Sbarco in Messico: i primi passi al Cervantino

Don Chisciotte - Festival Internacional Cervantino a Guanajuato, Mexico (photo: Giacomo d'Alelio)
Don Chisciotte – Festival Internacional Cervantino a Guanajuato, Mexico (photo: Giacomo d’Alelio)
Sulla superstrada lavori in corso, operai si inventano l’arte della vendita del pane e di beni di intrattenimento vari, come giornali e riviste, mentre l’asfalto arde sotto.
È metà ottobre, e ancora il sole si sente, beh’ del resto siamo in Messico.
Si arriva alla stazione degli autobus: Guanajuato è dietro l’angolo. Scesi, andiamo a caccia di un taxi.
Qui è tutto da scoprire, giorno dopo giorno, la novità fa parte dello scoccare della mezzanotte: i prezzi non si esimono da questo. Chiediamo alla macchina verde, che ci aspetta fuori, quanto ci costerà arrivare alla nostra casa, tana per un mese qui, in quella che è chiamata la “Gemma del Messico” per la sua bellezza: $ 50!

Iniziamo a salire, incrociamo furgonati con giovani dai cappelli bianchi, quelli che hai sognato da sempre dopo aver letto un libro di Cormac McCarthy, ti sorpassano sorridendo. Sono però le jeep, colore blu notte, enormi, che sorprendono di più: Fuerzas de Seguridad Pública del Estado, sopra uomini con divise blu, carnagione bruna, cotta, visi scolpiti nel tempo, mitraglietta alla mano.

Salendo, i cartelloni del Festival Internacional Cervantino si stagliano di fronte a noi. Viola, scendono come striscioni dai lampioni ai lati delle strade, e ci accolgono entrando nelle gallerie, tante, che ci aspettano, mentre mangiamo i quasi 2000 metri di altitudine che dobbiamo compiere per arrivare. Altri cartelloni annunciano le sezioni in cui si dipaneranno queste settimane: la presenza d’onore degli Stati di Puebla e dell’Uruguay; le sezioni “El Arte de la Liberdad”; Verdi vs Wagner… 

I tunnel che si trovano al di sotto della città ne tracciano le viscere urbanistiche: a suo tempo gli ingegneri decisero che erano stanchi di dover sistemare i danni causati dal fiume Guanajuato, che proprio in quelle gallerie che stiamo percorrendo un tempo scorreva. In piena, minava le basi delle case vicine. Deviato verso un percorso più sotterraneo e nascosto, quei cunicoli sono stati lastricati per creare un Gra in miniatura, fatto di pietra e roccia, da dove si esce e ci si ributta senza sapere bene dove si andrà e si tornerà, forse solo l’istinto a indicare la direzione.

Arriviamo alla nostra vetta, a una panoramica dove con la vista si può godere di tutto il colore del centro città e delle case che si sviluppano dall’architettura coloniale spagnola. Intorno a noi, tante colline colorate e occupate. Iniziamo a scendere, aroma di caffè nell’aria, di spezie, di cucinato, di strada e vita.
Ritiriamo le nostre gafetes de acreditación de prensa in un albergo che ha la sala accrediti ricavata in una specie di caverna.

La sorpresa continua del Messico sono i colori, le forme, in geometrie esatte nei loro angoli acuti, improvvisi, nelle architetture che sanno di Europa ma anche di morte, santità e religiosità che nell’immaginifico comune è Messico.
Le strade iniziano a pullulare di persone per la lunga festa che sarà il Cervantino, per le quasi tre settimane del festival. Cibo per le strade, una Chiesa magnifica il cui cancello, che le gira intorno, è rivestito da pannelli con foto.
Attorno statue viventi, giovani vestiti come personaggi di Cervantes e della Spagna dell’Ottocento. All’improvviso gruppi di cantanti lirici intonano il Va’ pensiero, dal Nabucco, e le persone che assistono hanno ancora la capacità di commuoversi. Povera Patria.

La Sidney Dance Company al festival messico Cervantino
La Sidney Dance Company al festival messico Cervantino
Un mezzo ci conduce all’Auditorio del Estado per le danze del Sydney Dance Company e dello spettacolo “2 One Another”.
Su di una collina si staglia questa imponente struttura dall’architettura moderna. Accanto all’ingresso un camion dei pompieri, giallo. All’interno del teatro una mostra grafica che si sviluppa su due livelli del grande foyer. Carlos Palleiro e le sue 29 copertine di “Animalerias” sono sul basso. Presente a parlarne, quest’uomo rassicurante, alto, baffi, occhiali, capelli bianchi, esule uruguayano, ormai in Messico da oltre trent’anni, che ha deciso di rimanere qui finita la dittatura nel suo Paese; parla della volontà di tramandare ai propri alunni il suo sapere, della necessità di trasmettere. Sul piano alto del foyer i lavori grafici dei suoi alunni.

Mentre assistiamo, arriva l’annuncio di avvicinamento allo spettacolo: “primo avviso”, “secondo avviso”, “terzo e ultimo avviso”, avverte una voce forte e profonda. Ad ogni annuncio c’è un applauso, a mo’ di festa… Infine arriva il “Siamo pronti a iniziare!”.
Si accendono i colori, e con essi le forme danzanti che vengono dall’Australia ma che hanno il sapore di universalità. Armonie geometriche, racchiuse e fatte scattare dalle musiche, coinvolgenti, che vanno dall’elettronica alla musica classica. Bellezza che prende, si fa ammirare e commuove.
Accolta dall’applauso di questo pubblico così generoso nel voler partecipare, contribuire, dare forma alle proprie passioni.
Buon inizio, sta per cominciare.

Ascolta il collegamento con Giacomo d’Alelio da Radio3 Suite del 19 ottobre

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