Il Pessoa di Robert Wilson, tra sogno e transpersonalizzazione

Pessoa (ph: Lucie Jansch)
Pessoa (ph: Lucie Jansch)

In prima mondiale al Teatro della Pergola di Firenze, una produzione internazionale per omaggiare il poeta portoghese

“Non sono niente. Non sarò mai niente.
Non posso voler esser niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo”
(Fernando Pessoa)

L’ultima creazione di Robert Wilson, “Since I’ve been me”, si apre con la straordinaria bellezza estetica che lo contraddistingue.
Un mimo, seduto sul margine del palco, dà il benvenuto al pubblico, mentre dietro di lui spicca un suggestivo paesaggio blu, dove lentamente, al calar delle luci di sala, emergono uno dopo l’altro dei soli rossi, trasformando lo spazio in sogno pittorico. L’atmosfera poetica è interrotta bruscamente da una serie di elementi che irrompono in scena contemporaneamente: luci accese su sfondo bianco, attori che si lanciano in scena e un forte rumore stereofonico di cocci rotti.

In prima mondiale al Teatro della Pergola di Firenze, l’omaggio di Wilson a Fernando Pessoa è un’opera che vede la partecipazione di numerose e importanti realtà teatrali. Commissionata e prodotta dal Teatro della Pergola, insieme al Théatre de la Ville di Parigi, il lavoro è co-prodotto dai teatri stabili del Friuli Venezia Giulia e di Bolzano, dal São Luiz Teatro Municipal de Lisboa, e dal Festival d’Automne à Paris, in collaborazione con Les Théâtres de la Ville de Luxembourg. Dunque Wilson, Pessoa e una eccezionale collaborazione europea di solide realtà teatrali. Impossibile, con queste premesse, non avere aspettative elevate.

Sicuramente, da un punto di vista estetico, il lavoro risponde ad ogni attesa, consegnando al pubblico un’esperienza costellata di immagini tra l’onirico e il surreale, simbolismi, musiche raffinate e figure accattivanti.
Scene dipinte come affreschi si susseguono in un contrasto di luci e suoni dove protagonista è il colore: il blu impressionista che crea atmosfere intime e astratte; il rosso che trasforma la scena in un quadro surrealista alla Mirò, dove i tavoli e le sedie perdono di gravità restando sospesi a mezz’aria; il bianco asettico che trasmette la sterilità dell’anima – “L’anima è monotona”, recita uno degli eteronimi con voce monotonale, “esiste solo il momento”. E infine il nero cupo, con al centro della scena lo scheletro di una barca, ovvero i resti dell’anima nella tempesta della vita. Tutto è simbolo e analogia.

La presenza di Pessoa è come una spugna che assorbe tutto ciò che c’è intorno, sia ciò che riguarda sé stesso che il mondo che lo circonda. Questo fa sì che mescoli insieme sogni e realtà, momenti magici e normali, aspetti belli e meno belli della vita, tanto da rendere la realtà ridicola, così come sottolinea nella lettera a Ophélia Queiroz uno degli interpreti: “Tutte le lettere d’amore sono ridicole, tutte le parole sdrucciole, come i sentimenti sdruccioli, sono naturalmente ridicoli”.

I sette bravissimi attori personificano alcuni degli eteronimi di Pessoa, figure a metà tra il mimo e il burlesco, con elementi caricaturali che tratteggiano aspetti fisici dei personaggi creati dallo scrittore: ciglia in risalto, rigidi ciuffi di capelli, palpebre colorate, capelli lisci e lucidi pettinati con la riga al lato.
“Eteronimo”, un neologismo inventato da Pessoa per rimarcare la differenza sostanziale dallo pseudonimo. Gli eteronimi non erano semplicemente un altro nome con cui Pessoa firmava le proprie opere, ma veri e propri personaggi, ognuno con la propria storia, lingua e personalità, nonché con la propria produzione letteraria. È per questo che Wilson ha deciso di attribuire all’opera un carattere plurilinguistico, dove gli attori recitano brani tratti dalle opere di Pessoa in quattro lingue – italiano, inglese, francese e portoghese – passando da una all’altra, con l’accompagnamento dei sottotitoli. Sono solo alcuni dei molti eteronimi generati dalla fantasia del poeta portoghese, a co-abitare una moltitudine di scene (impressionante la velocità con cui gli allestimenti si susseguono come per magia, senza la minima percezione degli aspetti tecnici da parte dello spettatore).
Alexander Search, di lingua inglese, probabilmente creato in Sudafrica, dalle posizioni ferocemente critiche nei confronti della chiesa, dichiara la morte di Dio. Bernardo Soares, normalmente il principale autore associato a “Il Libro dell’Inquietudine”, è forse anche il vero alter ego di Pessoa, e per questo qui distinto negli abiti scuri, che contrastano il bianco degli altri eteronimi.
Vicente Guedes, portoghese e intellettuale poliedrico; Alberto Caeiro e gli animali fantasiosi della campagna del Ribatejo dove viveva (in scena un armadillo, un istrice e altri animali semi-fantastici si muovono meccanicamente); il suo discepolo Alvaro de Campos, che viveva in Scozia, e Ricardo Reis, medico, educato dai gesuiti. Si incontravano nei ristorantini della Baixa di Lisbona, frequentati dagli esiliati della vita, si scrivevano lettere, si consegnavano opere e scambiavano opinioni.

Si crea quindi un’allegoria metafisica tra lo scrittore e l’interprete teatrale. Il poeta è in fondo come un attore, che finge di essere un altro, in grado di sentire ciò che un altro sente, che giunge, di fatto, a identificarsi in qualcun altro.

Il regista riesce completamente nell’intento di condurre lo spettatore dentro la testa del poeta, una nebulosa di versi inglesi, portoghesi, francesi, idee, frammenti letterari, progetti, borbottii interiori, ricordi dell’infanzia, sentimenti abbozzati. In fondo, l’aspetto che più accomuna i due artisti è di essere un sognatore che si sforza solo di voler orientare il sogno e allo stesso tempo di lasciarsi andare alla seduzione delle sensazioni.

Sebbene impeccabile da un punto di vista estetico, l’impressione è però che manchi una dimensione più letteraria, più profonda, dal punto di vista dei contenuti. L’opera appare come un mosaico frammentato dei temi intrinseci a Pessoa: il persistente vaneggiamento che sottolinea la fugacità del tempo, l’impassibilità divina di fronte alle vicende umane, il richiamo all’esistenzialismo del carpe diem. Ma i concetti risultano abbozzati e le citazioni sparse, prive di una connessione significativa, creando un distacco che aliena l’attenzione. Mancano approfondimenti o indagini sull’animo umano in tempi di crisi, o sulla solitudine. Ciò che contava, per gli autori dell’opera di Pessoa, non erano le caratteristiche fisiche o la dimensione autobiografica, né la cifra espressiva, ma la raffigurazione della condizione antropologica dell’uomo moderno, transitorio, eterno, frammentato e mutante. E quell’eterna inquietudine pessoiana che fa sorgere quesiti esistenziali è qui solo accennata in molteplici sfaccettature, per favorire la leggerezza consona ai lavori di Wilson, ma in questo caso priva di quella tensione, sicuramente presente in altre opere, che si crea tra ciò che senti e ciò che vedi, e che lascia spazio e ampia libertà all’interpretazione.
Forse l’esperienza, per essere completa, deve andare più lontano.

Pessoa – Since I’ve been me
regia, scene e luci Robert Wilson
testi Fernando Pessoa
drammaturgia Darryl Pinckney
costumi Jacques Reynaud
con Maria de Medeiros, Aline Belibi, Rodrigo Ferreira, Klaus Martini, Sofia Menci, Gianfranco Poddighe, Janaína Suaudeau
co-regia Charles Chemin
collaboratrice alla scenografia Annick Lavallée-Benny
collaboratore alle luci Marcello Lumaca
sound design e consulente musicale Nick Sagar
trucco Véronique Pfluger
stage manager Thaiz Bozano
direttore tecnico Enrico Maso
collaboratrice ai costumi Flavia Ruggeri
consulente letterario Bernardo Haumont
assistente personale di Robert Wilson Liam Krumstroh
commissionato e prodotto da Teatro della Pergola – Firenze, Théâtre de la Ville – Parigi
coprodotto da Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Bolzano, São Luiz Teatro Municipal de Lisboa, Festival d’Automne à Paris
in collaborazione con Les Théâtres de la Ville de Luxembourg
foto di scena Lucie Jansch e Filippo Manzini

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 3’ 50’’

Visto a Firenze, Teatro della Pergola, il 12 maggio 2024
Prima mondiale

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