I Satiri di Virgilio Sieni. Le emozioni primordiali che interrogano il presente

Satiri (photo: Virgilio Sieni)
Satiri (photo: Virgilio Sieni)

Presentato a Bologna, nella ex Chiesa di San Mattia in occasione del festival Danza Urbana, l’ultimo lavoro firmato dal coreografo toscano

L’ultima creazione di Virgilio Sieni, “Satiri”, è una performance squisitamente site specific. Dopo il debutto presso il Teatro Annibal Caro a Civitanova Marche e la presentazione nella splendida cornice paesaggistica del Teatro Antico di Segesta, in Sicilia, arriva a Bologna ospitato da Danza Urbana 2022.

Il festival, giunto alla sua ventiseiesima edizione, promuove la danza in spazi urbani e in contesti non teatrali, sotto la direzione artistica di Massimo Carosi, che per questo spettacolo nello specifico ha scelto un edificio storico dal grande valore architettonico: l’ex Chiesa di San Mattia. Un luogo estremamente suggestivo, dove l’aula a navata unica sfoggia ancora un pregevole apparato pittorico e ornamentale settecentesco.

La performance vi s’insedia con garbo, in assenza di apparati scenografici (solo sul pavimento poggia un tappeto in linoleum) e con un’illuminotecnica affatto invasiva: dei semplici neon che rischiarano dal basso. L’unico elemento che, unitamente alla coreografia, riempie lo spazio – sposandovisi in armonia e senza prevaricazioni – è la musica di Bach, eseguita dal vivo dalla musicista irlandese Naomi Berrill (collaboratrice di Sieni in pianta stabile) che suona e canta anche proprie composizioni originali.


La performance vede come protagonisti due danzatori, Maurizio Giunti e Jari Boldrini, che fanno parte della compagnia dal 2014. Ma è il suono delicato del violoncello il primo elemento ad abitare la scena, preparando l’atmosfera per l’arrivo delle figure protagoniste: un satiro e un capro. L’ispirazione di questo lavoro nasce da un famoso testo di Nietzsche, “La nascita della Tragedia”, e dal trattato “La nascita della filosofia” di Giorgio Colli che, seppur in modi diversi, esplorano l’antico culto degli dei Dioniso e Apollo. Ed è in particolare nella figura del Satiro che questo lavoro incentra la sua ricerca: un essere naturale ed immaginario che vive la propria esistenza in maniera lucente e gioiosa, in grado di trovare una sorta di congiunzione tra la tensione apollinea e quella dionisiaca.

La coreografia, divisa in due parti, poggia sulle celebri note di Johann Sebastian Bach. La prima parte ruota intorno all’incontro fisico e spirituale tra il satiro e il capro, sviscerando il rapporto uomo-animale attraverso la tattilità del gesto, accompagnato dalla compresenza acustica della Suite n.3 in Do Maggiore. Tra i due esseri emerge una relazione d’interdipendenza positiva ed empatica, di stima e di complicità. I movimenti e le azioni di uno accompagnano quelli dell’altro: osservare, annusare, avvicinare, sfiorare, toccare, abbracciare, sostenere, sollevare, camminare, correre, saltare, giocare, fare capriole, mangiare, bere, dormire, sognare, ricordare, contemplare. L’affascinante maschera a testa di capra, dal folto manto, il muso lungo e gli occhi quieti, è talmente realistica da sembrare imbalsamata, ma a darle vita sono le movenze e le azioni del performer. Sebbene la maschera non venga indossata a lungo, la sua presenza permane per tutta la durata della performance. Movimenti leggiadri e aggraziati, spigolosi e scomposti, danno enfasi alle ginocchia, ai gomiti, alle spalle, a tutti quei punti in cui le linee si spezzano, mettendo in risalto le geometrie del corpo.

La seconda parte dello spettacolo presenta il rapporto fusionale ed erotico tra due uomini, scandito dalla Suite n. 4 in Mi bemolle Maggiore. Un passo a due in cui ascolto reciproco, connessione dello sguardo e contatto dei corpi nudi in preda alla tensione dionisiaca danno corpo e concretezza alla vitalità della musica.

I gesti dei performer, sia quando sono speculari, sia quando divergono, appaiono comunque rivolti ad un reciproco cercarsi, completarsi, imitarsi, abbandonarsi, affidarsi, esprimendo una raffinata sensualità. Nei loro gesti e movimenti traspare una primordiale fisicità aggraziata, nello sguardo una sorta di saggezza contemplativa. I due uomini, due uomini contemporanei, rapiti dall’estasi della danza, continuano a ricordarci figure mitiche e ancestrali che abitavano il mondo in perfetta sintonia con le forze della natura e del divino.

Un lavoro sopraffino che, nella sua semplicità scenica, nella maestria coreografica di Virgilio Sieni, nella solida base tecnica ed espressiva dei danzatori e nella sensorialità avvolgente della musica, trova una sua pienezza semantica, lasciando al pubblico la possibilità d’esplorare un ricco intreccio d’immagini arcaiche ed emozioni primordiali, con cui interrogare il proprio presente.

Satiri
Coreografia e spazio Virgilio Sieni
Interpretazione Maurizio Giunti, Jari Boldrini
Violoncello Naomi Berril
Luci Marco Cassini
Allestimento Daniele Ferro
Maschere animali Chiara Occhini
Produzione Centro Nazionale di produzione della danza Virgilio Sieni
In collaborazione con AMAT & Civitanova Danza, Galleria Nazionale delle Marche
Con il sostegno di MIC Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di Firenze, Fondazione CR Firenze

Visto a Bologna, ex Chiesa di San Mattia, l’11 settembre 2022

 

 

0 replies on “I Satiri di Virgilio Sieni. Le emozioni primordiali che interrogano il presente”
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *