nell’ambito del progetto “D’ante Litteram —
Dante Alighieri nostro contemporaneo” riconosciuto
e sostenuto dal Comitato nazionale
per le Celebrazioni dei 700 anni dalla morte
di Dante Aligheri del MIC — Ministero della Cultura
spettacolo in VR — Realtà Virtuale con l’utilizzo
di visori per singolo spettatore
spettacolo per adulti e ragazzi dai 14 anni in su

durata: 35’

Visto a Lecce, Convitto Palmieri, il 30 dicembre 2022
Kids Festival

 

 

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