Pigs. L’operazione finale di Maurizio Argàn

Pigs - Maurizio Argàn
Pigs - Maurizio Argàn
Pigs – Maurizio Argàn (photo: teatropigsargan.files.wordpress.com)
Se crediamo al fatto che in teatro, oltre al tempo dello spettacolo, ci sia una durata che parte dal nostro ingresso in sala e si dissolve ben oltre gli applausi, e se abbiamo l’idea che la qualità di questo tempo, battuto da un cronometro emotivo piuttosto che dalle lancette dell’orologio, contribuisca alla nostra percezione dello spettacolo, allora (purtroppo) non basteranno le innegabili doti espressive e la forte presenza scenica di un interprete come Maurizio Argàn, per farci amare “Pigs”. Sottotitolo: “Operazione finale: del maiale non si butta via niente”.

La performance rappresenta il ritorno di Argàn allo Spazio Tadini, dove era stato il giugno scorso con la fase precedente dello spettacolo, “Pigs, seconda operazione: la salatura”, per la prima volta a Milano.

Dopo aver assistito al siparietto promozionale sugli eventi futuri da non perdere allo Spazio Tadini, il pubblico viene accompagnato “in sala”: uno spazio non tecnicamente teatrale, ma uno stanzone, lungo e stretto, in cui il palco concretamente non c’è, ma viene creato dalla disposizione particolare della platea, divisa in due ordini di file contrapposte con, in mezzo, l’azione dell’attore.


Come il pubblico di una sfilata di moda, assistiamo così alla passerella di Argàn, che veste i panni di una vittima della depressione, una “patologia troppo spesso scambiata e curata come malattia mentale”. Questo il tema oggetto della ricerca di Argàn, che rappresenta una ricerca “interpretativa”, ma non solo.

Autore, regista e interprete di questo spettacolo sulla depressione, Maurizio Argàn è, prima ancora, conoscitore di quello “stato psicofisico in cui hai voglia di non esistere”, che per un periodo della vita lo ha attraversato, e che gli ha permesso di condividere le “Parole in tuffo” scritte da Giovanni Spiga, ricoverato per oltre 25 anni nell’ospedale psichiatrico di Trieste, e che Argàn ha conosciuto personalmente.

Svelare la depressione attraverso l’esperienza vissuta è l’urgenza dell’autore; mentre la consapevolezza, la memoria, “l’averlo passato”, dettano il monologo: un testo forte proprio perché emerge il suo esser nato di getto, come quelle parole che diciamo, o urliamo o sussurriamo, d’istinto.

E allora, salvata la credibilità, sapientemente trasformata in drammaturgia, interpretata attraverso l’uso (ancora più sapiente) di un corpo che, con la sua pesantezza, è difficilmente malleabile, ci chiediamo perché aggiungere “dettagli pesanti” come parruccone riccio e rosa, vestaglia sintetica e lucida, ancora rosa, infilata a mo’ di camicia di forza… Perché, per creare l’intermezzo tra due parti del monologo, ricorrere alla simulazione di un rapporto fisico (indefinibile nel genere ma morboso nella forma) con un maialino di peluche, ovviamente rosa, che viene poi richiuso nel trolley da viaggio (di cui non sveleremo il colore)?

Insomma, nell’allestimento assistiamo a scelte che vorrebbero forse essere da pungolo per il pubblico, ma invece finiscono per ridurre la performance a una provocazione solamente tentata, che, purtroppo per testo e interpretazione, non affonda nello spettatore.
Certe soluzioni sembra poi di averle già viste… Per esempio, la scelta dei brani e la loro scaletta, alternata tra “Believe” dei Chemical Brothers e la poesia di certi vecchi brani di cantautori italiani, o altri effetti già troppo sentiti, come la voce rauca, spinta attaccando il microfono alla bocca, mordendolo quasi con i denti.

Tuttavia va sottolineato il merito dell’interpretazione di Argàn, a braccetto con una drammaturgia altrettanto piena e d’impatto che, proprio verso il finale del monologo, ricorda come “si ha diritto ai tempi supplementari”.
E allora aspettiamo il prossimo ottobre, quando l’attore sarà nuovamente a Milano con l’ultima produzione, “A mantide”.

PIGS operazione finale: del maiale non si butta via niente

di e con Maurizio Argàn
partecipazione in voce: Mario Pesoli
collaborazione al progetto: Amos Lazzarini, Alessandro Carli, Nicola Eboli, Teresio Troll
video: Antonio Scardino – Mauro Baratti
costumi: Simonetta Galassi
ufficio stampa e foto di scena: Alessandro Carli
durata: 35′
applausi del pubblico: 1′ 33”

Visto a Milano, Spazio Tadini, il 14 gennaio 2012

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